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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, SABATO 1 GIUGNO 2019

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II tempo delle favole deve rappresentare una indicazione piuttosto fumosa per il regista Fabio Cherstich, che ha pensato quanto il passato fosse ormai troppo inflazionato per ambientarvi le vicende di una ‘mozza teste’ senza cuore il cui popolo vive costantemente nel terrore circondato da violenza e maltrattamenti. Dunque visto come sta andando il mondo, nel 2070 Pechino diventa una metropoli coloratissima, con grattaceli dalle forme strampalate,  draghi/astronavi e mezzi volanti vari che affollano i suoi cieli e mostri multiformi o multi teste che svolazzano allegramente qua e là. Tutto ciò che accade sul palcoscenico è costantemente accompagnato da un sottofondo proiettato su schermi enormi che, alternando immagini di questa città immaginaria, ci spiegano il lento processo di uccisione di coloro che non hanno saputo sciogliere i tre enigmi. Così, invece di concentrarsi sugli eccellenti protagonisti, si rischia di spostare l’attenzione verso le immagini proiettate che, tra l’altro, sono ripetitive e spesso fastidiose a nostro avviso. I poveretti sono seminudi e seviziati da un mostro che prima li avviluppa nei suoi tentacoli, poi li sistema su di un tapis roulant che termina il suo percorso in un grosso cilindro nel quale avviene il taglio delle teste, infine queste vengono utilizzate come ornamento su dei fiori gommacei che volteggiano nell’aria. Senza parole.

Sul palcoscenico ovviamente avviene molto poco. Le scene create da chi cura i video, la AES+F, sono occupate per lo più da spalti ove si accalca il popolo che inneggia alla morte con bandierine colorate e dalle guardie reali con tute bianche e visi coperti sul modello, alla lontana, delle guardie imperiali di Guerre Stellari. Coup de théâtre imperdibile, alla fine questi si rivelano essere gli stessi pretendenti uccisi visti nei filmati (riconvertiti, trasformati, ‘riprogrammati’?).

Gli interpreti sono spesso fissi al loro posto, addirittura il magnifico duetto di Alfano è cantato dagli interpreti quasi immobili, distanti, che non si guardano nemmeno.  Fortunatamente il Comunale di Bologna ha chiamato un cast di voci di tutto rispetto che hanno reso ‘sopportabile’ quanto visto. La Turandot di Hui He trova giovamento dal fatto di non dover fare granché in scena, anche perché infagottata in un abito luminescente ed in una parrucca biondo platino lunghissima. Dunque può concentrarsi sul canto con risultati lodevoli: il bel colore è quello che conosciamo, la voce scivola bene in sala e l’interprete sembra tirar fuori le unghie anche con la sola voce. Gregory Kunde è un cavallo di razza che scalpita alla visione della donna di ghiaccio.. Quanta energia nella voce del suo Calaf – soldato in tuta mimetica, dal timbro cristallino con volume immenso; gli anni sembrano portare solo giovamento a questo interprete sempre più dinamico tanto nella voce quanto nel carattere in scena. Meravigliosa Mariangela Sicilia  come Liù forte, dolce e premurosa. Il soprano fa tutto ciò che deve: splendidi filati, suoni pieni e morbidi; l’unica che forse dice di più in scena, con l’anima che si alza dal corpo senza vita per volare via verso il cielo. Bruno Lazzaretti  è un vecchissimo Altoum imbrigliato in un pulpito dalle forme aracnoidi e già solo per questo va lodato per interpretazione ugualmente autoritaria, molto accorato il Timur di In Sung Sim . Affiatati e pieni di brio Ping, Pang e Pong, rispettivamente Vincenzo Taormina, Cristiano Olivieri, Francesco Marsiglia. Silvia Calzarava e Lucia Viviana sono le ancelle di Turandot.  Chiudono Nicolò Ceriani come Mandarino e Massimiliano Brusco come principe di Persia.

Con il coro preparato da Alberto Malazzi complice e partecipe, il Direttore Valerio Galli ha potuto mettere ordine su quanto di strampalato avveniva visivamente. L’orchestra dal suono ricco ed avvolgente, morbida ove occorre, ma spietata nei momenti clou, ha reso sempre giustizia agli interpreti che vocalmente hanno potuto emergere e dare il meglio di sé.

Pubblico parecchio perplesso, ma attento e comunque plaudente, con ovazioni per i tre protagonisti He, Kunde e Sicilia.

Maria Teresa Giovagnoli

LA   PRODUZIONE

Direttore                                                       Valerio Galli 
Ideazione                                                      Fabio Cherstich / AES+F 
Regia                                                             Fabio Cherstich 
Video, scene e costumi                                 AES+F 
Luci                                                               Marco Giusti 
Maestro del Coro                                         Alberto Malazzi 

GLI   INTERPRETI

 
Turandot                                                                  Hui He
Altoum                                                                      Bruno Lazzaretti 
Timur                                                                       In Sung Sim
Calaf                                                                         Gregory Kunde 
Liù                                                                            Mariangela Sicilia 
Ping                                                                           Vincenzo Taormina 
Pang                                                                          Cristiano Olivieri
Pong                                                                          Francesco Marsiglia
Un mandarino                                                         Nicolò Ceriani

 

In collaborazione con la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone

Orchestra, Coro, Coro di Voci Bianche e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Nuova produzione del Teatro Comunale con Teatro Massimo di Palermo e Badisches Staatstheater Karlsruhe

In partnership per la coproduzione del Video con Lakhta Center 

Foto AndreaRanzi-StudioCasaluci

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