Torna a Torino a grande ed acclamata richiesta il Maestro Riccardo Muti, dopo il Don Giovanni diretto nel novembre del 2022, alla testa dell'orchestra del Regio per una delle opere più amate dal pubblico operistico, Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi. Dopo il trionfo della prima noi siamo stati alla replica del 23 febbraio, trovando come ci si aspettava un pubblico appassionato e felice di ritrovare il grande Direttore ricoperto di applausi prolungati già all'ingresso in buca. Ma oltre a ciò abbiamo assistito ad uno spettacolo dal sapore tradizionale che rispetta libretto ed ambientazione, ma senza risultare pesante o vecchio, data la cura dei dettagli, della presentazione dei personaggi e di certi accorgimenti atti a sottolineare gli eventi più significativi.
Per la verità il regista Andrea de Rosa non vuole classificare con elementi specifici l’ambientazione del suo spettacolo concepito in collaborazione con Nicolas Bovey, pensando innanzitutto ad esaltare i sentimenti e la centralità di Riccardo, con una circolarità di eventi che iniziano e finiscono con un ballo. All'inizio ci riporta all’usanza di alcuni nobili napoletani che nel Sei/Settecento si recavano dopo le fastose cene, spesso mascherati per non farsi riconoscere, presso qualche teatro per così concludere la serata, per poi chiudere il ciclo ovviamente con lo splendidissimo ballo dell’ultimo atto ove tutti sono notoriamente travestiti. Le maschere sono proprio una costante dei personaggi che ne fanno addirittura un marchio distintivo, al punto che per sentenziare il fautore dell'omicidio la costretta Amelia estrae la maschera di Renato e non il suo nome. L'abituro di Ulrica è un luogo particolarissimo e suggestivo così come ella stessa si presenta in scena, completamente vestita di toni dark e coperta da una maschera inquietante ma esplicativa, in un luogo tra il mistico e l'angosciante nel quale entra trionfante in trono, velata come una divinità oscura, scortata da esseri quasi invisibili mimetizzati dal grigiore generale. Così il campo solitario dell’atto secondo è un orrido luogo scuro e triste, cosparso di cadaveri sul terreno spoglio, a contrastare la bellezza del duetto Amelia - Riccardo che invece svelano sentimenti mai sopiti. Meravigliosi gli interni dei palazzi nobiliari arredati per gli altri atti, stupendi gli abiti assolutamente in stile di Ilaria Ariemme dove spicca il pallore etereo per Amelia, pura tra una cerchia di ipocriti e cospiratori.
Lo spettacolo deve naturalmente la sua fluidità anche all'orchestra che si fa protagonista e complice degli eventi. Riccardo Muti può ottenere il meglio del suono, dei colori e delle sfumature tra le sezioni, capaci di fluttuare tra morbide onde sonore e colpi d'ascia quando serve, e perfino sparire quasi del tutto ove l'anima prevale sul resto. Il cast si esalta in un ambiente del genere e da' il suo meglio perfino tra gli interpreti annunciati come indisposti.
Riccardo è un convincente Piero Pretti che mette in risalto con la voce salda se pur delicata, le caratteristiche del ruolo: un uomo stimato che nasconde sentimenti non certo appropriati per la moglie del suo più fidato amico, vivendo nel tormento di non poterli assecondare; così la voce è un fiume limpido e scorrevole che facilmente si increspa e manifesta tutta la sua energia. La voce di Lidia Fridman spiazza per il colore particolarissimo e tendente allo scuro, capace di sprofondare negli abissi della sua tessitura per poi elevarsi nei cieli più alti e limpidi cui un soprano può aspirare; risulta dunque perfetta per il ruolo di Amelia che se pur di nobile animo e di fatto innocente, prova gli stessi sentimenti contrastanti del suo tormentato Riccardo. Annunciato come non perfettamente in forma per una indisposizione stagionale, non ha affatto sfigurato in scena Luca Micheletti nell’interpretare Renato. Autentico è il suo soffrire per quanto accade e si riconferma come attore indiscutibile sul palco, dando tutto se stesso e vocalmente al personaggio del fidato amico che le circostanze trasformano nel più acerrimo rivale. L’ingresso di Ulrica è di notevole impatto ed Alla Pozniak si trova particolarmente a suo agio nell’impersonare una imponente e misteriosa indovina dalla voce cavernosa, che però a nostro avviso trova maggiore risonanza nelle zone medio alte della sua tessitura. Splendida senza riserve Damiana Mizzi come Oscar: la voce è deliziosa e l’interprete è sicura, sciolta in scena e vocalmente a fuoco con tutte le sfaccettature che le sue arie richiedono. Molto bene anche tutti gli altri interpreti che ruotano attorno ai personaggi principali: Luca Dall'Amico nel ruolo di Tom, la cui perfetta voce di basso è ormai una certezza, il fantastico Sergio Vitale con il suo Silvano, Daniel Giulianini e Riccardo Rados, alias Samuel ed il Giudice.
Perfetto il coro preparato da Ulisse Trabacchin che si integra alla grande tra i personaggi e nel contesto in essere.
Il pubblico festante già prima che lo spettacolo iniziasse ha continuato a tributare manifestazioni di stima e consenso a tutti gli interpreti alla fine di ogni aria ed al termine dello spettacolo con prolungati applausi, e naturalmente ovazioni per il maestro Muti.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE ED INTERPRETI
Direttore d'orchestra Riccardo Muti
Regia Andrea de Rosa
Scene Nicolas Bovey
Costumi Ilaria Ariemme
Movimenti coreografici Alessio Maria Romano
Luci Pasquale Mari
Assistente alla regia Luca Baracchini
Assistente alle scene Nathalie Deana
Assistente ai costumi Valentina Volpi
Assistente alle luci Gianni Bertoli
Assistente alla regia volontaria Paola Brunello
Assistente ai costumi volontaria Elena Gasparotto
Maestro del coro Ulisse Trabacchin
Riccardo Piero Pretti
Renato Luca Micheletti
Amelia Lidia Fridman
Ulrica Alla Pozniak
Oscar Damiana Mizzi
Silvano Sergio Vitale
Samuel Daniel Giulianini
Tom Luca Dall'Amico
Un giudice Riccardo Rados
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino
FOTO ANDREA MACCHIA