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THE TURN OF THE SCREW, B. BRITTEN – TEATRO ARIOSTO DI REGGIO EMILIA, VENERDI’ 19 MAGGIO 2023

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Figura di spicco della cultura angloamericana Henry James fu autore di molte opere significative della transizione letteraria tra l’Età Vittoriana ed il primo Modernismo. A contatto con i più importanti autori dell’epoca, sviluppò un amore fedele per il popolo britannico che lo ospitò dal 1876, anno in cui si stabilì a Londra prima di spostarsi nel Sussex. Di quello che si suole definire il ‘secondo periodo letterario’ di James fa parte il celebre The turn of the screw cui si ispirò Britten per l’omonima opera andata in scena al teatro Ariosto di Reggio Emilia lo scorso weekend. I temi specifici della vita quotidiana inglese, delle famiglie travolte da drammatici eventi, l’educazione dei bambini ed il rapporto tra innocenza e malvagità furono i soggetti preferiti di questo periodo e non solo. Fondamentale è il punto di vista dei personaggi, la loro coscienza, e tale rimane nell’opera di Britten, sebbene il ruolo dell’Istitutrice rimanga più marginale nella versione operistica, ove protagonisti assoluti sono i bambini e rispetto al racconto i fantasmi si materializzano effettivamente dialogando anche con la donna. Il regista Fabio Condemi offre nello spettacolo proprio il punto di vista dei piccoli: un lungo viaggio scaturito dalla mente e dai pensieri di chi ha evidentemente vissuto il dramma della morte con angosciante consapevolezza, quasi ad attenderla come fu per l’istitutrice precedente ed il suo amante scomparsi misteriosamente. Poco può la nuova arrivata di fronte a tanto mistero e a tanta oscurità. L’ambientazione dello spettacolo è asettica, fatta di ambienti semoventi per focalizzare man mano l’attenzione su luoghi specifici come una camera da letto, un soggiorno, un giardino, ma sempre accennati e particolarmente scarni, con onnipresenti a video immagini sovrapposte e ricordi di un passato forse immaginato o realmente impresso nelle menti dei piccoli. Fondamentali le immagini/racconto ideate da Fabio Cherstich.

Francesco Bossaglia alla testa dell’ Icarus Ensemble coglie perfettamente il senso di misterioso intreccio di stili in una partitura ricca di richiami al passato musicale inglese; guidando con coesione l’Ensemble il Maestro riesce a tenere un saldo legame tra le scene pur muovendosi su diversi piani tonali. Perfetti i virtuosismi e l’interazione con il pianoforte, il suono di ogni elemento si fa protagonista, ma consapevole parte di un team: metafora di un mondo in cui ogni singolo fa del suo meglio per il miglior risultato di tutti.

Nel cast su tutti i piccoli Miles e Flora: Ben Fletcher e Maia Greaves sostengono ruoli durissimi dal punto di vista emotivo e musicale visto anche le tante dissonanze che metterebbero a dura prova qualunque adulto: sono incredibilmente presenti al loro ruolo e convincono senza riserve. I personaggi che li contornano si muovono su un secondo piano rispetto ad essi e tale si rivela anche l’interpretazione: generalmente corretta Chiara Ersilia Trapani come Mrs. Grose, sufficientemente inquietante il Quint (anche narratore) di Florian Panzieri come anche la Miss Jessel di Liga Liedskalnina; infine l’Istitutrice, la Governess di Laura Zecchini rispecchia quella marginalità imposta dal libretto ponendosi su di un piano partecipe ma mai invadente sulla scena cantando in maniera corretta e pertinente.

Buon successo di pubblico attento e sonoramente soddisfatto al termine. 

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI 

Direttore Francesco Bossaglia

Regia, ideazione scene e costumi Fabio Condemi
Scene e drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich
Costumi Gianluca Sbicca
Luci Oscar Frosio

The Governess                      Laura Zecchini
Quint / The Prologue           Florian Panzieri
Miles                                      Ben Fletcher
Flora                                      Maia Greaves
Mrs. Grose                            Chiara Ersilia Trapani
Miss Jessel                             Liga Liedskalnina

Icarus Ensemble
Nuova produzione Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Foto Andrea Mazzoni