Il ritorno di Roméo et Juliette di Charles Gounod al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste — titolo assente dalle scene cittadine dal 2010 e rappresentato solo due volte in oltre un secolo — assume oggi i contorni di un pregevole evento culturale. Sotto la guida del regista Paolo Valerio, la Fondazione triestina, in sinergia con il Teatro Stabile del FVG, propone un dittico che vede alternarsi sul medesimo palco la versione operistica francese e il dramma originale di Shakespeare, unite da una visione scenica speculare. L’idea cardine della produzione risiede nell’uso di un grande specchio multimediale (firmato da Francesca Tunno) volto a risolvere il rebus della doppia scenografia, spostando le vicende durante la Grande Guerra per l’opera lirica e durante la guerra dei Balcani per la prosa.

Tuttavia, limitando l'analisi al versante operistico, lo spostamento cronologico verso il primo conflitto mondiale è apparso più suggerito che compiuto: a parte alcune proiezioni di trincee e un vestiario militare storicamente definito — in cui spiccava il Duca di Verona nelle vesti di un austero Francesco Giuseppe — l’ambientazione bellica è rimasta sullo sfondo di una messinscena tendenzialmente fedele al libretto. Al netto di qualche sottolineatura multimediale e di alcuni richiami metateatrali alla città di Trieste — un omaggio identitario che ha incontrato il palese favore del pubblico giuliano — lo spettacolo è scorso fluido, con una recitazione fondata sulla musica e capace di regalare momenti di autentica emozione.

Al suo debutto triestino, Leonardo Sini ha gestito la partitura con un equilibrio ammirevole, staccando tempi di grande eleganza, evitando eccessi sentimentali e mantenendo viva la trasparenza francese. L’orchestra ha respirato costantemente con il palcoscenico senza mai frantumare la tensione drammatica, offrendo una prova qualitativa che non si avvertiva con tale nitidezza da tempo. Di questo rigore ha beneficiato la Juliette di Nina Minasyan: nonostante un ingresso in cui è apparsa ancora un po' fredda, il soprano armeno ha offerto una prova in crescendo. Sebbene la tecnica mostri ancora margini di rifinitura, la sua è stata una maturazione del personaggio convincente, culminata in un epilogo di notevole intensità. Accanto a lei, il Roméo di Galeano Salas ha messo in mostra un colore vocale bellissimo e una sicurezza invidiabile. Particolarmente apprezzabile la partecipazione emotiva e la gestione dei fiati, come dimostrato nella celebre aria "L'amour... Ah! lève-toi, soleil!", dove ha eseguito una pregevole smorzatura sull'acuto finale. La sua è stata una performance solida, che avrebbe forse giovato di una maggiore varietà di sfumature dinamiche, ma sostenuta da un ottimo feeling con la partner nelle scene d’amore.

Il cast di supporto ha offerto prove di rilievo. Christian Federici ha disegnato un Mercutio ottimo, convincente e sicuro tanto vocalmente quanto scenicamente, mentre Nina Van Essen è stata uno Stéphano "di lusso" per il teatro triestino, capace di strappare applausi a scena aperta dopo la sua aria e un caloroso tributo finale. Positive le prove di Gillen Munguía nei panni dell’astioso Tybald e della composta Gertrude di Caterina Dellaere. Alessandro Abis ha dipinto un Frère Laurent rassicurante e autorevole, mentre Luca Dall’Amico (Comte Capulet), pur apparendo talvolta messo in difficoltà dalla tessitura della parte, si è dimostrato un solido professionista. Meno incisivo, invece, il Duca di Verona di Fulvio Valenti.

Il Coro, preparato con la consueta perizia da Paolo Longo, è stato un pilastro fondamentale, garantendo una prova di altissimo livello e apparendo particolarmente coinvolto e dinamico in scena, complice anche l'innesto di nuovi elementi nell'organico. Il pubblico, inizialmente un po' avaro di applausi durante lo spettacolo, si è sciolto in un entusiasmo finale travolgente, riservando ovazioni ai due protagonisti, alla Van Essen e al maestro Sini.

La recensione si riferisce allo spettacolo di domenica 10 maggio 2026

Andrea Bomben

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

Direttore Leonardo Sini

Regia Paolo Valerio

Scene Francesca Tunno

Costumi Stefano Nicolao

Luci Claudio Schmid

Coreografie Daniela Schiavone

Costumi Stefano Nicolao

Videoproiezioni Alessandro Papa

Maestro del Coro Paolo Longo

 

Juliette   Nina Minasyan

Roméo    Galeano Salas

Frère Laurent   Alessandro Abis

Mercutio   Christian Federici

Stéphano    Nina Van Essen

Capulet    Luca Dall'Amico

Tybald    Gillen Munguía

Gertrude    Caterina Dellaere

Le duc de Vérone   Fulvio Valenti

Pâris   Jorge Martinez

Benvolio   Enrico Iviglia

Gregorio   Nicolò Lauteri

 

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

FOTO F. PARENZAN