Di Maria Teresa Giovagnoli su Lunedì, 26 Gennaio 2026
Categoria: Recensioni

DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 25 GENNAIO 2026

L’impianto scenico si avvale delle installazioni video di Ezio Antonelli, ben integrate con il disegno luci di Paolo Mazzon. Le proiezioni contribuiscono a costruire ambienti suggestivi e articolati su più livelli, offrendo una profondità visiva che supplisce alla sobrietà degli elementi materiali. I costumi di Maurizio Millenotti sono la parte più raffinata dello spettacolo, ripresi dalla produzione zeffirelliana, conferendo allo spettacolo un’aura di fasto tradizionale.

Al centro della regia rimane, inevitabilmente, la figura di Don Giovanni, motore immobile dell’azione scenica. Il regista ne propone un ritratto cupo e privo di ambiguità seduttive: il protagonista è un uomo cinico, compiaciuto della propria malvagità, incapace di qualsiasi forma di redenzione. Attorno a lui, gli altri personaggi sembrano muoversi come satelliti, trascinati da una forza che non riescono mai davvero a contrastare.

Un accenno metateatrale apre la rappresentazione, con l’apparizione di un direttore di palcoscenico intento a organizzare interpreti e maestranze prima dell’inizio dello spettacolo, con bimbi preposti in aiuto, selfie di gruppo, e chi più ne ha ne metta. È un’idea vista tante volte e che rimane confinata all’incipit, senza svilupparsi ulteriormente nel corso dell’opera.

Di forte impatto sono alcune immagini simboliche: il giardino animato da presenze lontane, il gigantesco teschio animato del Commendatore che incombe sul protagonista, il cimitero di anime dannate che anticipa il destino finale di Don Giovanni, fino alle fiamme che avvolgono l’epilogo. Le proiezioni diventano anche strumento per visualizzare le ossessioni dei personaggi, come nel caso di Donna Elvira, circondata da una moltitudine di ritratti femminili, emblema delle innumerevoli conquiste dell’uomo che continua ad amare e a odiare.

Sul finale si svela l’intento registico che aiuta a capire anche il resto di questo incubo generale che sembra essere la rappresentazione: a Don Giovanni non interessa nulla di finire all’inferno, dove lo si vede danzare e divertirsi tranquillamente mentre i vivi ne confermano la dipartita, perché tanto è lui il burattinaio che muove tutti i personaggi e che ne fa ciò che vuole, dar loro vita o farli cadere miseramente lasciando andare i fili.

Francesco Lanzillotta ha guidato l’Orchestra dell’Arena di Verona con la consueta eleganza di gesto e con una lettura attenta al respiro teatrale della partitura, privilegiando trasparenza timbrica e cura del fraseggio. La concertazione si è mantenuta sempre sorvegliata, con particolare attenzione al dialogo tra buca e palcoscenico; tuttavia, nel probabile intento di assecondare le esigenze dei cantanti, in alcuni passaggi si è avvertita una lieve distensione dei tempi, che ha talvolta smorzato la naturale tensione drammatica dell’azione musicale. Una direzione comunque raffinata e consapevole, più incline all’accompagnamento partecipe che alla spinta propulsiva.

Nel ruolo del protagonista, Christian Federici, Don Giovanni, ha delineato un personaggio volutamente odioso, come da copione, puntando su una vocalità ben centrata e coerente con la natura cinica e spregiudicata del libertino. L’emissione solida e il colore vocale adeguato hanno sostenuto con efficacia una caratterizzazione scenica senza ammiccamenti.

Ramaz Chikviladze ha conferito al suo Commendatore l’austerità necessaria, grazie a una presenza autorevole e a un timbro scuro che ha reso credibile la dimensione minacciosa e morale del personaggio, soprattutto nei momenti conclusivi.

Tra le figure femminili, Elisa Verzier, Donna Anna, si è distinta per un’interpretazione sensibile e partecipe, ben calibrata sul piano espressivo, con una linea di canto curata e un coinvolgimento emotivo sempre percepibile. Marta Torbidoni con la sua Donna Elvira è apparsa la più incisiva del terzetto, capace di dare risalto alle contraddizioni del personaggio attraverso una vocalità energica e una presenza scenica determinata. Più misurata, ma complessivamente corretta, la prova di Emma Fekete, che ha offerto una lettura garbata e musicalmente ordinata del ruolo di Zerlina.

Leonardo Sanchez ha affrontato la parte di Don Ottavio con accento accorato e generoso, mostrando attenzione al fraseggio e una linea di canto elegante, ben sostenuta nei momenti lirici più esposti.

Come sempre di grande rilievo la prestazione di Paolo Bordogna, il suo Leporello è il vero mattatore della serata: ottimo attore, padrone della scena e musicalmente affidabile, ha saputo equilibrare comicità e ambiguità, restituendo tutta la complessità del personaggio.

Chiude il cast Alessandro Abis, Masetto, che pur risultando a tratti il meno incisivo rispetto ad altri colleghi, ha comunque assolto il ruolo con correttezza e funzionalità all’economia dell’insieme.

Il pubblico al termine della rappresentazione ha tributato applausi calorosi a tutti i protagonisti dello spettacolo. Non sono mancati volantini di protesta distribuiti all’ingresso cui si comunicavano ancora una volta i disagi dei lavoratori delle fondazioni lirico sinfoniche, compresa la Fondazione Arena.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LA    PRODUZIONE

Direttore                    Francesco Lanzillotta

Regia e scene             Enrico Stinchelli / assistente Maria Selene Farinelli

Costumi                     Maurizio Millenotti

Visual design             Ezio Antonelli

Lighting design         Paolo Mazzon

Maestro del Coro      Roberto Gabbani

Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese 

 

GLI   INTERPRTI

Don Giovanni           Christian Federici 

Il Commendatore     Ramaz Chikviladze 

Donna Anna             Elisa Verzier 

Don Ottavio               Leonardo Sanchez 

Donna Elvira            Marta Torbidoni 

Leporello                   Paolo Bordogna 

Masetto                      Alessandro Abis 

Zerlina                       Emma Fekete 

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

FOTO ENNEVI