THE TURN OF THE SCREW (Il giro di vite), VICENZA OPERA FESTIVAL, TEATRO OLIMPICO – VENERDI’ 21 OTTOBRE 2022

opera in un prologo e due atti op. 54 di Benjamin Britten
su libretto di Myfanwy Piper

L’Inghilterra vittoriana narrata da Henry James con i suoi paradossi e le molteplici contraddizioni sociali approda grazie all’opera di Britten sul suolo pluricentenario del Teatro Olimpico di Vicenza in occasione della nuova edizione del Vicenza Opera Festival, che il direttore Iván Fischer continua con successo a proporre per gli amanti dell’opera internazionale. Un racconto incentrato sulla suspense tanto narrativa quanto musicale, grazie ad un tessuto sonoro che alterna linee tratteggiate e discontinue a percorsi più morbidi e riconducibili ad esperienze più classiche. I due orfanelli affidati all’istitutrice, figura popolarissima nei racconti di certa narrativa borghese, qui si trova protagonista, molto più che nell’opera originale scritta da James, di una intricata vicenda gotica i cui interlocutori principali sono essa stessa, i bimbi Miles e Flora e gli spettri del domestico Quint e della ex istitutrice Jessel con cui questi aveva una relazione amorosa.  È un thriller psicologico, un racconto ancor più sconvolgente perché coinvolge dei bambini le cui vite sono addolcite dall’arrivo della cara Governess, ma messe continuamente in pericolo dagli spiriti minacciosi dei due amanti defunti. Il tema del ‘malo’, il mar Morto nominato da Flora, il ‘Benedicite’ invocato dai piccoli nel cimitero della chiesa, questo continuo riferimento alla morte, nonché lo stretto contatto con l’aldilà dei sue defunti, portano inevitabilmente a stringere, appunto, la ‘vite’ intorno ai protagonisti che non riescono più a slegarsi ed a ritrovare la pace di un tempo.

Scenicamente non semplice da realizzare, gli spazi dell’Olimpico riformulati da Andrea Tocchio sono stati completamente riempiti coprendone anche il prezioso suolo con un allestimento in teoria funzionale e narrativo, che però probabilmente si è potuto apprezzare soltanto dalla prospettiva frontale, poiché molti effetti visivi erano fruibili solo da quella posizione. Vediamo elementi della cameretta degli orfanelli, il salottino delle lezioni, il giardino con un accenno di lago dietro alle vetrate su cui si proiettano le ombre dei fantasmi, il tutto introno ad un mobile ligneo che all’occorrenza cambia aspetto a seconda della scena. Dentro esso si nascondono gli interpreti di cui si deve udire solo la voce (dalla nostra postazione potevamo vederli), mentre alcuni tecnici ai lati del palco manovravano gli oggetti scenici radiocomandati. L’atmosfera lugubre voluta dallo stesso Iván Fischer alla regia, coadiuvato da Marco Gandini, in cui tutto accade come dei flash istantanei che colpiscono chi osserva per lasciarlo senza parole, è resa ancor più efficace dalle luci studiate da Nils Riefstahl che si avvale degli effetti speciali di Nils Corte.

Cast di tutto rispetto che vede trionfatore senza meno il piccolo Miles di Ben Fletcher; non osiamo immaginare l’emozione del piccolo membro del Trinity boys Choir nell’interpretare un ruolo così intenso e difficile. Ha dato vita ad un personaggio credibile, tormentato, dalla tragicità infantile che soprattutto nel terribile epilogo ha lasciato non pochi spettatori commossi. La dolce Flora di Lucy Barlow, membro del Bromley Youth Music Trust, meno coinvolta rispetto al suo fratellino scenico, può comunque vantare il favore del pubblico per impegno e graziosa presenza scenica. La Governess di Miah Persson è materna, profonda, seriamente tesa a proteggere i suoi piccoli ‘tesori’ ma ben consapevole di star vivendo una tragedia, sottolineata da una voce rotonda ed allo stesso tempo un po’ ruvida, perfettamente piegata al ruolo in essere. Fantastica la Mrs Grose di Laura Aikin: voce imponente quanto lo è la personalità del suo personaggio perfettamente portato in scena. I due spettri di Quint e Jessel vedono come interpreti un istrionico Andrew Staples, anche Prologo, ed una incredibile  Allison Cook, davvero immersa nel ruolo e dalla mimica corporea quasi ‘spezzata’ come corpo informe, efficace vocalmente grazie ad uno strumento pieno e sonoro. Sugli scudi l’esecuzione orchestrale: Britten è mille opere messe insieme, diverse sonorità che si intrecciano con dissonanze studiate al dettaglio, stili contrapposti, ma tutto funziona con precisione millimetrica gestita dal Maestro Iván Fischer  che alla fine dell’esecuzione sembra visibilmente soddisfatto, come del resto tutto il pubblico in sala che ha tributato applausi e lodi a tutta la compagine artistica coinvolta.

Maria Teresa Giovagnoli

PRODUZIONE E INTERPRETI

IVÁN FISCHER OPERA COMPANY
BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA
IVÁN FISCHER direttore

regia di Iván Fischer e Marco Gandini

assistente alla regia Hannah Gelesz
costumi Anna Biagiotti
scenografo Andrea Tocchio
luci Nils Riefstahl
effetti speciali Nils Corte
responsabile di palcoscenico Wendy Griffin Reid
direttore tecnico Róbert Zentai

The Governess Miah Persson
Mrs Grose Laura Aikin
The Prologue e Peter Quint Andrew Staples
Miss Jessel Allison Cook
Miles Ben Fletcher
Flora Lucy Barlow

Una produzione della Iván Fischer Opera Company, Budapest Festival Orchestra, Müpa Budapest e Vicenza Opera Festival

MusiCare

COLORFOTO