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SALOME, RICHARD STRAUSS, TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA - DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019

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Dopo nove anni torna al Comunale di Bologna la Salome intimista del regista Gabriele Lavia ideata in collaborazione con il Teatro Verdi di Trieste, qui ripresa da Gianni Marras. Una Salome in cui è protagonista il contrasto tra il bene ed il male, tra gli opposti che inevitabilmente si attraggono, anche se unilateralmente in questo caso. Giovanni è il bene che in opposizione a ciò che dovrebbe essere si trova nel profondo abisso imprigionato sotto terra. Salome e la sua corte sono in superficie invece, ma la voce della saggezza e della purezza li opprime costantemente da dove si trova. E la principessa ne è attratta inverosimilmente, vuole vedere l’oggetto di tanto mistero che lo zio/ patrigno ha fatto rinchiudere, vuole possedere le sue labbra come per estirpare o far suo quel verbo tanto pesante nei confronti suoi e della sua stirpe. Il palco come lo aveva pensato Alessandro Camera è un enorme squarcio intorno al quale la protagonista si muove sinuosamente, respinge ma attrae il marito di sua madre, che a sua volta la ammira ma ne è allo stesso tempo invidiosa. Una storia biblica cui si ispirò lo scandaloso (per i suoi tempi) Oscar Wilde i cui libri sono sintesi di edonismo ed ammirazione per la bellezza come bene assoluto. Salome è bellissima mentre Giovanni è ridotto ad uno straccio e prigioniero, ma a suoi occhi è una apparizione meravigliosa, finché non ne è respinta con le conseguenze che sappiamo.

Lavia ambientava il tutto all’epoca di Strauss e dunque Erode ricorda vagamente Guglielmo II di Prussia con tutta la corte al seguito vestita di conseguenza da Andrea Viotti. Ma il libretto è rispettato, la storia segue il suo filo conduttore in una atmosfera quasi sospesa, con i toni accesi delle luci prevalentemente rosso sangue di Daniele Naldi. Ma non vi sono esagerazioni o gusto per l’orrido o lo spinto. La danza si basa prevalentemente su piccole provocazioni e la testa di Giovanni è una enorme riproduzione che spunta dalla terra su cui Salome termina i suoi tormenti giustiziata  dalle guardie.

Il cast vede come protagonista una splendida Ausrine Stundyte, che dopo una impegnativa prima porta a termine anche questa seconda recita con grinta ed incredibile personalità. Cantante fantastica dalla voce importante, ma attrice di carattere, coriacea ed allo stesso tempo sinuosa come una farfalla. Una Salome completa insomma. Una voce che si sente pur dal basso ove si trova l’interprete non è cosa da poco e Tuomas Pursio nel ruolo di Giovanni la proietta benissimo: calda, incisiva come il personaggio di estremo rigore e ponderatezza necessita. Erode è gestito al meglio da  Ian Storey: un interprete solido tanto nella voce quanto nell’interpretazione di un uomo orribile ma che alla fine si distacca consapevole dallo stesso oggetto del suo desiderio. Salda ancora è la fantastica Erodiade di  Doris Soffel, col bicchiere di vino sempre a portata di mano (visto come si comporta il marito..) e capace di lanciare sciabolate di voce che stendono chi si trova a sedere davanti.  A proposito un plauso ai mimi che hanno retto in piedi e per interminabili minuti i vassoi delle vivande con le braccia in tensione senza colpo ferire! Bene Enrico Casari dalla voce limpida e fresca, sfortunato Narraboth suicida per amore. Silvia Regazzo è un Paggio accorato con una voce che si adatta al ruolo maschile ma con delicatezza; chiudono il cast i cinque giudei Gregory Bonfatti, Pietro Picone, Antonio Feltracco, Paolo Antognetti e Abraham García González, Francesco Leone come uomo della Cappadocia, i due Nazareni Riccardo Fioratti e Stefano Consolini, gli ottimi soldati Gabriele Ribis e Luca Gallo e lo schiavo Francisco Javier Ariza García.  

Gestisce una orchestra limpidissima ed in forma il Maestro Juraj Valčuha. La sua lettura è sì drammatica ma nei momenti giusti e l’orchestra del Comunale la esplicita con una ricchezza di suoni che si ampliano o si annullano fin quasi al limite dell’ udibile, per poi riaprirsi con meraviglia di colori. Il gesto è minimo, talvolta un semplice cenno della testa, segno di un feeling con i musicisti dovuto ad una preparazione attenta ed approfondita.

Pubblico molto attento che ha gremito il Comunale, felicissimo al termine con ovazioni per Pursio ed in delirio per la  Stundyte e Valčuha.  

Maria Teresa Giovagnoli.             

LA   PRODUZIONE
 
Direttore                                Juraj Valčuha 
Regia                                     Gabriele Lavia
Regia ripresa da                   Gianni Marras
Scene                                     Alessandro Camera
Costumi                                 Andrea Viotti
Luci                                       Daniele Naldi
Movimenti coreografici        Daniele Palumbo

GLI   INTERPRETI


Salome                                   Ausrine Stundyte
Jochanaan                             Tuomas Pursio
Erode                                     Ian Storey
Erodiade                               Doris Soffel
Narraboth                             Enrico Casari
Paggio di Erodiade               Silvia Regazzo
Cinque giudei              Gregory Bonfatti, Pietro Picone, Antonio Feltracco, Paolo Antognetti, Abraham García González
Uomo della Cappadocia      Francesco Leone
Due Nazareni                        Riccardo Fioratti, Stefano Consolini                
Due Soldati                           Gabriele Ribis, Luca Gallo
Uno schiavo                          Francisco Javier Ariza García

Produzione del Teatro Comunale di Bologna

FOTO Andrea Ranzi-Studio Casaluci 

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