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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – SFERISTERIO OPERA FESTIVAL DI MACERATA, REPLICA DEL 9 AGOSTO 2019

Rigoletto

In quanti e quali modi si sia trattato il difficile mondo del tragico gobbo deriso, la sua storia resta il simbolo di chi dalla condizione di incompreso e sbeffeggiato, passi amaramente dalla parte del torto e con le sofferenze più atroci. Il mondo di Rigoletto è lo stesso ovunque lo si voglia raccontare, perché tiranni vi furono in passato quanti ne esistono a iosa nel presente, così come tanti sono i disperati che si compromettono e si corrompono per la troppa sofferenza. In un turbinio di colpe ed accuse, la vita diventa una giostra su cui possono salire solo i più scaltri senza esserne scaraventati giù e malamente feriti. Così deve aver immaginato il regista Federico Grazzini il contesto del Rigoletto che debuttò nel 2015 e riproposto quest'anno allo Sferisterio di Macerata, riuscendo a trasporre il suo dramma dalla corte di Mantova del Sedicesimo secolo ad uno scalcagnato e maltenuto luna-park odierno, disegnato da Andrea Belli, popolato ormai solo da bande di malviventi di cui Rigoletto stesso è un membro. Unica sua gioia è la meravigliosa e pura figliola, nascosta da tanto lordume. Il regista ha pensato ad una ambientazione fosca e malavitosa costituita da una massa di sbandati tra cui l'ambulante Sparafucile col suo sudicio chiosco, sua sorella che frequenta solo prostitute, e Rigoletto appunto, confinato in una roulotte con Gilda. A completare il quadro sono le numerose comparse/mimi che compongono le bande di malavitosi, spesso impegnati in coreografie un po' grottesche ma che alleggeriscono di non poco la tensione. Come a conclusione di un delirio generale in cui è coinvolta la sua esistenza, Rigoletto, che per la verità sembra più in preda ai sintomi di una forte sciatica piuttosto che affetto da deformità, si accomiata dallo spirito della figliola ormai deceduta percependone l'immagine fisica, perché come sappiamo bene l'amore continua oltre la materia terrena. Di sicuro impatto sono le luci rielaborate da Ludovico Gobbi che ottiene per ogni situazione la giusta sfumatura andando a colpire lo sguardo di chi osserva con i suoi colori accesi. I costumi adeguati al contesto sono di Valeria Donata Bettella

Dal punto di vista musicale segnaliamo una compagnia giovane che ha accettato la sfida con entusiasmo e sincera partecipazione. Tutti i personaggi vivono in maniera molto libera e con un certo fare tracotante finché ognuno di loro si trova di fronte alla sua personale sconfitta. Il Duca perde l'unica donna che potesse amarlo seriamente, Rigoletto la sua unica fonte di felicità, la povera Gilda perde i sogni e la giovane vita, e persino Sparafucile e sua sorella devono fuggire dopo il misfatto abbandonando il misero chiosco mobile. Il Rigoetto di Amartuvshin Enkhbat è quasi grottesco, con quel suo incedere curvo ma che ad ogni mutamento d'animo si erge di scatto come nulla fosse, quasi che il dolore mentale fosse più intenso di quello fisico. Lo aiuta una voce carica di pathos, dalle corde vigorose che a tuttotondo schiaffeggiano il suono. Con grande generosità Matthew Ryan Vickers ha accettato di sostituire l'indisposto collega Enea Scala all'ultimo minuto nel ruolo del Duca, potendo provare pochissimo. Chiaro che ha avuto qualche difficoltà all'inizio, più che altro di ambientazione in questo spettacolo dove succedono tante cose, sia sul versante vocale, un pochino freddo in prima battuta. Man mano ha poi rodato la voce riuscendo anche a trovare degli spunti pregevoli, soprattutto nel quartetto del terzo atto. Claudia Pavone possiede la grazia tanto nella voce quanto nel portamento per dare vita al ruolo di Gilda, figlia di un uomo molto particolare e suo malgrado costretta a vivere accampata in un luogo davvero poco ameno. Vocalità duttile e agile quando serve, ogni tanto in acuto tende ad una leggera fissità che poi si ammorbidisce scaldandosi e definendo ancor meglio anche le agilità. Splendidi i sottilissimi filati ove se pur con volume minimo arriva dritta al cuore anche molto in alto sulla partitura senza dover forzare il suono. Efficacie la coppia di fratelli ambulanti Simon Orfila e Martina Belli, ossia Sparafucile e Maddalena, donna dai facili costumi ma sinceramente accorata riguardo le sorti del giovane marpione affascinante, entrambi dotati di due belle voci brune parecchio adatte a questi personaggi. Nei ruoli di contorno interessante il Monterone di Seung-Gi Jung, un altro esponente del plotone di orientali affidabili e dalle voci ben impostate; Giovanna è la brava Alessandra Della Croce, mentre in carrellata ricordiamo i positivi interventi di Matteo Ferrara come Marullo, il Borsa di Vasyl Solodkyy, il Conte Di Ceprano di Cesare Kwon con la Contessa Anastasia Pirogova. Un Paggio della Duchessa e l'Usciere di corte sono Raffaella Palumbo e Gianni Paci.

L'orchestra Filarmonica Marchigiana giunta all'ultima recita poteva ormai essere quasi semplicemente osservata dal Maestro Giampaolo Bisanti, che ha evidentemente lavorato a lungo a priori e poi continuato in itinere nelle recite precedenti, con una concertazione volta alla tensione, allo scavo ed all'intensità sonori che non si esemplificano nella mera ricerca del volume da spazio aperto, ma creando una architettura musicale su cui ogni personaggio vive in funzione della partitura. Altrettanto significativo è il lavoro con gli interpreti perché necessitano, in un luogo tanto largo, di essere spesso richiamati al tempo giusto, soprattutto quando l'azione scenica è dislocata su più punti del palcoscenico e con conseguenti difficoltà di feedback con l'orchestra.

Il coro preparato da Martino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina ha una buona amalgama vocale nel complesso ed è ben inserito nella narrazione.

Successo per tutta la produzione da parte di una Arena gremitissima.

Maria Teresa Giovagnoli

LA  PRODUZIONE

Direttore             Giampaolo Bisanti

Regista               Federico Grazzini

Scene                  Andrea Belli

Costumi             Valeria Donata Bettella

Luci                    Alessandro Verazzi (riprese da Ludovico Gobbi)

GLI INTERPRETI

Il Duca di Mantova Matthew Ryan Vickers

Rigoletto                  Amartuvshin Enkhbat

Gilda                        Claudia Pavone

Sparafucile              Simon Orfila

Maddalena               Martina Belli

Giovanna                  Alessandra Della Croce

Il Conte Di Monterone  Seung-Gi Jung

Marullo                     Matteo Ferrara

Matteo Borsa            Vasyl Solodkyy

Il Conte

di Ceprano                 Cesare Kwon

La Contessa

di Ceprano                Anastasia Pirogova

Un Paggio Della Duchessa Raffaella Palumbo

Un Usciere Di Corte Gianni Paci

Orchestra Filarmonica Marchigiana e coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Martino Faggiani maestro del Coro
Massimo Fiocchi Malaspina, altro Maestro del Coro

Banda “Salvadei” complesso di Palcoscenico

Produzione Dell’associazione Arena Sferisterio per il Macerata Opera Festival 2015

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