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TRISTAN UND ISOLDE, RICHARD WAGNER - TEATRO REGIO TORINO, 10 OTTOBRE 2017

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Sul Tristan und Isolde, l'opera che ha più di altre sconvolto la storia della musica a partire da quel suo accordo iniziale che rinvia continuamente la risoluzione delle tensioni e ne caratterizza un'incessante elaborazione, si è scritto, detto e parlato fin troppo.

Premesso che il linguaggio di Wagner in Tristan und isolde, non è compatibile con le forme tradizionali di teatro musicale, la stupefacente novità  del capolavoro  del maestro di Lipsia, risiede in sostanza nell'invenzione di un continuo flusso dell'elaborazione sinfonica che ribalta il tradizionale rapporto tra voce e orchestra, dove la scrittura vocale non è semplicemente accompagnata da un supporto strumentale, ma scaturisce da una identica concezione armonico\contrappuntistica.

Il Tristan und Isolde è quindi principalmente un lavoro di rottura, dove la frattura ne permette una varietà di visioni musicali e registiche, infinite.

La regia di Claus Guth vista a Torino, é a mio avviso una delle più riuscite realizzazioni di quest'opera, notoriamente difficilissima da mettere in scena a causa della latitante azione  presente in un libretto che si concentra prevalentemente sulla introspezione psicologica dei personaggi.

Guth pensa tutta l'azione all'interno di una villa borghese ottocentesca, in una successione quasi cinematografica e vorticosa di camere da letto, sale da pranzo, corridoi e giardini d'inverno, con un palcoscenico girevole che mostra il dramma piccolo-borghese di adulterio e peccato di una coppia illecita.

Per Guth quindi il Tristano non è intenso come astrazione, ma vi è la ricerca di una forte identificazione umana che riporta tutto alla quotidianità. Vi è una definizione concreta del luogo che rende subito chiaro l'ambito sociale che lo popola, e sono ambienti che si rispecchiano e mostrano anche visioni interiori,  che si rivelano  nella mente dei personaggi.  Lo stesso rispecchiamento coinvolge anche i personaggi in scena, ecco quindi che Isolde e Brangëne ne appaiono identiche, due lati di una stessa medaglia, complementari.

Gianandrea Noseda, alla guida dei complessi musicali del Regio, non segue la stessa strada di Guth, in lui non c'è ricerca di scavo psicologico e nemmeno una profondità di suono tipica delle orchestre tedesche.

Già dal preludio disvela quale sarà la sua cifra: tutta votata ad una prova di muscoli, ad un corpo a corpo con la partitura wagneriana, che se da un lato esalta l'infinito procedere della melodia, dall'altro sacrifica l’ intensità di un suono che perennemente anela ad una gamma di colori che non trova. La sua é comunque una prova maiuscola.

Nello spaventoso ruolo di Tristan troviamo un sempreverde Peter Seiffert che ormai ci ha abituati a confrontarci con una vocalità  musicalissima tutta tesa alla ricerca di un rapporto simbiotico con la parola. La sua incredibile tecnica gli permette di arrivare a fine recita praticamente intatto dove altri più giovani di lui cadono miseramente in una afonia da carenza di fiato. La voce è bella, corre nella sala del Mollino, buca la possente orchestra e rientra in scena da dove è partita, regalando momenti di emozione pura. Chapeau.

Ricarda Merbeth nel ruolo di Isolde possiede la stessa potenza ed esuberanza sonora anche se deficitaria di una gamma  cromatica che renderebbe la sua interpretazione perfetta. La Merbeth si pone sulla falsariga delle grandi interpreti del passato in questo ruolo per tonnellaggio vocale, e se saprà amministrare la sua voce con la giusta dose di tecnica e coscienza, ha tutte le carte in regola  per diventare l'interprete di riferimento.

Splendida la voce di Martin Gantner, finalmente un Kurwenal non solo fido vassallo vocale di Tristan, ma suo pari per potenza e capacità di veicolarne le sue emozioni.

Michelle Breedt è una Brangëne che se spesso scompare per peso di voce, risalta invece per una qualità di suono molto molto bella.

Steven Humes possiede la vocalità giusta per un Marke dal suono preciso e dal canto di conversazione impeccabile, ma manca di quel peso stilistico che fa del suo personaggio, il vecchio re sconfitto ed umiliato.

Bene anche gli altri interpreti, Jan Vacik (Melot), Joshua Sanders (un pastore), Franco Rizzo (un timoniere), Patrick Reiter (un giovane marinaio)  tutti partecipi di uno spettacolo anche per loro complesso.

Preciso il breve intervento del coro maschile del Teatro Regio preparato da Claudio Fenoglio.

Alla fine della lunghissima serata (5 ore e mezza) applausi convinti per tutti.

Pierluigi Guadagni

 

 LA   PRODUZIONE

Direttore d'orchestra           Gianandrea Noseda

Regia                                     Claus Guth

Ripresa da                             Arturo Gama

Scene e costumi                     Christian Schmidt

Luci                                       Jürgen Hoffmann

Maestro del coro                   Claudio Fenoglio

 

GLI   INTERPRETI

Tristan                                   Peter Seiffert

Isolde                                      Ricarda Merbeth

Re Marke                               Steven Humes

Kurwenal                               Martin Gantner

Brangäne                               Michelle Breedt

Melot                                      Jan Vacík

Un pastore                             Joshua Sanders

Un timoniere                          Franco Rizzo

Un giovane marinaio             Patrick Reiter

 

 Orchestra e Coro del Teatro Regio

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