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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – FONDAZIONE ARENA DI VERONA, GIOVEDI’ 4 AGOSTO 2022

Torna a riempire in ogni suo spazio il palcoscenico dell’Arena di Verona il sontuoso e fiabesco allestimento di Turandot che nel 2010 fu affidato al genio di Franco Zeffirelli, dopo che l’anno scorso per gli arcinoti problemi sanitari si era optato per la pur riuscita soluzione con i ledwall. Tornano il lusso, le scene imponenti della Cina delle favole, le coreografie di Maria Grazia Garofoli, i costumi ricchi e imponenti della compianta Emi Wada e le infinite comparse che in verità talvolta nascondono pure i solisti. Uno degli spettacoli sicuramente più amati dal pubblico veronese ed estero che frequenta l’anfiteatro, per i suoi colori, la sua magnificenza, ma che comunque abbiamo più volte notato presenta il limite dell’eccessivo affollamento soprattutto quando la scena non è completamente aperta, con meno spazio a disposizione e la necessità di una maggiore attenzione ai piccoli dettagli che se non gestiti ottimamente rischiano di creare confusione in chi assiste.  

Neanche a dirlo il punto di attrazione per questa recita è stata la coppia protagonista, che torna dopo lo scorso anno a vestire i panni di Turandot e Calaf, composta da Anna Netrebko e Yusif  Eyvazov.

Sul soprano ormai si sono spese centinaia di parole soprattutto sul suo essere Diva anche in scena qualsiasi ruolo essa reciti; la sua ‘Principessa di gelo’ è tale: glaciale ed irraggiungibile, circondata da un’aurea di intoccabilità che l’interprete gestisce con navigata intelligenza. La sostiene una voce piena e rotonda che forse oggi passa addirittura in secondo piano rispetto a quanto l’attenzione si focalizzi sulla  presenza scenica dell'interprete, ma si conferma ancora una volta forte e dall' innegabile volume, pronta a sciogliersi nel calore delle note più dolci del finale col suo Calaf. Così Eyvazov si conferma interprete generoso la cui tecnica migliora anno dopo anno e al di là delle solite disquisizioni su timbro e colore l’interprete è sempre più amato ed apprezzato, è sicuro su tutte le note della sua parte musicale e concede anche il bis di ‘Nessun dorma’ coperto dai soliti applausi di un pubblico che non sa aspettare. Il suo Calaf è appassionato e pare quasi ispirato da una forza superiore che lo porta a trascendere da se stesso e a diventare tutt’uno col suo personaggio.

Semplicemente meravigliosa la Liù di Maria Teresa Leva, altra interprete che conosciamo ed apprezziamo per averla udita in altre produzioni. Si conferma Artista raffinata e dalla voce dolcissima perfettamente in linea col personaggio: la sua Liù è remissiva con l’amato Calaf ma coraggiosa contro il periglio e tale duttilità offre il suo strumento vocale: solido quando serve e sottilissimo fino al limite dell’udibilità nei meravigliosi filati acuti e precisi che incorniciano una interpretazione veramente gradita.

Il grande Carlo Bosi colleziona un’altra interpretazione riuscita nella sua lunga lista grazie al ruolo dell’Imperatore Altoum e prestando anche la voce a un principe di Persia evidentemente terrorizzato dal truce destino; splendide come sempre le tre maschere, interpretate questa volta da Gëzim Myshketa (Ping), Riccardo Rados (Pang) e Matteo Mezzaro (Pong).

Di Ferruccio Furlanetto tutti conoscono la carriera straordinaria che inevitabilmente porta il pubblico ad essere generoso ed affettuoso nei suoi riguardi anche se ciò che ha offerto ieri è stata una interpretazione soprattutto votata alla recitazione, laddove il canto ci è apparso difficoltoso e a tratti precario, considerando comunque le temperature roventi che passati i settantanni devono essere estremamente insopportabili sotto i costumi ingombranti previsti dall’allestimento. Youngjun Park veste correttamente il ruolo del Mandarino. 

Il direttore musicale del Festival Marco Armiliato torna a dirigere l’Orchestra della fondazione Arena anche per quest’ultimo titolo operistico, col pregio di riuscire a tenere insieme uno spettacolo complesso anche per la sua interazione con la parte musicale, che se pur eseguita migliaia di volte, trova anche questa volta una cifra interpretativa elegante, sontuosa e pronta a cogliere tutte le sfumature messe in scena dagli interpreti. Il coro è preparato da Ulisse Trabacchin mentre il Coro di voci bianche A.d’A.Mus è diretto da Marco Tonini. 

Successo trionfale per tutti gli interpreti ed il direttore.

 

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Direttore                                Marco Armiliato

Regia e Scene                        Franco Zeffirelli

Costumi                                 Emi Wada

Luci                                       Paolo Mazzon

Movimenti coreografici        Maria Grazia Garofoli

 

Turandot                               Anna Netrebko          

Imperatore Altoum              Carlo Bosi

Timur                                   Ferruccio Furlanetto

Il Principe ignoto (Calaf)     Yusif  Eyvazov 

Liù                                         Maria Teresa Leva

Ping                                       Gëzim Myshketa 

Pang                                      Riccardo Rados 

Pong                                      Matteo Mezzaro 

Mandarino                            Youngjun Park 

Il Principe di Persia              Carlo Bosi                                                    

 

Coro di voci bianche A.d’A.Mus. diretto da Marco Tonini

 

ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA

Maestro del Coro Ulisse Trabacchin  |  Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino

FOTO ENNEVI