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PIETRO IL GRANDE, KZAR DELLE RUSSIE, GAETANO DONIZETTI – TEATRO SOCIALE DI BERGAMO PER IL FESTIVAL DONIZETTI, 15 NOVEMBRE 2019

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Dopo duecento anni dal suo concepimento per il defunto teatro San Samuele di Venezia, il Festival Donizetti porta al Sociale di Bergamo Pietro il Grande, melodramma giocoso del Donizetti ventiduenne, nell’ambito del progetto di riscoprire e riportare alla luce opere che raggiungono questo importante traguardo bisecolare, per dare la possibilità di apprezzare composizioni rare se non addirittura mai eseguite o dimenticate.

Progetto encomiabile per un Festival dedicato e che permette certo di apprezzare il catalogo del compositore bergamasco in maniera sempre più completa. Non possiamo comunque dire che si tratti di un’opera indimenticabile: se pur gradevolissima, nelle sue quasi tre ore complessive di spettacolo a tratti appare lenta e talvolta ripetitiva, come se il compositore avesse volutamente continuato ad aggiungere scene similari per arricchirne il contenuto, un po’ forzatamente. Le arie sono intense e ricche di tranelli tecnici, quindi doppio plauso agli interpreti che hanno svolto un lavoro encomiabile, tanto per la memorizzazione delle parti quanto per l’esecuzione delle stesse. È un lavoro giovanile dove le influenze del grande Rossini sono palpabili e dove comunque già si intravedono leitmotiv delle opere buffe della maturità. In più di una occasione si ha la sensazione di trovarsi in un ambiente sonoro famigliare che comunque rende assai fruibile l’intera composizione.

Va da sé che per rendere scorrevoli tre ore di spettacolo era necessaria una regia particolarmente frizzante e spiritosa, dunque ottima scelta affidare la messa in scena alla compagnia Ondadurto Teatro di Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali. Ispiratisi alle avanguardie russe tra Ottocento e primo Novecento in campo artistico, l’ambientazione ove si muovono ed agiscono i personaggi è ricchissima di colori e geometrie asettiche che riempiono uno spazio altrimenti spoglio, ma che vive di luci e proiezioni in continuo movimento, che a tratti persino stordiscono. Come in un set cinematografico gli interpreti cantano mentre sono trasportati su carrelli mobili e tra strutture in continua evoluzione, abbigliati da K.B. Project come figure geometriche coloratissime con parrucche inverosimili e trucco appariscente. Una sorta di scenografia in fieri che contribuisce a vivacizzare quanto già di suo l’orchestra crea dalla buca.

Con una acustica sorprendente le voci risuonano perfette in sala, quasi fossimo accanto ai cantanti, accompagnati con sensibilità ed attenzione dall’orchestra ‘Gli originali, guidata da Rinaldo Alessandrini, esperto di esecuzioni filologiche e che pertanto ha volutamente riportato il diapason alla tonalità originale di Donizetti, più bassa di quella odierna, per ottenere un suono il più possibile vicino a quei tempi, tanto per le voci quanto per gli strumenti rigorosamente d’epoca.

Il cast ha visto brillare la coppia maschile di mattatori:  Roberto De Candia, Pietro, e Marco Filippo Romano, l’incredibile Magistrato Ser Cuccupis. Se De Candia incarna l’immagine del sovrano giusto ed autoritario, sempre a fuoco nell’ interpretazione anche dal punto di vista vocale, stabile e preciso, altrettanto straordinario è Filippo Romano: il suo Cuccupis è un autentico capolavoro di dinamicità, voce duttile e tecnicamente agilissima nel superare le asperità della sua partitura. Niente male anche sul fronte femminile, con un trio di belle voci che animano i ruoli di Caterina con Loriana Castellano, la Madama Fritz di Paola Gardina, e l’Annetta di Nina Solodovnikova. La Castellano è molto interessante per come riesce a modificare quasi il colore del tono a seconda dell’intensità di ciò che canta; spumeggiante la Gardina per presenza scenica, tenuta vocale nelle lunghissime arie, disinvoltura in ogni piccolo gesto o inflessione di voce; altrettanto positiva la prova della Solodovnikova, orfanella niente affatto sprovveduta dalla voce chiara e lineare. Francisco Brito nel ruolo di Carlo è interprete di un ruolo sensibile la cui voce delicata e non voluminosa pare molto adatta; forse un po’ freddino all’inizio con qualche agilità perfettibile, è autore di cose molto pregevoli nel secondo atto, anche per tenuta sull’acuto. I ruoli di contorno (Firman-Trombest, Hondedisky ed il Notaio ) sono interpretati in linea con l’atmosfera generale da Tommaso Barea, Marcello Nardis e Stefano Gentili. Ottimo il coro Donizetti, davvero partecipe, preparato da Fabio Tartari.

Successo pieno per tutti gli interpreti ed i responsabili della produzione.

Maria Teresa Giovagnoli

PRODUZIONE

Direttore                                                       Rinaldo Alessandrini
Regia, macchinari e scene                           Ondadurto Teatro – Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali
Costumi                                                        K.B. Project
Lighting design                                            Marco Alba
Assistente alla regia                                     Adriana Laespada

INTERPRETI

Pietro il Grande                                           Roberto De Candia
Caterina                                                        Loriana Castellano
Madama Fritz                                              Paola Gardina
Annetta Mazepa                                          Nina Solodovnikova
Carlo Scavronski                                         Francisco Brito
Ser Cuccupis                                                            Marco Filippo Romano
Firman-Trombest                                        Tommaso Barea
Hondedisky                                                  Marcello Nardis
Notaio                                                           Stefano Gentili

Orchestra Gli originali
Coro Donizetti Opera
Maestro del coro Fabio Tartari

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 FOTO BY ROTA

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