Una serata destinata a restare nella memoria del pubblico areniano quella del 24 luglio, illuminata dalla presenza magnetica di Anna Netrebko, che ha dato vita a un’Abigaille di straordinaria forza scenica e vocale. A lei il regista Stefano Poda, autore anche di scene, costumi, luci e coreografia, ha voluto dedicare un rinnovamento visivo incisivo: via le tuniche consuete, dentro costumi audaci, con pantaloni attillati, guanti a mezza manica e stivaloni da amazzone, a sottolineare il piglio guerriero, e una delicatissima sottoveste bianca nel finale, simbolo struggente di una redenzione spirituale. Un’Abigaille disegnata per sedurre, conquistare e, infine, commuovere. La Netrebko ha ricambiato con una prova esplosiva di colori e accenti, sfoderando filati meravigliosi, acuti d'acciaio, un fraseggio vivo e teatrale, capace di dominare la scena con potenza e intelligenza drammatica.
Amartuvshin Enkhbat ha scolpito un Nabucco oltre ogni possibile immaginazione: la sua tenuta vocale è apparsa granitica e nobile, la proiezione del suono perfetta, l’emissione ampia e controllata, il fraseggio cesellato con estrema eleganza, da autentico fuoriclasse del repertorio verdiano. La scena della follia ha toccato vette di intensità emotiva raramente udite, così come il suo “Dio di Giuda”, che ha strappato interminabili applausi.
Solida anche la prova di Christian Van Horn nel ruolo di Zaccaria, che ha saputo garantire autorevolezza e colore vocale di alto livello, seppur senza guizzi interpretativi memorabili. Galeano Salas, Ismaele dalla voce lirica e ben educata, si è fatto apprezzare per la linea elegante, pur se a tratti coperto dalle sonorità più robuste dell’orchestra. Francesca Di Sauro ha restituito una Fenena di toccante dolcezza e delicata intensità, cesellando la linea vocale con raffinata introspezione e una tavolozza timbrica notevole. Ottimi i comprimari: Gabriele Sagona, imponente nel breve ruolo del Gran Sacerdote di Belo, Carlo Bosi, sempre incisivo come Abdallo, e Daniela Cappiello nel ruolo di Anna.
Come già evidenziato in occasione della prima, la direzione di Pinchas Steinberg ha suscitato più di una riserva. La sua volontà di allontanarsi da una lettura tradizionalmente bandistica, privilegiando un approccio più intimista e lirico, non ha trovato piena adesione nell’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, apparsa spesso poco ricettiva e reattiva. Le intenzioni del maestro, pur leggibili in alcuni passaggi più smussati e riflessivi, sono risultate solo parzialmente seguite, anche dal Coro, preparato da Roberto Gabbiani, che ha evidenziato alcuni scollamenti ritmici e mancanze di coesione nei grandi assiemi. Prova ne è che, per la prima volta da che ne ho memoria, non è stato chiesto il consueto bis del “Va pensiero”, un must di tradizione in Arena. Il gesto di Steinberg, pesante e talvolta compassato, non ha favorito un’identità interpretativa chiara e condivisa, lasciando l’impressione di una lettura nobile nelle intenzioni ma irrisolta nella realizzazione.
Resta comunque uno spettacolo sontuoso, impreziosito (ci è parso) in questa recita da un aggiornamento registico che ha alleggerito certi automatismi della prima, grazie anche al lavoro coreografico di Paolo Giani Cei, che ha reso più fluidi i movimenti dei numerosissimi figuranti. La mano visionaria di Poda si conferma ancora una volta capace di trasformare l’Arena in un tempio sospeso, abitato da archetipi e simboli potenti. E quando in scena c'è Anna Netrebko, tutto si accende. Arena non esaurita, ma colma di un pubblico festante, che ha tributato a tutti gli interpreti calorosi applausi.
Pierluigi Guadagni
LA LOCANDINA
Nabucco Amartuvshin Enkhbat
Ismaele Galeano Salas
Zaccaria Christian Van Horn
Abigaille Anna Netrebko
Fenena Francesca Di Sauro
Il Gran Sacerdote di Belo Gabriele Sagona
Abdallo Carlo Bosi
Anna Daniela Cappiello
Regia, scene, costumi, luci, coreografia Stefano Poda
Assistente e movimenti coreografici Paolo Giani Cei
Direttore Pinchas Steinberg
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro
Roberto Gabbiani
FOTO ENNEVI