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R. WAGNER, TRISTAN UND ISOLDE - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, DOMENICA 26 GENNAIO 2020

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Per l'apertura della nuova stagione, il Teatro Comunale di Bologna ha prodotto assieme al Teatro de La Monnaie di Bruxelles, dove ha debuttato lo scorso maggio, un nuovo allestimento di Tristan und Isolde di Richard Wagner.

Lo spettacolo porta la firma di Ralf Pleger alla regia e Alexander Polzin alle scene ed è un lavoro che si colloca sulla scia di certi allestimenti concettuali tornati tanto di moda in questo periodo, soprattutto nell'area transalpina.

Nulla da eccepire, soprattutto se affrontato su di una partitura come appunto Tristan und Isolde dove la drammaturgia latita, l'azione pure, e lavorare su di uno spazio metafisico, quasi cerebrale, può risultare una carta vincente.

Non è il caso di Bologna dove abbiamo assistito invece ad uno spettacolo, a nostro personalissimo avviso, di una bruttezza disarmante oltre che vuoto di concetti, se si escludono delle strampalate idee che il regista Pleger enuncia nelle sue note di regia.

Per il regista e filmmaker tedesco, la musica di Wagner sarebbe stata scritta sotto l'influenza di droghe e il suo Tristan altro non è che il risultato "psichedelico" di allucinazioni dovute alla assunzione di psicofarmaci e droghe che hanno comportato una deviata percezione sulla nostra "normale' visione del mondo.

Il risultato è uno spettacolo che rasenta la noia cosmica fino a scadere in più punti nel ridicolo di scene imbarazzanti, che trovano l'apoteosi  nel secondo atto dove i due amanti si vedono costretti ad affrontare il loro lungo duetto d'amore arrampicandosi maldestramente sulla installazione scultorea di Alexander Polzin raffigurante un groviglio di rami, rischiando più volte di schiantarsi al suolo. Uno spettacolo che non porta nulla di nuovo, ma che anzi scimmiotta nei movimenti e nell'uso delle luci, ciò che Bob Wilson fa da 30 anni, uno spettacolo che concettualmente era già vecchio quando Harry Kupfer lo presentava in maniera quasi identica  nei teatri della DDR negli anni 70. Le palandrane di plastica associate ai guantoni ascellari da veterinario degli uomini e l'orrido costume da crocerossina di Brangãne (identico nei tre atti se non per il colore che muta) ideati da Wojciech Dziezdic, chiudono il  cerchio su di uno spettacolo da dimenticare velocemente.

Per fortuna il versante musicale ha regalato momenti di altissima qualità.

Juraj Valčuha alla guida di una Orchestra del Teatro Comunale di Bologna in splendida forma, rilegge la partitura wagneriana spogliandola dove possibile di una tradizione teutonica che la vuole spesso associata ad esplosioni sonore ed a impeti cromatici il più delle volte fuori luogo.

Valčuha è alla continua ricerca di uno scavo psicologico e di una profondità di suono che esalta l'infinito procedere della melodia wagneriana scoprendo una gamma di colori che fanno del direttore slovacco un interprete particolarmente sensibile alle ragioni della musica del compositore tedesco.

Per Valčuha l'immensità avvolgente della musica, protagonista autentica e assoluta della serata, è fatta di dilatazioni in isole di malinconia struggente, dove  l'imponenza della dimensione cosmica toglie il respiro. Al termine delle cinque ore di spettacolo, qualche secondo di sospensione, nel buio e nel silenzio è necessario prima dell'esplosione liberatoria dell' applauso.

Nei panni di Tristan, un autentico fuoriclasse come Bryan Register dotato di una vocalità musicalissima tutta tesa alla ricerca di un rapporto simbiotico con la parola. La voce è bella, assente da ogni tipo di sforzo, corre nella sala del Bibiena, buca la possente orchestra e rientra in scena da dove è partita regalando momenti di autentica emozione.

Catherine Foster, nel ruolo di Isolde possiede una potenza ed una esuberanza sonora che la pongono sulla falsariga delle grandi interpreti del passato in questo ruolo per il tonnellaggio vocale, anche se deficitaria di una gamma cromatica che renderebbe la sua interpretazione perfetta. La Foster non si risparmia minimamente e arriva al "Liebestod" un poco in affanno,  ma la sua rimane una interpretazione memorabile.

Autentico fuoriclasse anche Albert Dohmen, un re Marke di maestosa e sofferta dignità,  ieratico e ferito nella voce come nel fraseggio, impeccabile nel canto di conversazione.

Ottima la voce di Martin Gantner, finalmente un Kurwenal non solo fido vassallo di Tristan, ma suo pari per potenza e capacità di veicolarne le sue emozioni.

Ekaterina Gubanova è una Brangāne memorabile per il superbo colore contrattile e la perfetta linea di canto, i mezzi sontuosi, la sua caratteristica articolazione tagliente, l'accorto gioco di luci e di ombre , ne fanno una confidente severa nel canto come nella scena.

Bene anche gli altri interpreti, Tommaso Caramia (Melot\un pilota), Klodjan Kacani (un pastore\un giovane marinaio), entrambi partecipi di uno spettacolo particolarmente complesso.

Preciso il breve intervento del coro maschile del Teatro Comunale di Bologna preparato da Alberto Malazzi.

Alla fine della lunghissima serata, (5 ore e mezza) applausi convinti per tutti da parte di un pubblico attento e partecipe.

Pierluigi Guadagni

 

LA PRODUZIONE

Direttore                    Juraj Valčuha
Maestro del coro        Alberto Malazzi
Ideazione artistica     Ralf Pleger & Alexander Polzin
Regia                           Ralf Pleger
Scene                          Alexander Polzin
Costumi                     Wojchech Dziedzic
Luci                            John Torres
Luci riprese da          Kate Bashore
Coreografia                Fernando Melo
Con la collaborazione di Leggere Strutture Art Factory

GLI  INTERPRETI

Tristan                       Bryan Register
König Marke             Albert Dohmen
Isolde                         Catherine Forster
Kurwenal                  Martin Gantner
Brangäne                    Ekaterina Gubanova
Melot/

Ein Steuermann         Tommaso Caramia
Ein Hirt/

Ein junger Seemann            Klodjan Kaçani

Orchestra, coro e tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con La Monnaie/Munt 

Foto Rocco Casaluci 

 

 

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