R. WAGNER, TANNHAUSER - TEATRO COMUNALE DI MODENA, DOMENICA 13 NOVEMBRE 2022

La musica di Richard Wagner torna protagonista in Emilia, soppiantando per un breve periodo il reame assoluto di Giuseppe Verdi e nel giro di una settimana il Teatro Comunale di Modena propone "Tannhäuser", mentre il Teatro Comunale di Bologna mette in scena "Lohengrin".

Un lusso incredibile per chi ama la musica del cigno di Lipsia, ma anche uno sforzo notevole ed encomiabile per i teatri che lo propongono. La produzione di Tannhauser vista a Modena, proviene dall’  Opernfestspiele OH! di Heidenheim, tranquilla cittadina di 50.000 abitanti adagiata tra le verdi colline del Baden - Wuerttenberg, dove ogni estate dal 1969 si tiene tra le rovine del castello Schloss Hellensteinun, un interessante festival musicale.

Marcus Bosch ne è il direttore musicale e a Modena lo troviamo alla guida dell' Orchestra dell'Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro della Czech Philharmonic Brno preparato da Petr Fiala e Michael Dvořák.

Delle tre versioni disponibili dello spartito, a Modena  si è scelta proprio la prima versione, quella cosiddetta di Dresda del 1845 (ma con le aggiunte per la scena finale del Venusberg con le dissonanze e i cromatismi delle ultime revisioni, così come l’introduzione orchestrale alla scena quarta del secondo atto e il poderoso concertato finale del secondo atto) , meno legata a un’idea di grand - opéra della successiva versione parigina di una quindicina di anni posteriore e più spuria di quella di Vienna del 1867,  da Wagner chiamata “endgueltige Fassung”, (edizione definitiva) foriera di ulteriori revisioni e aggiunte che sottolineano l’interesse ossessivo del compositore per quest’opera.

Si sa, Tannhauser è il “Musikdrama”al quale Wagner dedicò il maggior numero di pagine programmatiche, critiche ed esegetiche. Detto questo, l’operazione filologica si ferma là, poiché per l’allestimento scenico pensato da Georg Schmiedleitner, con le scene di Stefan Brandtmayr e i costumi di Cornelia Kraske deraglia sul binario morto di un regietheater ammuffito.

Anzi, non è regietheater, non è provocazione e nemmeno innovazione culturale. Il lavoro registico di Georg Schmiedleitner è semplicemente brutto e inguardabile. Di più: è ilare. Ci ha fatto divertire parecchio infatti vedere le drag queens sculettare nel Venusberg mentre un Tannhauser annoiato sciupa alle slots gli ultimi spiccioli di un'esistenza errabonda finita in un lurido motel. Come pure vedere Tannahuser morire strangolato da Wolfram nel terzo atto, mentre Venus ed Elisabeth scappano assieme verso un futuro sessualmente più radioso, inducendo il povero Wolfram al suicidio per sgozzamento. Ma è una ilarità isterica la nostra, perché alla lunga stanca e annoia, soprattutto quando si percepisce che le trovate stentano a decollare e il regista cerca affannosamente la strada di casa, adattando le didascalie del libretto wagneriano ad una modernità forzata dove il pensiero innovativo della messinscena è inesistente.

Marcus Bosch, che ritroviamo felicemente dopo un intenso Tristan al Teatro Filarmonico di Verona nei primi anni 2000, impagina lo spartito wagneriano in un'aura di precisione metronomica con colori classici, senza retorica, con un controllo forse non perfetto di alcune dinamiche, ma lucidamente al servizio della messinscena. Se escludiamo una overture curatissima nei dettagli e nei colori, così come l’introduzione al terzo atto, la direzione di Bosch scorre senza intoppi ma anche senza particolari esaltazioni, sollecitando una più che buona Orchestra dell’Emilia Romagna (perfetta l’arpista nel lungo intervento del secondo atto) in un repertorio non proprio famigliare.

Molto bene ha fatto il Czech Philharmonic Choir Brno, una compagine non proprio “teutonica” nel suono, ma pulita e precisa quanto necessario.

Creare un cast omogeneo nella sua integrità musicale per quest'opera “monstre”, è oggi impresa pressoché impossibile, non ci riescono a Bayreuth, figurarci a Modena.

James Kee ha passato indenne la prova muscolare del ruolo di Tannhauser ma delinea un protagonista dove mai il fraseggio diviene cifra interpretativa, sostituito da un canto al limite dello strangolamento. Nonostante lo sforzo non riesce a svettare nei concertati, vedasi quello del secondo atto, in cui nessun La naturale è riuscito ad emergere dal poderoso volume corale. Nel duetto del primo atto con Venus è mancata quella eroicità necessaria nel canto. sostituita da una ricerca spasmodica di volume che ha distrutto qualsiasi tentativo di legato e di colore, così come niente è emerso dal drammatico racconto del terzo atto, se non un monotono   ricorso al "forte" perenne e alla concitazione.

Ottima la prova di Lea Gordon come Elisabeth. la cantante canadese, dotata di timbro purissimo e luminoso ma anche di acuti sonori e puliti non ha disegnato una candida vergine di toccante ma un po’ banale poeticità, ma ha saputo interpretare la trepidante partecipazione di una donna vera, anche con la nevroticità e l’ansia di chi aspetta che si coroni la tanto sospirata unione d’amore.

Birge Radde è stato un Wolfram dalla voce poco seducente, ma  canta con gusto e si mostra ricercato negli accenti soprattutto nell’atto terzo dove incesella una non banale “O du, mein holder Abendstern” cantata tutta sul fiato.

La Venere di Anne Schouldt scenicamente affascinante, vocalmente molto meno: acuti striduli e un centro gravemente dissestato.

Tijl Faveyts è un Landgraf di bel timbro, dai centri rotondi e potenti, dai gravi risonanti ma dotato di un passaggio piuttosto ingolfato e di acuti sforzati e stimbrati.

Molto buono il quartetto dei cantori, tutti ben omogenei nelle parti d’assieme e anche in quelle solistiche nella scena della Wartburg per il Biterolf di Young Kwon e il dolcissimo Walther di Martin Mairinger.

Buona anche l'apparizione di Julia Duscher qui trasformata da pastorello a rasta.

Il pubblico di Modena apprezza il lavoro complessivo e pur con qualche perplessità, tributa lunghi applausi a tutto il cast musicale.

 

Pierluigi Guadagni

 

PRODUZIONE E INTERPRETI 

Direttore - Marcus Bosch

Regia - Georg Schmiedleitner

Assistente alla regia - Georg Simonsky

Scene - Stefan Brandtmayr

Costumi - Cornelia Kraske

Luci - Hartmut Litzinger

 

 

Landgraf - Tijl Faveyts

Tannhäuser - James Kee

Wolfram von Eschenbach- Birger Radde

Walther von der Vogelweide - Martin Mairinger

Biterol f- Young Kwon

Elisabeth - Leah Gordon

Venus - Anne Schuldt

Heinrich der Schreiber - Christian Sturm

Reinmar von Zweter - Gerrit Illenberger

Ein Junger Hirt - Julia Duscher

 

 

Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini

Czech Philharmonic Choir Brno

 

Coproduzione Opernfestspiele Heidenheim OH!

Fondazione Teatro Comunale di Modena,

Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

 

NUOVO ALLESTIMENTO