La nuova produzione di La Traviata firmata da Paul Curran apre la stagione lirica all’anfiteatro lirico più famoso del mondo, dopo la serata offerta anche in tv la settimana scorsa in cui si celebrava il Made in Italy. Chi si aspettava qualcosa di completamente diverso sarà rimasto sconcertato, tuttavia le sorprese non sono mancate nell'allestimento che ci è stato proposto. All’apparenza ci troviamo di fronte ad un ambiente che guarda dichiaratamente alla tradizione spettacolare di matrice zeffirelliana, con i grandi tendaggi a formare un pratico sipario mobile, i blocchi scenici posti al centro ed ai lati del palcoscenico, arredi ricchi e colorati, statue e simboli giganti della teatralità evocata, per non parlare delle grandi masse artistiche popolanti ogni centimetro della scena. L’azione si pone in un contesto ispirato al mondo del cabaret e del Moulin Rouge parigino, qui nello specifico di inizio Millenovecento. L’idea di fondo è piacevole e immediatamente riconoscibile: ballerini, piume, costumi sgargianti e numerosi siparietti animano il palcoscenico, creando un’atmosfera vivace e coerente con l’immaginario francese evocato dalla regia. Tuttavia, in alcuni momenti la ricerca dell’effetto visivo rischia di sconfinare nel kitsch e la gestione delle masse risulta talvolta eccessivamente affollata, rendendo meno leggibile l’azione scenica. L’impianto registico mantiene questa dimensione di scena nella scena per gran parte dell’opera, con una Violetta donna di spettacolo che deve fare i conti con i suoi fantasmi, riservando però all’ultimo atto un significativo cambio di registro: la camera di Violetta morente torna a una dimensione più tradizionale e raccolta, offrendo finalmente ai protagonisti uno spazio drammatico più intimo ed efficace.

Sul versante musicale, la direzione di Michele Spotti si distingue per equilibrio e attenzione ai rapporti tra buca e palcoscenico. Dopo un iniziale momento di assestamento nei rapporti con le voci, l’orchestra trova rapidamente compattezza e sostiene con sensibilità lo sviluppo drammatico dell’opera.

Nel ruolo di Alfredo Germont, Yusif Eyvazov appare inizialmente un po’ rigido sul piano scenico; con il procedere della serata acquista però maggiore sicurezza, la voce si distende e le sue principali pagine trovano una resa più convincente e certamente accorata.

Martina Russomanno, chiamata a interpretare Violetta Valéry, offre una prova che convince soprattutto nella seconda parte dell’opera. Se la Violetta mondana del primo atto appare meno spontanea e incisiva, emerge invece con maggiore forza la dimensione della donna ferita e sofferente, particolarmente efficace nei momenti più intimi e drammatici, come probabilmente l’aveva concepita la visione registica.

Positiva la prestazione di Amartuvshin Enkhbat nel ruolo di Giorgio Germont: voce autorevole, fraseggio curato e una presenza scenica solida ne fanno uno dei punti di forza della serata, soprattutto nelle scene di confronto con Violetta e Alfredo. Tra i comprimari spicca Carlo Bosi nel ruolo di Gastone, Visconte di Letorières, interprete di grande esperienza che conferma una voce squillante, una dizione nitida e una presenza scenica sempre efficace. Interessante anche la prova di Francesca Maionchi (Annina), che riesce a caratterizzare con misura e partecipazione un personaggio spesso relegato sullo sfondo.

Anna Werle interpreta una Flora Bervoix seducente e piuttosto ‘animalesca’ nei confronti dei suoi pretendenti. Completavano il cast Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Gezim Myshketa (Marchese d’Obigny), Mariano Buccino (Dottore Grenvil), Francesco Pittari (Giuseppe), Carlo Bombieri (Domestico di Flora/ Commissionario).

I balletti e le coreografie di Kyle Lang, pur coerenti con l’estetica scelta dalla produzione, ci sono apparsi talvolta un po’ ingenui nella realizzazione. Concreto l’apporto del Coro della Fondazione Arena di Verona, preparato da Roberto Gabbiani, ben integrato nell’azione scenica e complessivamente efficace sul piano musicale.

Il pubblico, nonostante il tutto esaurito, ha mantenuto per gran parte della rappresentazione un atteggiamento piuttosto misurato. Gli applausi si sono fatti più calorosi nel finale, sancendo comunque il buon esito di una serata e l’apprezzamento dei protagonisti principali e del Direttore d’Orchestra.

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI

 

Direttore Michele Spotti

Regia Paul Curran*

Scene  Juan Guillermo Nova

Assistente alle scene Giuseppe Cangemi

Costumi  Stefano Ciammitti

Assistente ai costumi Anna Penazzo

Luci  Fabio Barettin

Coreografie Kyle Lang

 

Violetta Valéry Martina Russomanno*

Flora Bervoix Anna Werle

Annina   Francesca Maionchi

Alfredo Germont Yusif Eyvazov

Giorgio Germont  Amartuvshin Enkhbat

Gastone Visconte di Letorières

Barone Douphol Carlo Bosi

Nicolò Ceriani

Marchese d'Obigny Gezim Myshketa

Dottore Grenvil Mariano Buccino *

Giuseppe Francesco Pittari

Domestico di Flora / Commissionario  Carlo Bombieri*

 

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici di Fondazione Arena di Verona

Maestro del Coro Roberto Gabbiani

Coordinatore del Ballo Gaetano Bouy Petrosino

Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

FOTO ENNEVI