Ultima recita del Rigoletto al Teatro Massimo di Palermo, nell’ allestimento in coproduzione con il Teatro Regio di Torino, la Shaanxi Opera House e l'Opéra Royal de Wallonie. Lo spettacolo visto è sicuramente da ascrivere tra le produzioni che rispettano la tradizione, il testo, e quanto ci si aspetta solitamente da opere viste tantissime volte nei teatri di tutto il mondo. La regia, firmata da John Turturro e ripresa da Lisa Capaccioli, si muove infatti su coordinate volutamente piuttosto semplici, senza particolari ambizioni interpretative. Una scelta che, in linea di principio, incontra anche il nostro favore, soprattutto quando consente alla vicenda di emergere senza sovrastrutture eccessive.

Le scene di Francesco Frigeri e i costumi di Marco Piemontese accompagnano la vicenda in modo coerente con l'ambientazione, immergendoci in una atmosfera gotica, dove l’ombra la fa da padrona in contrasto con le luci di Alessandro Carletti, con la collaborazione di Jenny Cappelloni, contribuendo a delineare le diverse atmosfere del dramma. Ci troviamo inoltre più avanti nel tempo, a fine Settecento, con la presenza di un palazzo nobiliare in rovina che invece richiama l’epoca originale della storia. Presente anche il riferimento a Mantova, con la sua nebbia e l'accenno alle figura dei giganti di Palazzo Te ai lati della scena. In sintesi uno spettacolo lineare del tutto apprezzabile anche se, pur rispettando il libretto e quindi la narrazione, non sempre si traduce in una realizzazione scenica sufficientemente incisiva, lasciando talvolta qualche interrogativo sulla funzione di determinati elementi, come la presenza delle ballerine, non immediatamente riconducibili a un ruolo preciso, tra nobildonne e presenze simboliche.

Sul versante musicale, la direzione di Gianna Fratta ha offerto una conduzione con una sensibilità particolarmente raccolta, capace di cogliere il sentimento che attraversa la partitura e di accompagnare con discrezione i passaggi di maggiore intensità emotiva.  Tuttavia ciò si traduce in tempi talvolta dilatati, che non sempre giovano al fluire dell'azione, soprattutto in alcuni passaggi. 

Nel ruolo del protagonista, Roman Burdenko ha offerto un Rigoletto intenso, affrontato con partecipazione e notevole impegno espressivo. La sua interpretazione particolarmente enfatica, nel complesso apprezzabile, avrebbe forse richiesto una maggiore varietà di accenti, soprattutto nel delicato alternarsi tra sarcasmo, amarezza e disperazione paterna.

Valerio Borgioni, nei panni del Duca di Mantova, dispone di una voce indubbiamente adatta al ruolo, per timbro e caratteristiche. Un interprete dalle potenzialità interessanti, che avrà modo di maturare ulteriormente e di affinare la propria personalità artistica. 

Francesca Benitez, come Gilda, ha mostrato un'evoluzione apprezzabile nel corso della rappresentazione. Se inizialmente il personaggio è apparso forse un po' remissivo, con il procedere degli atti l'interprete ha acquisito maggiore disinvoltura e agilità, entrando progressivamente in sintonia con le diverse sfaccettature della giovane protagonista. Anche il costume sembra accompagnare simbolicamente questa trasformazione: ai dettagli dell'abito si aggiungono progressivamente elementi rossi, quasi un richiamo visivo al sangue e alla tragedia che si compie dopo il rapimento.

Tra i personaggi secondari merita una menzione Marullo, interpretato da Giuseppe Esposito, interessante nel modo di sottolineare alcuni aspetti quasi grotteschi del carattere, conferendo al personaggio una presenza scenica ben riconoscibile. Martina Belli ha invece delineato una Maddalena particolare, qui rappresentata anche come vittima del legame con il fratello e di una condizione che sembra progressivamente condurla verso la follia. Una lettura che trova nell'interpretazione dell'artista una convincente espressione drammatica.

Ben inseriti nell'economia dello spettacolo anche gli altri interpreti: George Andguladze come Sparafucile, Cassandre Berthon come Giovanna, Gaetano Triscari come Monterone, Alfonso Zambuto come Borsa, Mariano Orozco come il Conte di Ceprano, Francesca Maionchi nei ruoli della Contessa di Ceprano e del Paggio ed Enrico Caruso come usciere.

Il Coro del Teatro Massimo, preparato da Salvatore Punturo, ha offerto una prestazione molto efficace e particolarmente nel finale, avvolto in scuri mantelli, quasi a materializzare un presagio collettivo di morte e ad accompagnare con un'immagine inquietante il triste destino di Gilda. Il corpo di ballo è coreografato da Jean-Sébastien Colau.

Nel complesso, questa produzione di Rigoletto, pur nella semplicità della sua realizzazione, ha offerto momenti di autentica partecipazione emotiva, soprattutto nei passaggi in cui la musica ha potuto lasciar emergere la propria intrinseca capacità di raccontare il dolore.

Il pubblico del Teatro Massimo ha  accolto con calore la rappresentazione, con applausi copiosi per tutti, in una sala animata anche da una significativa presenza di spettatori internazionali che ha apprezzato tanto la rappresentazione quanto la meravigliosa cornice del Teatro Massimo. 

Maria Teresa Giovagnoli

PRODUZIONE ED INTERPRETI

Direttrice       Gianna Fratta
Regia  John Turturro ripresa da Lisa Capaccioli
Coordinatrice del progetto registico           Cecilia Ligorio
Scene Francesco Frigeri
Costumi         Marco Piemontese
Coreografia   Giuseppe Bonanno
Luci    Alessandro Carletti
Lighting designer      collaboratrice Jenny Cappelloni

Rigoletto   Roman Burdenko

Il Duca di Mantova   Valerio Borgioni 
Gilda Francesca Benitez
Sparafucile    George Andguladze
Maddalena    Martina Belli
Giovanna       Cassandre Berthon
Il Conte di Monterone         Gaetano Triscari
Marullo          Giuseppe Esposito
Borsa Alfonso Zambuto
Il Conte di Ceprano             Mariano Orozco
La Contessa di Ceprano / Il paggio Francesca Maionchi
Un usciere      Enrico Caruso

 

Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro Massimo
Maestro del Coro Salvatore Punturo
Direttore del Corpo di ballo Jean-Sébastien Colau

Allestimento del Teatro Massimo di Palermo
in coproduzione con Teatro Regio di Torino, Shaanxi Opera House e Opéra Royal de Wallonie

 

Foto Rosellina Garbo