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SOCIETA’ DEL QUARTETTO DI VICENZA, VICENZA OPERA FESTIVAL 2020 - CONCERTO IN STREAMING DEL 26.10.2020

SOCIETA’ DEL QUARTETTO DI VICENZA, VICENZA OPERA FESTIVAL 2020 - CONCERTO IN STREAMING DEL 26.10.2020

Budapest Festival Orchestra

Iván Fischer direttore

 

Elisabeth Kulman soprano

Toby Spence tenore

 

Come un colpo di mannaia, il nuovo DPCM che ha decretato la chiusura al pubblico dei teatri, ha scisso le due date previste del Vicenza Opera Festival, evento ospitato dalla Società del Quartetto di Vicenza e legato a doppio filo alla presenza carismatica di Ivan Fischer e alla “sua” Budapest Festival Orchestra che l’ha creato. Se per il concerto del 25.10 (dedicato a Paolo Marzotto) con musiche di Haydn e R. Strauss il pubblico ha potuto assistere in presenza, al concerto del giorno successivo gli è stato proibito a causa di un decreto francamente incomprensibile, viste le precise e puntuali misure di prevenzione affrontate sempre con diligenza sia dagli enti organizzatori che dal pubblico.

Poiché dovevamo essere presenti, abbiamo deciso di assistere in streaming al concerto del 26.10.20 , eseguito in un Teatro Olimpico di rara ma vuota bellezza, per premiare il lavoro svolto dagli organizzatori ed esecutori, fermamente convinti però che qualsiasi esecuzione musicale debba essere fruita esclusivamente dal vivo e che nessuna trasmissione a distanza possa rendere giustizia di una professionalità altrimenti artificiale, rendendo qualsiasi recensione non completa. Il programma del concerto ha visto l'esecuzione della sinfonia n.6 di L.V.Beethoven e “Das Lied von der Erde” di G. Mahler nella trascrizione di Schoenberg (completata da R. Riehn) per orchestra da camera.

“La Pastorale” secondo Fischer si caratterizza per un suono spinto verso gli estremi dell’essenzialità, e tuttavia lontano dalla esilità o della mancanza di carattere. E la Budapest Festival Orchestra lo segue con una lucidità e una caratura timbrica davvero straordinarie. La lettura di Fischer si caratterizza per qualcosa di ascetico, che regala incredibili trasparenze e soavità particolarmente interiorizzate. Ma sa anche farsi “espressione di sensazioni”, come voleva il compositore rifuggendo dalle banalità della “pittura in musica”, quando è necessario che l’energia sgorghi impetuosamente e si sviluppi con concretezza. . Ogni estrinseca allusione preconcettuale è abbandonata per trasformarsi in una ricerca filosofica intorno al suono, che non rinuncia però a momenti di fenomenale eleganza rispettando con rigore le articolazioni della forma. Eccellente la qualità tecnica di tutti gli strumentisti, in particolare dei legni che hanno avuto il loro punto culminante, in un secondo movimento ispiratissimo. 

Nel 1921, Schoenberg aveva iniziato il compito di ridimensionare la partitura di “Das Lied von den Erde” di Mahler in modo che potesse essere eseguita presso la sua “Gesellschaft für private Musikdarbietungen” a Vienna, ma quando la società fallì lo stesso anno, abbandonò il progetto, avendo riorganizzato solo una parte del movimento di apertura . Sessant'anni dopo, Riehn ha ripreso da dove aveva lasciato il suo grande predecessore, apportando piccoli aggiustamenti ma per lo più mantenendo la stessa formazione di 15 esecutori. L'arrangiamento di Schoenberg, prevede un quintetto d'archi (quartetto d'archi più contrabbasso), quintetto di fiati, pianoforte, harmonium, celesta, e sette percussioni, oltre ai due solisti, ma Fischer per questa esecuzione ha deciso di raddoppiare gli archi probabilmente per supportare la massa sonora in maniera più efficace.

Fischer ed i suoi strumentisti, riescono tuttavia ad ottenere la chiarezza esecutiva necessaria, e gestiscono l'enorme gamma emotiva del lavoro di una partitura pensata per grande orchestra dal suo compositore, dimostrando uno sforzo di squadra veramente encomiabile. 

Toby Spence, il tenore, ha voce brillante, un poco esile ma che ben si sposa con i numeri ridotti della partitura da camera e si adatta perfettamente ai lieder "Von der Jugend" e "Der Truckene im Frühling". Elisabeth Kulman come mezzosoprano sembra non avere nulla di eroico o elegiaco nel suo canto. Di  “ Der Abschied” concertato da Fischer con meticolosa precisione, la Kulman sembra non percepire la stessa commovente partecipazione, mentre le intrusioni del mondo quotidiano nelle gioiose esplosioni dei lieder precedenti, assumono una qualità volutamente abrasiva.

Pierluigi Guadagni

Foto della Società del Quartetto di Vicenza

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