La stagione della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste si arricchisce di una sfida culturale non indifferente portando in scena Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, l'opera che più di ogni altra incarna il sodalizio, tanto geniale quanto turbolento, tra Kurt Weill e Bertolt Brecht. Presentata per la prima volta a Lipsia nel 1930, l'opera fu accolta da uno dei più grandi scandali della storia del teatro del Novecento: le proteste dei nazionalsocialisti in sala e i tafferugli fuori dal teatro segnarono il destino di un lavoro che sarebbe stato presto messo al bando dal regime. Mahagonny non è solo un'opera, ma un esperimento di "teatro epico" applicato alla lirica, dove la città fondata nel deserto da tre malviventi diventa la metafora di un capitalismo selvaggio e autodistruttivo. Curiosamente, l'opera fu preceduta dal Mahagonny Songspiel, una versione embrionale in cui compariva la celebre "Alabama Song" (poi resa immortale dai Doors e David Bowie), che qui ritroviamo inserita in un contesto drammatico di straordinaria ferocia satirica.

La stagione della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste si arricchisce di una sfida culturale non indifferente portando in scena Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, l'opera che più di ogni altra incarna il sodalizio, tanto geniale quanto turbolento, tra Kurt Weill e Bertolt Brecht. Presentata per la prima volta a Lipsia nel 1930, l'opera fu accolta da uno dei più grandi scandali della storia del teatro del Novecento: le proteste dei nazionalsocialisti in sala e i tafferugli fuori dal teatro segnarono il destino di un lavoro che sarebbe stato presto messo al bando dal regime. Mahagonny non è solo un'opera, ma un esperimento di "teatro epico" applicato alla lirica, dove la città fondata nel deserto da tre malviventi diventa la metafora di un capitalismo selvaggio e autodistruttivo. Curiosamente, l'opera fu preceduta dal Mahagonny Songspiel, una versione embrionale in cui compariva la celebre "Alabama Song" (poi resa immortale dai Doors e David Bowie), che qui ritroviamo inserita in un contesto drammatico di straordinaria ferocia satirica.


L'allestimento in coproduzione tra il Regio di Parma e i Teatri di Reggio Emilia porta la firma di Henning Brockhaus. La visione del regista tedesco, supportata dalle scene di Margherita Palli e dai bei costumi di Giancarlo Colis, ha saputo restituire la natura artificiale e brutale della "città-rete" con soluzioni visive di un certo impatto. Si è rivelata efficace la scelta di inserire videoproiezioni, soprattutto nella parte iniziale dello spettacolo, capaci di infondere il giusto brio e dinamismo alla narrazione senza mai risultare invasive rispetto all'azione scenica. L'impianto scenografico si è distinto per una struttura complessa, caratterizzata da un soppalco e da una pedana che, accerchiando la buca dell'orchestra, si protendeva fin dentro la platea, abbattendo la quarta parete e coinvolgendo direttamente il pubblico nell'atmosfera degradata di Mahagonny. Tuttavia, va rilevato che i numerosi cambi di scena, non sempre apparsi fluidi o perfettamente oliati nel loro meccanismo, hanno finito per rallentare il passo teatrale complessivo, creando dei cali di tensione nel ritmo della rappresentazione.

Sotto il profilo coreografico, il lavoro di Valentina Escobar è apparso esteticamente curato e coerente con la messa in scena, nonostante una prova dei ballerini non sempre impeccabile sul piano della sincronia. La massiccia presenza di figuranti e interpreti in scena ha comunque garantito quella sensazione di caos organizzato e sovraffollamento urbano tipica della metropoli weilliana. Alla guida dell'Orchestra e del Coro del Verdi, il Maestro Beatrice Venezi ha tenuto bene assieme la compagine orchestrale, seguendo con estrema cura sia i solisti che le masse corali in una partitura che mescola con cinismo contrappunto classico, jazz e cabaret. È stata una concertazione che definirei garbata e che ha garantito una tenuta complessiva solida, pur se a tratti è mancata la volontà di evidenziare le spigolosità di Weill, mantenendo un controllo rigoroso sui ritmi sincopati e valorizzando la precisione degli ottoni e la compattezza dei legni.

La compagnia di canto si è distinta per un'ottima tenuta scenica, fondamentale in un'opera dove l'attore deve fondersi col cantante. Alisa Kolosova (Leokadja Begbick) ha dominato il palco con una voce brunita e un'autorità glaciale, mentre Maria Belen Rivarola è stata una Jenny Hill sensuale e dolente, capace di sfumare con intelligenza la linea tra il parlato e il cantato. Santiago Martínez, nei panni di Jim Mahoney, ha affrontato tessitura della sua parte con vigore, rendendo con efficacia la parabola tragica del protagonista. Di rilievo anche le prove di Ivan Turšić (Fatty) e Zoltan Nagy (Dreieinigkeitsmoses), partner criminali della Begbick, e dei tre "amici" di Jim: Nicola Pamio, Marcello Rosiello e Niall Anderson, capaci di creare un insieme vocale convincente. Il Coro del Verdi, preparato da Paolo Longo, ha confermato la sua eccellenza agendo come una massa cinica e onnipresente.

La serata si è conclusa con un successo tiepido di pubblico: gli applausi sono stati abbastanza convinti e calorosi per i tre cantanti principali, verso la direzione della Venezi si è levato solo qualche isolato entusiasmo, in un clima generale di composta ma contenuta partecipazione.

La recensione si riferisce alla serata del 30 gennaio 2026

Andrea Bomben

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI

 

AUFSTIEG UND FALL DER STADT MAHAGONNY (Ascesa e caduta della città di Mahagonny)

Opera in tre atti di Kurt Weill Libretto di Bertolt Brecht

Maestro Concertatore e Direttore BEATRICE VENEZI

Regia HENNING BROCKHAUS

Scene MARGHERITA PALLI

Costumi GIANCARLO COLIS

 Luci PASQUALE MARI

Coreografia VALENTINA ESCOBAR

Maestro del Coro PAOLO LONGO

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Allestimento in coproduzione tra Fondazione Teatro Regio di Parma e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Leokadja Begbick: ALISA KOLOSOVA 

Fatty, il "Procuratore": IVAN TURŠIĆ 

Dreieinigkeitsmoses: ZOLTAN NAGY 

Jenny Hill: MARIA BELEN RIVAROLA 

Jim Mahoney: SANTIAGO MARTÍNEZ 

Jack O’Brien / Tobby Higgins: NICOLA PAMIO

 Bill, detto Sparbüchsenbill: MARCELLO ROSIELLO 

Joe, detto Alaskawolfjoe: NIALL ANDERSON

 Il narratore: GIACOMO SEGULIA

Ragazze di Mahagonny: Tatiana Previati, Atefeh Kadkhodazadeh, Veronika Foia, Federica Giansanti, Elena Serra, Stefania Seculin

Venerdì 30 Gennaio 2026

FOTO F. PARENZAN