E' ormai quasi giunta al termine anche la stagione lirica e di balletto 2023/2024 del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, forse la più interessante e ben riuscita degli ultimi anni per varietà, qualità e riscontro di pubblico (e critica). Il penultimo titolo in cartellone è stato la Cenerentola di Rossini, capolavoro indiscusso e universale, andato in scena per l'occasione nell'allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova con le scene e i costumi ispirati agli originali firmati da Emanuele Luzzati nel 1978. Dell'originale viene conservata la dimensione fiabesca e sognante grazie alla sgargiante ed esagerata scenografia, mentre i contributi video a cura di Giuseppe Ragazzini risultano francamente invadenti e i costumi di Nicoletta Ceccolini cromaticamente un po' piatti.
Il disegno registico di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi è bello carico, musicalmente puntuale fino a risultare sfrenato, ricco di controscene e di idee originali, ma non sempre riuscitissime come quella di trasformare il coro in un esercito di soldatini a molla, o più centrate come quella di restituire ad Alidoro il suo ruolo di Deus ex Machina.
In sintonia con la regia la buona prova di Enrico Calesso che offre una lettura raffinata e delicata, scattante al punto giusto, che trova il suo punto di forza nei momenti più malinconici. Più problematica – ed è stato un vero peccato - è risultata la gestione di alcuni concertati in cui gli scollamenti fra buca e gli interpreti stessi sono stati abbastanza evidenti.
Di grande invece omogeneità tutto il cast vocale che ha avuto come mattatore Carlo Lepore, Don Magnifico di nome e di fatto, interprete ideale per dominio del rapporto fra parola, musica e gesto scenico. Chapeau.
A seguirlo Giorgio Caoduro, Dandini giustamente sornione e vocalmente scatenato – dirompente il suo sillabato – e propriamente sopra le righe dal punto di vista attoriale.
Anche in questa Cenerentola, Laura Verrecchia ha riconfermato tutte le ottime qualità che abbiamo avuto modo di ammirare negli ultimi anni a Trieste: voce sonora, di bel colore scuro, proprietà d'accento e tecnica salda: la sua Angelina è matura e d'animo nobile fin dalle prime battute.
Dave Monaco figura molto bene nei panni di Don Ramiro grazie a uno strumento leggerino, ma usato con grande eleganza e sicurezza che unitamente a una figura dal bel portamento gli hanno permesso di tratteggiare un principe credibile anche scenicamente.
Positiva la prova di Matteo D'Apolito, un Alidoro rassicurante ma che manca di una certa brillantezza nei suoi interventi.
Completano degnamente il cast le sorelle giustamente petulanti e registicamente sgraziate interpretate da Carlotta Vichi, sonora Tisbe e Federica Sardella, puntuale Clorinda.
Bene figura il Coro maschile preparato da Paolo Longo, nonostante un intervento fuori tempo durante l'aria del tenore.
Recita apprezzata dal pubblico della prima che si è dimostrato caloroso con tutti e in particolare con Lepore, Verrecchia, Caoduro e con il Maestro Calesso.
Andrea Bomben
LA PRODUZIONE
Maestro Concertatore e Direttore Enrico Calesso
Regia Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi
Costumi Ripresi da Nicoletta Ceccolini
Contributi Video a Cura Di Giuseppe Ragazzini
Scene e Costumi Ispirati All'allestimento Di Emanuele Luzzati
Maestro del Coro Paolo Longo
GLI INTERPRETI
Angelina Laura Verrecchia
Don Ramiro Dave Monaco
Don Magnifico Carlo Lepore
Dandini Giorgio Caoduro
Alidoro Matteo D’apolito
Tisbe Carlotta Vichi
Clorinda Federica Sardella
Orchestra, Coro E Tecnici Della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi Di Trieste
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Foto Fabio Parenzan