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SALOME,  RICHARD STRAUSS – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 20 MAGGIO 2018

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Non nascondiamo mai il nostro particolare interesse quando ci si offre l’occasione di  assistere ad un dramma  che trae ispirazione dalla meravigliosa ed intensa attività dei poeti di lingua inglese. In questo caso ci siamo tuffati a pieno titolo nel movimento estetico di cui il geniale Oscar Wilde fu esponente alla fine del XIX secolo. Con le sue novelle il lettore si trovava immerso in un sogno che aiutava a vivere quasi sostituendosi alla vita reale, grazie al suo gusto per l’arte e la bellezza, ed affermando  ‘I have put all my genius into my life; I have put only my talent into my work’ (ho messo il genio nella mia vita, il talento nel mio lavoro). La Salome che Strauss mette in una musica travolgente ed incredibilmente descrittiva fu da Wilde scritta originariamente  in francese e gli valse gran parte della sua notorietà. Dramma simbolico e ricco di spunti significativi, ha offerto alla regista Marina Bianchi moltissime idee per crearne uno spettacolo dark e sensualissimo ove ciò che accade in scena ha sempre un senso specifico ed i personaggi ruotano attorno alla onnipresente protagonista, che catalizza su di sé le vicende ma anche l'attenzione di chi assiste che ne resta molto colpito. Salome è una giovane sensuale e passionale, ossessionata dal suo bel Giovanni, il Battista; pur sapendo bene che egli nella sua purezza non può cedere ella continua a desiderare tutto di lui, fino all’atroce vendetta. La regista esalta l'atmosfera evocata in una ambientazione prevalentemente in penombra, con giochi di contrasti creati da Paolo Mazzon, tra le strutture piuttosto tradizionali di Michele Olcese. Si aggira spesso in scena una sorta di doppio della giovane, impersonata da una ballerina che ne copia e sviluppa i movimenti anche in modo più esplicito; compaiono anche altre figure alquanto ambigue ad indicare un ambiente poco chiaro e molto equivoco in cui la ragazza vive. Le proiezioni di Matilde Sambo evocano talvolta la figura di Giovanni, talvolta simboleggiano le passioni in corso con elementi esemplificativi (come la luna grande protagonista), che comunque non aggiungono nulla di particolare alla scenografia secondo noi già adeguata.   Anche i costumi di Giada Masi hanno una foggia che serve a sottolineare per colore e fattura la personalità dei vari personaggi, si pensi al viola di Erodiade, al bianco dalle trasparenze studiate per Salome, al rosso passione per Erode, ecc.  Uno spettacolo in estrema sintesi ricco di significati che allo spettatore possono apparire più o meno chiari, anche a seconda di dove si focalizza la sua attenzione.

Sul fronte musicale rileviamo la direzione efficacie di  Michael Balke che a nostro avviso ha saputo proiettare l’orchestra dell’Arena di Verona in un repertorio poco praticato con attenta partecipazione, ottenendo delle mirabili sfumature: trascinante ed intenso è il suono che si fa ora avvolgente ora leggero per una giusta sottolineatura degli eventi.

E travolge tutti la protagonista Nadja Michael che fa della forza il punto su cui spingere per la sua interpretazione, mostrando anche doti da danseuse visto il suo incedere sinuoso e sciolto, punta molto sugli acuti laddove nel grave la voce è meno efficacie; personalità da vendere e tenacia la fanno emergere sugli altri interpreti. Kor-Jan Dusseljee è il voglioso Erode, ha una voce dalla pasta ricca e marmorea, uniforme e perfettamente a suo agio col repertorio tedesco. Il suo ruolo è giocato sul filo della passione/voglia di comandare e nel soddisfare i suoi desideri ne diventa vittima egli stesso. Anna Maria Chiuri dipinge una Erodiade di carattere ed espressività, forte della sua voce cupa nel senso positivo del termine, quindi adatta ad una donna ostile e calcolatrice. Il profeta Giovanni nella sua pura veste bianca è un austero ed irremovibile Fredrik Zetterström, tanto nell’interpretazione molto controllata quanto nella voce salda dotata di un bel colore brunito.

Nei ruoli di contorno si distingue Enrico  Casari come Narraboth , il paggio è Belén Elvira  mentre fanno parte del gruppo dei 5 Giudei Nicola Pamio,  Pietro Picone,  Giovanni Maria Palmia, Paolo Antognetti e  Oliver Pürckhauer. Costantino Finucci e Gianfranco Montresor sono i due soldati, i due Nazareni sono Romano Dal Zovo e Stefano Consolini, mentre Alessandro Abis e Cristiano Olivieri sono l’uomo della Cappadocia e lo schiavo.

Applausi convinti al termine con ovazioni per la protagonista.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LA   PRODUZIONE

Direttore d’orchestra            Michael Balke

Regia                                      Marina Bianchi

Scene                                      Michele Olcese

Costumi                                  Giada Masi

Movimenti mimici                 Riccardo Meneghini

Lighting design                      Paolo Mazzon

Videomaking                          Matilde Sambo

 

GLI    INTERPRETI

Erode                                    Kor-Jan Dusseljee

Erodiade                               Anna Maria Chiuri

Salome                                   Nadja Michael

Jochanaan                             Fredrik Zetterström

Narraboth                             Enrico Casari

Un paggio di Erodiade         Belén Elvira

Cinque Giudei                      Nicola Pamio

                                               Pietro Picone

                                               Giovanni Maria Palmia

                                               Paolo Antognetti

                                                Oliver Pürckhauer

Due Nazareni                        Romano Dal Zovo

                                                Stefano Consolini

Due soldati                            Costantino Finucci

                                                Gianfranco Montresor

Un uomo della Cappadocia Alessandro Abis

Uno schiavo                           Cristiano Olivieri

 ORCHESTRA E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

FOTO ENNEVI FONDAZIONE ARENA DI VERONA

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