Cerca nel sito

POLIDORO, ANTONIO LOTTI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA PER IL FESTIVAL ‘VICENZA IN LIRICA 2018’, replica di venerdì 7 settembre 2018

polidoro_pastore_fiorio_bessi_ph_COLORFOTO_ARTIGIANA

Prima esecuzione assoluta in tempi moderni

Edizione a cura di Francesco Erle e Franco Rossi

E’ davvero con un pizzico di orgoglio che raccontiamo di quanto si adoperi la città di Vicenza (finalmente) grazie all’Associazione Vicenza in Lirica nel riscoprire la bellezza della musica barocca e dei rappresentanti che resero il nostro Paese, e nello specifico i compositori veneti, illustri nei secoli e studiati da professori illuminati e musicologi di tutto il mondo. Nella figura del direttore d’orchestra Francesco Erle scopriamo una passione ed un gusto per lo stile ed i contenuti di un’epoca irripetibile e di un musicista che merita di essere riscoperto ed ascoltato per la raffinatezza delle sue melodie: Antonio Lotti. Nonostante la fama che godette nel Settecento il compositore oggigiorno è noto soprattutto agli addetti ai lavori per ragioni che non sono tuttora spiegabilissime o comunque per via di una certa routine nel formulare i cartelloni operistici o magari una sorta di ‘pigrizia’ repertoriale degli interpreti. Fatto sta che dalle parole dello stesso Erle riscopriamo un musicista di una ricchezza espressiva ed anche innovativa per l’epoca, dato l’uso poi imitato di particolari finezze in partitura. Ecco che in questa ottica ha preso vita il ‘progetto’ Polidoro, poiché non si è trattato di una semplice rappresentazione in tempi moderni, ma proprio di un progetto che ha visto impegnati formatori vocali, uno studio approfondito dello spartito conservato al conservatorio di Napoli, con tutte le incognite ancora irrisolte, del musicista e della sua vita artistica, ed una ricerca su come riportare in scena concretamente tale composizione per cercare di avvicinarsi il più possibile a quanto prescritto dall’autore. Portando la lunghezza complessiva a meno di due ore il Maestro Erle, in collaborazione con il musicologo Franco Rossi, ha reso fruibile ad un pubblico moderno questo pezzo di storia italiana di cui anche noi siamo stati testimoni.

Lo spettacolo curato da Cesare Scarton di per sé non si avvale altro che del palcoscenico e delle scene di Palladio e forse in taluni punti può risultare un po’ ripetitivo poiché gli interpreti hanno solo il proprio corpo per gestire una trama così intricata, ricca di colpi di scena, scambi di persona, amori e lotte di potere, temi cari alla tradizione classica ed alla storia dei popoli. Ma come spesso accade sta poi nella sensibilità di ogni singolo cantante riuscire solo con la propria voce a far decollare il suo personaggio. Ci riescono sicuramente  Davide Giangregorio ed Enrico Torre che con energia impersonano Polinestore e Pirro. Dotato il primo di una voce carica e profondamente sonora, ci si stupisce il livello già raggiunto considerando che parliamo di giovani promesse del canto. Appoggia molto saldamente il suono anche nel grave dove il timbro diventa più rotondo e corposo. Il secondo è un interessante contraltista le cui arie, che all’epoca facevano impazzire il pubblico, sono intense e cariche di virtuosismi, cui il giovane non si sottrae ed anzi affronta con risultati più che positivi. Il ruolo del titolo è affidato al sopranista Federico Fiorio,  dotato di una voce squillante la cui raffinatezza col tempo lo porterà a risultati ancora più soddisfacenti. L’altro contraltista, il Deifilo di Danilo Pastore, ci è parso forse meno a suo agio rispetto ai compagni di scena e leggermente più scolastico,  fermo restando possedere comunque uno strumento vocale da scoprire e riascoltare con curiosità. Patrizio La Placa chiude il cerchio degli interpreti maschili con una equilibrata e lineare interpretazione di Darete. Le due interpreti femminili sono Anna Bessi e Maria Elena Pepi, rispettivamente una più appassionata Iliona dalla voce morbida ed uniforme, ed Andromaca, che nonostante il ruolo di vedova, schiava ed amante, rimane sempre alquanto composta anche vocalmente, probabilmente in osservanza dei dettami registici. A ‘riempire’ per così dire la scena sono i costumi settecenteschi di Giampaolo Tirelli, con le parrucche di Alessio Aldini, che non hanno nulla da invidiare agli sceneggiati televisivi in costume che grandi reti internazionali hanno prodotto in passato. Andrea Grussu ha curato l’illuminazione assai essenziale dello spettacolo.

Un attento studio filologico ed anche biografico su Lotti e le sue partiture ha portato il Maestro Francesco Erle a dirigere questo Polidoro con una particolare cura ed attenta analisi di ciò che aveva a disposizione. Ogni singola battuta è stata evidente risultato della ricerca del suono, delle sensazioni e dell’idea che poteva essere l’ascolto di questa opera all’epoca, nel massimo rispetto del compositore. Gli strumentisti sono stati evidentemente ispirati dalla guida del Direttore, che abbraccia le note e quasi le accarezza accompagnandole con rispetto e forte sensibilità. Il risultato è un suono brillante, accattivante, dal lirismo latente che si esalta nei momenti topici. Abbiamo ascoltato una musica veramente ricca e piacevole.

Il pubblico ha risposto bene anche a questa seconda rappresentazione, salutando con entusiasmo tanto gli interpreti che l’orchestra Vicenza in Lirica e naturalmente il Maestro Erle.

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Maestro direttore e concertatore Francesco Erle

Regia Cesare Scarton
Costumi Giampaolo Tirelli
Trucco Riccardo De Agostini
Parrucche Alessio Aldini
Light designer Andrea Grussu

GLI  INTERPRETI

Polinestore Davide Giangregorio
Iliona Anna Bessi
Polidoro Federico Fiorio
Deifilo Danilo Pastore
Andromaca Maria Elena Pepi
Pirro Enrico Torre
Darete Patrizio La Placa

Orchestra Vicenza in Lirica

Foto COLORFOTO ARTIGIANA

 

LA YOUTH ORCHESTRA OF BAHIA CON MARTHA ARGERICH PE...
IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA FILARMONICA 2018, STAA...

logo mtg footerTutti i diritti riservati