Chiusa definitivamente la sala del Bibiena per lavori improcrastinabili (nella speranza che durino il meno possibile) l’apertura della nuova stagione d’opera 2023 del Teatro Comunale di Bologna si è svolta nella sede pre - provvisoria del Teatro Europauditorium, in attesa che sia pronta la definitiva/provvisoria sala denominata “Comunale Nouveau” (sic!).
Il titolo scelto, Der Fliegende Hollaender, opera derivante direttamente dalla ballata romantica, genere poetico riscoperto dallo Sturm und Drang, forse era il meno adatto per un teatro non certo tecnologicamente pronto a sopportare una messinscena così impegnativa. Paul Curran, che firma la regia, fa di necessità virtù reinventando di fatto la sua stessa produzione già vista a Firenze nel 2019. Simili i video, qui ideati dal visual designer Driscoll Otto, delle tempeste marine al primo atto (lunghissimi, sconsigliata la visione per chi soffre di mal di mare), similissima la scena della azienda di confezioni sartoriali con le macchine da cucire nel secondo atto (queste in realtà più moderne, da Singer a pedale sono passate ad elettriche), identico il fronte del porto al terzo atto, dove i video da marini, diventano horror\splatter nella scena corale dei fantasmi. Il tutto inserito in una regia anonima che nulla aggiunge alle consuete movenze di tradizione, come pure i costumi di Robert Innes Hopkins, palandrane invernali da pescatore per gli uomini e vestitini estivi per le donne (probabilmente le donne non soffrono il freddo).
In un’opera fatta di cupe leggende sullo sfondo di una natura sconvolta e fissato in una narrazione rappresa in forme ritmiche scandite che emergono direttamente dalla voce anonima della tradizione popolare, è stato un peccato non aver saputo sfruttare ad esempio la capacità comunicativa di un coro che è interprete importantissimo in un'opera prettamente corale, lasciandolo pressoché fermo alla ribalta a mo' di esecuzione oratoriale.
Sul versante musicale le cose sono andate decisamente meglio. Oksana Lyniv, a capo di una ispiratissima Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, dopo aver diretto la partitura per ben due volte a Bayreuth, qui costruisce una esecuzione fatta di un'instancabile intensità ed omogeneità di suono senza pari, supportando la meravigliosa tensione della partitura wagneriana per tutta la durata dello spettacolo. Anche se lo scandaglio psicologico implicherebbe una febbricitante sensualità di suono, l'orchestra gioca un ruolo preponderante, ma non soffoca mai la centralità dei personaggi, creando un clima livido, sospeso, inquieto.
Probabilmente per motivi sindacali, si sceglie di non rappresentare l’opera senza soluzione di continuità, come l’autore avrebbe prescritto. L'intervallo al termine del primo atto ha in parte spezzato quella tensione drammatica che scaturisce da un ascolto senza interruzioni.
Stranamente un po’ debole la Senta del soprano Elisabeth Strid, generalmente solida interprete di questo repertorio, per alcune escursioni di registro non molto controllate e una certa difficoltà ad individuare i colori adatti a tratteggiare il personaggio. Passa indenne comunque la micidiale parte di Senta esaltando la sua trasfigurazione finale con perfezione vocale da manuale.
Thomas Johannes Mayer tratteggia un Olandese prostrato dalla sua sorte ineluttabile, che già nell’aria del I atto, con una mirabile attenzione prestata all’emissione ed agli accenti, trasuda un senso di disperazione senza rimedio.
Adam Smith è un Erik finalmente “in parte”, non più il solito “heldentenor” in disarmo e stentoreo che di solito troviamo in questo ruolo, ma un vero tenore che possiede la virtù di una scansione sia ritmica che verbale assolutamente scultorea.
Preciso e magnificamente in parte il veterano Peter Rose come Daland, dizione chiarissima e fraseggio limpido lo pongono tra i migliori in circolazione oggi per questo ruolo. Ottima la Mary dalla petulante vocalità di Marina Ogii..
Encomiabile la prestazione di Paolo Antognetti nella non facile parte di Der Steuermann, un vero liederista che ci ricorda come la canzone del giovane nostromo sia una delle tante intrusioni del Lied nel teatro wagneriano.
Eccellente la prova del coro del Teatro Comunale di Bologna (soprattutto la parte femminile nella difficilissima scena del secondo atto “Sie sind daheim! Auf, eilt hinaus!”) preparato con perfetta cura, anche linguistica, da Gea Garatti Ansini, al quale si è aggiunto al terzo atto la sezione maschile del coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati.
Applausi cordiali al termine per tutti gli interpreti alla recita del 31 Gennaio 2023.
Pierluigi Gudagni
LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI
Direttrice Oksana Lyniv
Regia Paul Curran
Scene e costumi Robert Innes Hopkins
Luci Daniele Naldi
Visual designer Driscoll Otto
Maestro del Coro Gea Garatti Ansini
Daland Peter Rose
Senta Elisabet Strid
L'Olandese Thomas Johannes Mayer
Erik Adam Smith
Mary Marina Ogii
Timoniere di Daland Paolo Antognetti
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati
Foto Andrea Ranzi