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SETTIMANE MUSICALI DEL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA: LE STAGIONI NEL MONDO, IN CAMMINO DA VENEZIA A BUENOS AIRES – CONCERTO DEL 2 GIUGNO 2019

olimpico

Con un emozionante concerto che ha visto l' Orchestra di Padova e del Veneto e il violino solista di Sonig Tchakerian, si sono aperte le Settimane Musicali del Teatro Olimpico di Vicenza, giunti quest'anno alla 28° edizione.

Un programma che a prima vista potrebbe sembrare scontato, ha avuto invece una partecipazione emotiva non indifferente, grazie oltre che alla bravura degli interpreti, anche e soprattutto all'accostamento dei compositori Vivaldi\Piazzolla legato al tema delle stagioni.

Fino all'inizio del '900, Vivaldi era l'autore dei concerti delle “Stagioni” e niente di più, essi erano sopravvissuti  per la loro particolare natura descrittiva , una natura che è totalmente diversa da quella di altre musiche descrittive di quel periodo.

Per Vivaldi però l'aspetto didascalico non è qualcosa di posticcio, costituisce invece uno degli aspetti più caratteristici della sua personalità, indica il suo bisogno di immaginare ed esprimersi con assoluta libertà e naturalezza. Sappiamo che i sonetti accompagnatori dei 4 concerti sono stati aggiunti in un secondo tempo al momento di andare in stampa e probabilmente in principio l'intento descrittivo era molto minore, forse affidato soprattutto all'estro improvvisativo del violino solista piuttosto che alla precisione delle note scritte.

Ecco invece che in questi ultimi anni, in piena “Vivaldi Renaissance” abbiamo sentito le “Stagioni” vivaldiane eseguite in tutte le maniere e le salse, dalla lettura lineare e precisa de i Solisti Veneti con il violino di Piero Toso negli anni 70, passando per i fasti ba-rock delle orchestre tedesche, alla ortodossia noiosissima delle orchestre con strumenti originali e corde in budello e diapason ribassato dei paesi anglosassoni etc....

Sonig Tchakerian ci porta invece ad una esecuzione pulitissima della scrittura vivaldiana che non ha bisogno di virtuosismi inutili né di riletture inutilmente “ à la page”.

Supportata da un Orchestra di Padova e del Veneto in gran forma, esegue la scrittura di Vivaldi come scritta, senza indugiare né in strappate d'arco né in insulsi accenti isterici che ultimamente pare vadano di gran moda e, udite udite, fa suonare i professori d'orchestra seduti e non in piedi come vorrebbe l' usanza moderna di blasonate compagini orchestrali.

Unico vezzo, l'artista italo armena sceglie di suonare scalza, probabilmente sia per un fatto di aderenza fisica con le tavole del palcoscenico ma, credo anche per comodità.

Sta di fatto che le “Stagioni” di Tchakerian\OPV sono un compendio di virtuosismo quasi perfetto unito ad una semplicità esecutiva che sprigiona il giusto colore alla scrittura vivaldiana.

Affiancare alle “Stagioni” di Vivaldi la rilettura che Astor Piazzolla fece con le sue “Cuatros Estaciones Porteñass” alla fine degli anni '60 del '900 è interessantissimo soprattutto se a preparare l'orchestrazione dalla scrittura per fisarmonica a quella per orchestra d'archi, viene chiamato un talento compositivo come Luis Bacalov, anch'egli argentino come Piazzolla.

Ecco allora che le “Estaciones” di Piazzolla risaltano in tutta la loro bellezza sudamericana, fatta di indugi, atmosfere fumose, passioni. L'eco vivaldiana rimane però sullo sfondo e riaffiora in qualche citazione soprattutto orchestrale, mentre il violino solista ci accompagna in una sarabanda tumultuosa esaltata dalla orchestrazione di Bacalov che rimanda ad echi di Shostakovich per le arditezze compositive.

Alla fine è un trionfo totale, che obbliga gli esecutori a concedere ben due bis: una parte dell'inverno di Vivaldi e di Piazzolla, lasciando entusiasta il pubblico che affollava il teatro Olimpico in ogni ordine di posti.

Pierluigi Guadagni

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