Per il tredicesimo anno torna il Festival Vicenza in lirica nella città che lo ha visto nascere e che continua a vestirsi a festa ad ogni edizione, per rimarcare la bellezza dei suoi edifici e quanto sia essa stessa palcoscenico innegabile di arte, sinonimo di eccellenza nel mondo. Così è in questo Duemilaventicinque che corre velocemente verso l’autunno che Le nozze di Figaro diventano il fulcro di un’altra felice edizione da sold out ripetuti ed apprezzamenti vivissimi da parte del pubblico, vera anima della manifestazione.
Come sempre la produzione si propone di valorizzare vocalità giovani e fresche, ed anche in questo caso sono presenti i vincitori dell' VIII° Concorso lirico Tullio Serafin, la cui finale si è tenuta proprio lo scorso giugno.
Matteo Anselmi firma una regia veramente pensata sotto tutti i punti di vista, mostrando un profondo studio dei personaggi in relazione alla messa in scena. Essa infatti svela la dimensione più intima dei personaggi, sottolineando ciò che va ben oltre la superficie brillante della commedia, non priva di siparietti eccellenti, frutto di spirito d’iniziativa e presenza scenica dei protagonisti. Lo ‘specchio’ è qui un simbolo centrale: identità fratturata, inganno e rivelazione. Sul palco vi è infatti una pedana riflettente con specchi mobili che moltiplicano e ribaltano i gesti, creando un’atmosfera onirica. Il richiamo è ai palazzi principeschi ed alla stessa architettura palladiana, ma solo accennata, solo a memoria dei tempi che furono. I personaggi vivono infatti in uno spazio, creato da Bruno Antonetti, dove realtà e proiezione si confondono, a simbolo dell’incrinatura delle maschere sociali. Anche i costumi, opera di Anna Fabris – Ester Campagnaro, evocano l’epoca originale senza assolutamente imitarla, con toni lievi e velati, ed accessori che vagamente richiamano all’originale, ma che ne scarnano l’essenza come avviene per personaggi stessi. L’opera secondo il regista diventa così un turbinio tra verità e messa in scena, alla ricerca del volto autentico dei suoi ‘attori’, che ci mostrano sì una commedia, ma dai risvolti molto più profondi di ciò che appare in superficie.
Molto compatta e scenicamente partecipe la compagnia di canto, che ci ha rivelato piacevolissime sorprese. Figaro è interpretato da Ignas Melnikas, a suo agio nel turbinio delle azioni, la cui voce ben figura pur senza toccare punte estreme di tonalità scure. Il Conte di Almaviva è un Davide Peroni consapevole scenicamente e centrato vocalmente; mentre davvero ottima è l’ intesa tra la Contessa Erica Artina e la sua cameriera Susanna, Claudia Mavilia. Molto particolare il timbro di Rosina, che aggiunge alla chiarezza sopranile punte scure che ne arricchiscono il suono; così come straordinaria è la completezza della voce della sua cameriera: la Mavilia eccelle in presenza scenica, caratterizzazione del personaggio, unitamente ad un uso perfetto della sua vocalità a tutto tondo. Gioviale ma non scontata la presenza scenica di Maria Viviani nel ruolo di Marcellina, efficaci sia Elisabetta Ricci come Cherubino che la giovanissima Claire Jungeun Oh come Barbarina. Daniel Di Prinzio offre un Bartolo appropriato in ogni situazione, così come fantastico scenicamente e vocalmente Fabio Sabadini come Basilio e soprattutto Don Curzio. Antonio è interpretato da un perfetto Alberto Spadarotto. A chiudere il cast, le due contadine Letizia Pasa, Roberta Vignato.
Ad accompagnare questo riuscitissimo spettacolo l’ Orchestra dei Colli Morenici diretta da Alessandro Vitiello, con al fortepiano Stefano Bettineschi. Il suono del teatro noto in tutto il mondo ha modo di manifestarsi con eccellenza tramite la partitura di Mozart, considerando sempre il rischio di poter sovrastare gli interpreti sul palco, che pertanto sono chiamati spesso ad avanzare un po’ più verso il pubblico per ovviare a problemi di volume o di scollamento con la buca. Il suono è ricco di sfumature, le dinamiche sono perfettamente adeguate a quanto posto in essere ed il risultato è una sonorità ampia ed avvolgente. Il coro Voc’è preparato da Alberto Spadarotto si rende parte importante e partecipe della rappresentazione.
Teatro pieno, pubblico decisamente e piacevolmente soddisfatto al termine, ovazioni per gli interpreti principali, il Direttore ed il cast registico.
Maria Teresa Giovagnoli
LE NOZZE DI FIGARO
Commedia per musica in quattro atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
PRODUZIONE E INTERPRETI
Direttore Alessandro Vitiello
Regia Matteo Anselmi
Maestro al fortepiano Stefano Bettineschi
Scene Bruno Antonetti
Maestro del coro Alberto Spadarotto
Coro Voc’è
Light design Alessandro Mengoli
Costumi Anna Fabris – Ester Campagnaro
Trucco Rosanna Carollo, Giulia Bedin
Parrucco GB Parrucchieri (Vicenza)
Il Conte di Almaviva Davide Peroni
La Contessa di Almaviva Erica Artina
Susanna Claudia Mavilia
Figaro Ignas Melnikas
Cherubino Elisabetta Ricci
Marcellina Maria Viviani
Bartolo Daniel Di Prinzio
Basilio e Don Curzio Fabio Sabadini
Barbarina Claire Jungeun Oh
Antonio Alberto Spadarotto
Due contadine Letizia Pasa, Roberta Vignato
Figuranti Danilo Bebic, Rita Scavezzon
Orchestra dei Colli Morenici
Foto di Edoardo Scremin