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PELLEAS ET MELISANDE - C. DEBUSSY - TEATRO PAVAROTTI-FRENI DI MODENA, 20 GENNAIO 2023

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Ultimata nel 1902 dopo una gestazione tormentatissima lunga dieci anni, "Pelléas et Mélisande" di Claude Debussy fu l' opera che segnò il primo distacco dalle convenzioni ottocentesche sul melodramma: composta infatti direttamente sui versi di Maeterlinck, l' intervento del compositore conserva ed amplifica le suggestioni misteriose e simboliche del dramma consegnando al pubblico uno dei capolavori di tutto il secolo.

Niente arie, niente duetti, niente terzetti, niente ritornelli, solo melodie incantevoli immerse in un flusso sonoro costruito su armonie continuamente cangianti. Se questo lavoro ridisegna magnificamente il tempo sospeso e onirico, nel quale è nuovo anche il rapporto tra i cantanti e l’orchestra, le più complesse armonie eteree simili a ragnatele fanno storcere il naso a gran parte dei melomani italiani, che reagiscono a tali mancanze disertando con raccapriccio questo titolo da sempre, considerandolo nel migliore dei casi una scocciatura da evitare come la peste bubbonica. A Modena il teatro era discretamente pieno (o discretamente vuoto a seconda dei punti di vista) ma con un pubblico per fortuna poco propenso alla fuga, rarissimi gli abbandoni in corso d’opera e all’intervallo, come invece già sperimentato in teatri più blasonati e con nomi di altissimo livello.

Sul podio dell’Orchestra Toscanini, Marco Angius si è dimostrato un attento interprete debussiano, esponendo con grande chiarezza una partitura complessa, che si realizza solo cogliendo, se ispirati e con precisione, le magie timbriche e le sfumature espressive. Durante questo lungo lavoro, Angius ha trasmesso l'intensità subliminale che percorre anche i passaggi più apparentemente languidi e diafani. Per intere parti l'orchestra avvolge le linee vocali con sonorità che danno elevazione e chiarezza alle parole cantate, attingendo alla risacca psicologica delle emozioni.

Luci ed ombre sul cast vocale.

Affidare la parte di Pelléas a un baritono è possibile, ma quando si hanno due baritoni-chiave (gli ottimi Phillip Addis - Pélleas e Michael Bachtadze - Golaud) addio alla differenza anche e soprattutto musicale tra i ruoli. 

Francamente inascoltabile la Mélisande di  Karen Vourch’h afflitta da un vibrato particolarmente ampio, unito ad un eccessivo bamboleggiare fastidioso nella voce, quando sia nella postura che se nelle intenzioni avrebbe dovuto forse segnare il tratto più  diafano  di Mélisande, mentre ha finito per renderlo forse un tantino ridicolo.

Enkelejda Shkoza come Geneviève ha messo in mostra una dizione perfetta e un suono robusto mentre recitava la lettera di Pelléas ad Arkel. All'incapace vecchio re Arkel la voce del veterano Vincent Le Texier ha dato suoni terreni e dolorosa tristezza. Perfetta vocalmente ma  anche fisicamente Silvia Frigato nella parte del piccolo Yniold. Il nuovo allestimento, nato a Parma e coprodotto con Fondazione Teatri di Piacenza , porta la firma del team creativo André Barbe e Renaud Doucet ed è ispirato a “Die Toteninsel” dell’artista simbolista Arnold Böcklin. Barbe & Doucet, assieme alle meravigliose luci curate da Guy Simard (qui riprese da Andrea Ricci) concepiscono un lavoro  che si richiama allo Spiritismo tardo ottocentesco, in cui i personaggi probabilmente già morti,  sono immersi loro malgrado in un limbo, uno spazio di confine tra ciò che sta sopra la terra e ciò che sta sotto. Dei replicanti che si muovono tra elementi scenici naturali, boschivi e acquatici, figure che evocano cimiteri monumentali, isole semoventi, pannelli e fondali in continuo movimento. Se tutto risulta particolarmente seduttivo dal punto di vista visivo, sembra tuttavia mancare un’idea completa di fondo, risultando alla fine un via vai di fantasmi tra gli altri in ammollo, alla perenne ricerca di una luce che passa continuamente nelle mani dei replicanti sotto forma di sfera luminosa. Un po’ poco sinceramente. 

Applausi cordiali hanno salutato gli interpreti al termine della serata.

 

Pierluigi Guadagni



LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI

Direttore: Marco Angius

Regia, scene, costumi: Barbe & Doucet

Luci: Guy Simard

Maestro del Coro: Massimo Fiocchi Malaspina

Mélisande            Karen Vourc’h

Pélleas                  Phillip Addis

Golaud                  Michael Bachtadze

Arkël                     Vincent Le Texier

Geneviève             Enkelejda Shkoza

Yniold                  Silvia Frigato

Un medico/un pastore Roberto Lorenzi   

 

Orchestra dell'Emilia Romagna Arturo Toscanini

Coro del Teatro Regio di Parma

 

FOTO TEATRO COMUNALE DI  MODENA