Il racconto scoperto durante un viaggio per i teatri della Germania di fine Ottocento, approdando quindi a Wetzlar, ove nacque la straordinaria opera di Goethe, fu una sfida affascinante da accettare per Massenet che rimase folgorato dall’avvincente storia dei due innamorati senza speranza. Lo è certamente per qualsiasi regista che voglia portare letteralmente in scena ‘I dolori del giovane Werther’ da cui fu tratto il gioiello del compositore francese. Costui aveva ‘bevuto’ il romanzo tutto d’un fiato assaporandolo pagina per pagina, lettera dopo lettera, restando inebriato dalle vibrazioni emotive e le atroci angustie del cuore che lo spinsero a concepire una delle opere più commoventi, sentimentali e toccanti del XIX secolo. Respinta inizialmente dall’Opéra-Comique nel 1886, vide la luce soltanto a Vienna nel 1892 in tedesco per poi successivamente tornare alla lingua madre del compositore figurando sin da allora nei calendari dei teatri più importanti al mondo.

Questa produzione di OperaLombardia ha visto la luce in piena emergenza pandemica e pertanto alcune scelte registiche obbligatorie al tempo possono risultare un po’ strane adesso che le cose pian piano stanno tornando alla normalità. Non potendo porre alcun contatto tra i protagonisti era stato affidato all’espressività e ad una sorta di sogno ad occhi aperti degli interpreti il compito di trasmettere la passione, i ‘dolori’ dell’anima che tormentano i due protagonisti, che fondamentalmente sostengono l’intero libretto. Stefano Vizioli pensò ad un foglio di carta accartocciato sullo sfondo da cui si dipanano le varie scene come se sorgessero da esso, talvolta ‘macchiato’ da frasi del libretto con l’ inchiostro che ricorda le lacrime dei protagonisti. Una triste, anziana ed ormai disillusa dalla vita Charlotte apre lo spettacolo leggendo ancora (immaginiamo per l’ennesima volta in anni ed anni) le lettere del suo amore passato, che le appare tanto vigoroso ed appassionato all’inizio, quanto morente nei suoi ricordi strazianti, alla fine. La scenografia è realizzata da Emanuele Sinisi, mentre i costumi d’epoca sono di Anna Maria Heinreich. Le proiezioni sullo sfondo sono ad opera di Visual Imaginarium Creative studio.

Sul fronte musicale tante buone notizie. Il Werther di Dmitry Korchak è perfetto musicalmente e scenicamente: nulla manca al personaggio appassionato ed alla voce chiara, generosa e splendidamente proiettata in avanti; pare cantare senza alcuna fatica ed anche concedere il bis per l’aria più nota dell’opera ‘Pourquoi me réveiller’ è stato come bere un bicchier d’acqua. Dal canto suo una altrettanto dolce, appassionata e ben centrata nel ruolo Vasilisa Berzhanskaya è una Charlotte che si esalta nella sofferenza quasi come nell’estasi del sentimento più nobile. Entrambi i protagonisti fanno propria la regia e le esigenze di rendere il loro amore platonico oltre misura creando pathos ed armonia, se pur a distanza, con le vibrazioni delle loro voci. Gëzim Myshketa conferma quanto particolare sia il suo timbro baritonale che gli consente di attribuire rigore e credibilità al ruolo di marito di facciata, suo malgrado. Adorabile la Sophie di Veronica Granatiero, forte di una voce carezzevole e di una presenza scenica leggiadra quanto il ruolo che ricopre; appropriati nei ruoli di allegri bevitori gli amici del borgomastro Schmidt,  Matteo Mezzaro e Johann,  Gabriele Sagona. Il borgomastro, ‘Le Bailli’ è un ottimo Youngjun Park, mentre la coppia Brűhlmann e Käthchen è costituita da Pierre Todorovitch e Maria Giuditta Guglielmi.   

Francesco Pasqualetti sembra assaporare la partitura donandole una particolare eleganza esecutiva: le melodie non sovrastano gli interpreti ma li accarezzano, li sostengono creando una atmosfera quasi impalpabile che si riempie di energia quando la passione è irrefrenabile, complice una orchestra attenta, ricettiva e certamente coinvolta. Adorabili come già notato in precedenza i piccoli del Coro di Voci Bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.

Successo di pubblico che ha discretamente riempito il Filarmonico, con diversi minuti di applausi diretti a tutta la produzione ed agli esecutori.

 

Maria Teresa Giovagnoli.

  

PRODUZIONE ED INTERPRETI

 

Direttore        Francesco Pasqualetti

Regia              Stefano Vizioli

Aiuto regista   Pierluigi Vanelli

Scene             Emanuele Sinisi

Costumi         Anna Maria Heinreich

Luci                Vincenzo Raponi

Visual             Imaginarium Creative studio

 

Werther         Dmitry Korchak

Albert             Gëzim Myshketa

Le Bailli         Youngjun Park

Schmidt          Matteo Mezzaro

Johann           Gabriele Sagona

Charlotte       Vasilisa Berzhanskaya

Sophie            Veronica Granatiero

Brűhlmann   Pierre Todorovitch

Käthchen       Maria Giuditta Guglielmi

 

Orchestra e Tecnici della Fondazione Arena di Verona

Coro di Voci Bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani

Allestimento dei Teatri di OperaLombardia 

FOTO ENNEVI