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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI’ 16 DICEMBRE 2016

Di Maria Teresa Giovagnoli

Mai come questa volta siamo stati lieti testimoni di una apertura di stagione in un teatro, poiché le difficoltà che sta affrontando la Fondazione Arena da mesi sono note ormai a tutti e vedere come dopo uno stop forzato di tre mesi si sia riusciti ad aprire la stagione operistica con una produzione veramente interessante ci conforta e rinnoviamo il nostro in bocca al lupo per il futuro.

Lo spettacolo di Turandot cui abbiamo assistito proviene dalla Slovene National Opera And Ballet di Maribor ed è concepito dalla mente di Filippo Tonon, il quale riesce a portare in scena tanto il gusto fiabesco di un impero dorato quanto il dramma che lacera la protagonista, circondata di bellezza e potere ma anche e soprattutto di morte. Tutto è studiato per affrontare questo dramma in ogni suo aspetto, in modo da affascinare lo spettatore ma allo stesso tempo entrare nei personaggi e scavare nella loro psiche. Un viaggio soprattutto mentale che non ha bisogno di una ambientazione specifica: potremmo essere in Oriente ma ciò che vediamo è soprattutto quello che i protagonisti vivono e sentono. Ecco che dunque l’oscurità può avvolgere le scene tanto quanto la luce della speranza, secondo il perfetto disegno luminoso dello stesso Tonon. Menzione speciale va fatta agli abiti di Cristina Aceti che scolpisce letteralmente i ruoli sui corpi dei personaggi immediatamente identificabili. La principessa di gelo è meravigliosa nei suoi abiti lucenti ed impalpabili, ma Tonon la fa muovere quasi con circospezione, avvolta da un’aura di mistero, il suo sguardo è fugace, ella scruta e giudica eterea e sfuggente. Liù è tutta dolore e sofferenza nella sua composta miseria fisica e sociale; vi è contrasto estremo tra la brillantezza dei nobili e la semplicità quasi selvaggia dello stesso Calaf, suo padre e la povera Liù. Neanche a dirlo le tre maschere sono sgargianti e vistose quanto i loro caratteri bizzarri. Terribile e magnifico allo stesso tempo il look del Mandarino che risulta quasi inquietante.


Bellissime le scene di Tonon con ornamenti bronzei, argentati che accennano al palazzo e muovendosi o scomparendo disegnano un continuo gioco di prospettive e cambi di visuale. Gli interpreti hanno tutto ciò che serve in uno spazio essenziale e magnifico allo stesso tempo.

Buono il risultato anche sul fronte musicale ma con diverse perplessità suscitate dalla direzione del Maestro Jader Bignamini. I ritmi sono serrati e seguono la concitazione degli eventi, ma un’opera che vive costantemente in bilico tra speranza e dolore, tra vita e morte, i cui interpreti sono chiamati a mostrare tutto il loro mondo interiore, soprattutto in questo allestimento così intimistico, nulla di tutto ciò è emerso dall’orchestra sempre spinta al massimo; anche nei momenti più squisitamente lirici non abbiamo sentito pathos ma solo forza e potenza, in quella che ci è sembrata quasi una gara a chi fosse il più forte.

Perfettamente in ruolo la Turandot di Tiziana Caruso che fa suo il personaggio rispondendo con precisione ai dettami di Tonon: splendida e irraggiungibile, ghiaccio puro che però si scioglie al primo bacio, terribile ma timida nel nascondere il volto allo sguardo della passione. Vocalmente è Turandot: voce immensa, di un velluto singolarissimo che avvolge e stupisce tanto per potenza che per varietà di colori piegati ai sentimenti ed ai turbamenti dell’animo.

Così Calaf è Walter Fraccaro tutto cuore e passionalità quasi selvaggia nel suo incedere e nel canto, che non sarà raffinato ma arriva dove bisogna e sa tenere le note quanto basta per sovrastare l’orchestra e strappare gli applausi di rito.

Liù è una dignitosissima Rocio Ignacio che nella sua modestia e pur non dotata di una voce particolarmente duttile, riesce a portare a casa una Liù commuovente e delicata.

Meravigliosi Ping, Pong e Pang con un eccellente Federico Longhi e due ottimi compagni,  Massimiliano Chiarolla e Luca Casalin.

Timur è un Carlo Cigni non sempre particolarmente a fuoco, mentre l’Imperatore Altoum di Murat Can Güvem ha sofferto talvolta i volumi orchestrali. Chiudono il cast Un mandarino, Nicolò Ceriani che ripetiamo è stato magnificamente inquietante nel costume della Aceti, ed il Principe di Persia Salvatore Schiano di Cola .

Preparato molto bene, ma ormai quest’opera è nelle sue corde da tantissimi anni, il coro areniano preparato da Vito Lombardi.

Successo trionfale per tutti i protagonisti della produzione, cantanti, direttore e team registico, da parte di un teatro purtroppo non pienissimo.

Maria Teresa Giovagnoli

 

 

LA   PRODUZIONE

 

Direttore d'Orchestra           Jader Bignamini

Regia, scene e luci                  Filippo Tonon

Costumi                                  Cristina Aceti

Maestro del Coro                   Vito Lombardi

Direttore allestimenti             Giuseppe de Filippi Venezia

scenici

GLI INTERPRETI

 

Turandot                               Tiziana Caruso
Calaf                                      Walter Fraccaro
Liù                                          Rocio Ignacio

Timur                                     Carlo Cigni
Ping                                        Federico Longhi
Pong                                       Massimiliano Chiarolla
Pang
                                       Luca Casalin
Imperatore
Altoum              Murat Can Güvem
Un mandarino
                       Nicolò Ceriani
Il principe di Persia
              Salvatore Schiano di Cola

Allestimento della Slovene National Opera And Ballet di Maribor

Orchestra Coro e Tecnici dell'Arena di Verona

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