Per il festeggiamento del suo 75° Anniversario dalla fondazione, la Camerata Salzburg fa tappa al Teatro Il Rossetti all'interno del cartellone del Festival di Trieste – Il Faro della Musica 2026, regalandosi e regalando al pubblico giuliano una serata di travolgente vitalità musicale. Una celebrazione raddoppiata dalla presenza sul palco del duo pianistico formato dai fratelli Lucas e Arthur Jussen, guidati dalla bacchetta nitida e comunicativa di Finnegan Downie Dear.
Rispetto all'ordine originario del programma di sala, la scaletta ha visto un'inversione dei due blocchi principali: un cambio di rotta che ha portato il virtuosismo dei due pianisti al centro della prima parte, lasciando alla dimensione sinfonica il compito di chiudere la serata in un climax continuo di entusiasmo e brillantezza esecutiva.
Ad aprire la prima parte della serata è stata l'Ouverture da Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Com'è noto, Rossini non scrisse questa famosa pagina appositamente per la commedia basata su Beaumarchais, ma la riutilizzò attingendola da due opere serie precedenti, Aureliano in Palmira e Elisabetta, regina d'Inghilterra. Nonostante l'assenza di motivi conduttori legati all'opera comica, la sinfonia possiede una verve e una frizzantezza tali da essere diventata l'emblema stesso dell'arguzia figarana. Sotto la direzione di Downie Dear, la Camerata Salzburg ha offerto una lettura trasparente e ricca di verve, cesellando i celebri crescendo con impeccabile precisione dinamica.
A seguire, sempre nella prima parte, sono saliti sul palco Lucas e Arthur Jussen per il Concerto per due pianoforti e orchestra n. 1 in Mi maggiore MWV O 6 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, che Mendelssohn scrisse questo capolavoro giovanile nel 1823, a soli quattordici anni, per potersi esibire al pianoforte insieme alla talentuosa sorella maggiore Fanny durante i rinomati concerti della domenica mattina nella casa paterna a Berlino.
L'intesa tra Lucas e Arthur Jussen è apparsa sin dalle prime battute semplicemente incredibile: più che due esecutori distinti, i due fratelli sono sembrati agire come un unico organismo sonoro, capaci di scambiarsi frasi e respiri con una naturalezza simbiotica. Osservandoli da vicino, ciò che più colpiva era la sincera gioia di suonare insieme: uno scambio continuo di sguardi, sorrisi e complicità che ha contagiato l'intera sala. La loro lettura dell'Allegro vivace e del finale Allegro è stata sbalorditiva per sgranato tecnico e velocità, senza mai perdere in morbidezza di tocco nel sognante Andante non troppo.
In un brano dall'intreccio così fitto, fondamentale si è rivelato l'eccellente supporto offerto dall'orchestra, i cui gli archi e i fiati hanno ricamato un accompagnamento d'estrema trasparenza. La direzione di Downie Dear ha garantito un equilibrio acustico perfetto, consentendo alle volate pianistiche di emergere sempre con nitidezza senza essere mai sopraffatte dalla massa orchestrale, assecondando con sensibilità ogni minimo rubato e ogni transizione dinamica dei due solisti. A fronte delle entusiastiche acclamazioni del pubblico, i fratelli olandesi hanno concesso due bis: tra questi ha spiccato per forza travolgente una versione per due pianoforti del celebre Valzer n. 2 di Dmitrij Šostakovič, eseguita con un rigore ritmico e una carica dionisiaca che hanno strappato applausi a scena aperta.
Nella seconda parte del concerto, l'attenzione si è spostata sulla Sinfonia n. 6 in Do maggiore "Die Kleine" D. 589 di Franz Schubert. Definita "La Piccola" per distinguerla dall'imponente Nona Sinfonia (la "Grande" nello stesso tono), fu composta da uno Schubert appena ventunenne tra il 1817 e il 1818. La pagina risente fortemente della "febbre rossiniana" che imperversava a Vienna in quegli anni: Schubert vi fonde la tradizione classica viennese di Haydn e Mozart con l'esuberanza melodica e i ritmi incalzanti dell'opera italiana.
La Camerata ha reso appieno questa duplice anima, confermando la leggendaria qualità del proprio suono orchestrale, fatto di campate d'archi setose e legni dal timbro caldo. Qui la mano del maestro britannico si è distinta per gesto chiaro, elegante e misurato, capace di dare risalto alla struttura formale senza mai sacrificare l'esuberanza melodica. Nell'Adagio - Allegro iniziale, ha impresso un passo spigliato e trasparente; ha poi steso un respiro lirico assai curato nell'Andante, valorizzando gli interventi solistici dei fiati, prima di sferrare con energia ritmico-timbrica lo Scherzo: Presto e trascinare il finale Allegro moderato in un crescendo di travolgente brillantezza rossiniana.
Per coronare la festa del loro 75° compleanno, l'orchestra ha infine offerto un bis d'eccezione: l'Ouverture da Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart. Introducendo il brano con contagiosa simpatia, il direttore ha ricordato al pubblico: «Veniamo da Salisburgo, è obbligatorio!». Un'esecuzione elettrizzante, condotta a velocità vertiginosa ma con una pulizia sonora esemplare, che ha chiuso in trionfo una delle serate più esaltanti del festival.
Andrea Bomben
La recensione si riferisce al concerto di venerdì 18 settembre 2026.
FESTIVAL DI TRIESTE – IL FARO DELLA MUSICA 2026
TEATRO IL ROSSETTI | TRIESTE
75° ANNIVERSARIO DELLA CAMERATA SALZBURG
CAMERATA SALZBURG
LUCAS & ARTHUR JUSSEN pianoforti
FINNEGAN DOWNIE DEAR direttore
PROGRAMMA DELLA SERATA
Gioachino Rossini
Ouverture da Il barbiere di Siviglia
Felix Mendelssohn-Bartholdy
Concerto per due pianoforti e orchestra n. 1 in Mi maggiore MWV O 6
- Allegro vivace
- Andante non troppo
- Allegro
--- Intervallo ---
Franz Schubert
Sinfonia n. 6 in Do maggiore "Die Kleine" D. 589
- Adagio - Allegro
- Andante
- Scherzo: Presto - Più lento
- Allegro moderato
FOTO SOCIETA' DEI CONCERTI TRIESTE