Poche settimane prima dell’avvio della sua novantaquattresima stagione, la Società dei Concerti di Trieste ha compiuto un atto di grande risonanza culturale recuperando il recital del Maestro Grigorij Sokolov. L'appuntamento, inizialmente previsto per marzo e attesissimo (era la prima volta che il pianista russo si esibiva per la società giuliana), si è svolto lunedì 10 novembre 2025 presso un Teatro Verdi praticamente esaurito. L'evento si è trasformato in una serata di assoluto trionfo, confermando, in modo inconfutabile, la statura di Sokolov come massimo pianista vivente.

L'attenzione del Maestro per il dettaglio è assoluta: la cura maniacale per i pianoforti è ben nota e, difatti, l’accordatura dello Steinway è proseguita anche dopo l'apertura delle porte e si è ripetuta durante l’intervallo. Questa dedizione assoluta è l’essenza stessa dell’arte di Sokolov: l'unica, irripetibile forza della musica suonata dal vivo. Le sue interpretazioni, sgorgate da una conoscenza profonda e da un’onestà irresistibile, si sono manifestate come un vero e proprio rito di sincera e quasi mistica devozione. Il pianista ha dimostrato la sua celebre introspezione visionaria, spingendo la sala ad un atteggiamento di completa partecipazione. L'intimità creata era tale che il grande Teatro sembrava essersi dissolto in un notturno salotto privato, dove il pubblico era ammesso solo come ospite privilegiato. 

Il programma era interamente dedicato a due giganti del repertorio classico-romantico: Ludwig van Beethoven e Johannes Brahms.

Nella prima parte, Sokolov ha affrontato la Sonata per Pianoforte n. 4 op. 7 in Mi bemolle maggiore, un'opera giovanile ma di grande respiro. Il suo approccio ha esaltato la maestosità orchestrale dell'Allegro molto e con brio, bilanciandola perfettamente con una sublime meditazione nel Largo con gran espressione. La chiarezza del suo tocco, pur nella forza, ha permesso di apprezzare ogni linea melodica, dipingendo un quadro emotivo completo senza mai cadere in inutili sentimentalismi.

A seguire, le Sei Bagatelle, Op. 126, considerate il testamento pianistico di Beethoven in questa forma concisa. L’esecuzione ha smentito l’idea che si tratti di semplici Kleinigkeiten, rivelandole come veri e propri microcosmi stilistici dell'ultimo Beethoven. Sokolov, con la sua ineguagliabile tecnica digitale, ha dominato la trama polifonica e il controllo dinamico, ottenendo infinite gradazioni di intensità, in particolare nel suo inarrivabile pianissimo. La mobilità estrema dello spirito del compositore di Bonn, che alterna la serena cantabilità del primo brano ai bruschi contrasti dell'ultima Bagatella, è stata restituita con una coerenza strutturale impeccabile e una sorprendente varietà di colori.

La seconda parte si è immersa nel lirismo di Johannes Brahms. Le quattro affascinanti Ballate op. 10, lavori giovanili intrisi di malinconia e poesia narrativa (la prima ispirata alla ballata scozzese Edward), sono state eseguite con una profondità e un lirismo toccanti. Sokolov ha imposto la sua visione, mantenendo una grandissima forza di carattere pur rimanendo fedelissimo al dettato brahmsiano, con passaggi di intensa emotività.

Il culmine è giunto con le celebri 2 Rapsodie, op. 79. Qui, la tecnica stratosferica del pianista è stata messa al servizio di una narrazione potente e appassionata. L'Agitato e il successivo Molto passionato, ma non troppo allegro hanno fuso virtuosismo e profondità emotiva, portando il programma a una conclusione drammatica e incandescente. Come da consuetudine per i suoi recital, Sokolov si è congedato offrendo una lunga serie di bis, vere e proprie perle, che hanno ulteriormente allungato e arricchito la serata, spaziando tra Chopin, Rameau e altri brevi capolavori, a dimostrazione della sua generosità e della sua totale dedizione al pubblico che lo ha tributato di ovazioni sempre maggiori man mano che i bis continuavano.

Andrea Bomben

Foto Società dei concerti di Trieste