PARMA, FESTIVAL VERDI 2021, UN BALLO IN MASCHERA (Gustavo III) - TEATRO REGIO DI PARMA, 15 OTTOBRE 2021

PARMA, FESTIVAL VERDI 2021,  UN BALLO IN MASCHERA (Gustavo III) - TEATRO REGIO DI PARMA, 15 OTTOBRE 2021

E’ un Ballo in Maschera gelido e funereo quello proposto dal Festival Verdi  2021 di Parma, connotato non solo da un’ambientazione cimiteriale ed algida, ma soprattutto velato da un’atmosfera di mestizia originaria che l’improvvisa morte del suo creatore Graham Vick ha accentuato in maniera definitiva.

Jacopo Spirei, il suo storico collaboratore qui chiamato a portare a compimento l’idea originaria, ha declinato lo spettacolo come una sorta di viaggio attorno ad una elaborazione di un lutto, la morte di Gustavo, tutto articolato attorno al suo proprio monumento funebre, dove una corte fatta di uomini travestiti da donne, dame barbute, popolani e lacchè di corte compiacenti, partecipa soprattutto fisicamente, agli ultimi giorni travagliati del Sovrano, figura storicamente libertina e bisessuale. Il tutto vivisezionato attraverso un microscopio anodino, la cui luce rimane gelida anche quando dal verde acido si trasporta ai colori del rosa o del rosso sangue che rimangono, in ogni caso, come percolati da un separatore estraniato . Una storia che ci ricorda quella di un’autopsia, una sorta di procedimento decostruttivo svolto sul tavolo necroscopico qui chiaramente rappresentato dalla sua stessa tomba, dove il coro (fisso in alto in una sorta di striscia atemporale nera)  è curioso spettatore, voyeur della sgangherata masnada, e in essa si specchia senza mai sporcarsi le mani, guantate di bianco.

Un clima anodino alla quale hanno contribuito in maniera coerente le scene e i costumi di Richard Hudson, le luci di Giuseppe Di Iorio, i movimenti coreografici di Virginia Spallarossa.

Nel ruolo del protagonista, Piero Pretti, si fa apprezzare per la sua linea di canto adamantina e generosa.  Ha voce seducente e ricca che risplende nel centrale luminoso e sale facilmente agli acuti pieni e affrontati in sicurezza; ineccepibile il legato e la cura della parola che hanno reso il suo Gustavo prezioso.

Maria Teresa Leva è stata una Amelia  perfetta musicalmente, trasognata, delicata ed eterea. Tecnicamente ineccepibile, con acuti limpidi e brillanti, la Leva si smarca per una interpretazione ispirata e partecipe. Strabilianti e sempre intonatissimi i suoi pianissimi anche in sovracuto che ormai sono divenuti il suo segno riconoscitivo.

Al solito superlativo Amartuvshin Enkhbat  che disegna un Conte da manuale. La voce corre potente ed educata senza mai difettare per varietà di accenti e colore. Incredibile la dizione italiana, spesso lacunosa perfino nei cantanti madrelingua.

Giuliana Gianfaldoni, nel ruolo ambiguo di Oscar, ne è venuta a capo con onore destreggiandosi con una presenza scenica veramente notevole unita ad una musicalità precisa  e di fascino. Oltre alla indiscutibile spontaneità nella recitazione le va attribuita una splendida caratterizzazione del personaggio e un’intonazione sempre sicura su cui si sono poggiate agilità elegantemente proposte e accenti più che convincenti.

Anna Maria Chiuri è una sibilla Ulrica senza più traccia di “sangue immondo”, gioca le sue carte di seduzione e mistero come una ambigua e navigata maitresse che conosce fin troppo bene “le sue vicende soavi, amare”. E più che con Lucifero, sembra maneggi con una intuizione che la ragione non spiega. Il risultato è un’interpretazione da finissima liederista, dove l’accento e il giusto respiro prevalgono sulla tradizione.

Molto bene hanno fatto anche i due traditori Ribbing e Dehorn (Fabrizio Beggi e Carlo Cigni) come pure Cristiano Olivieri (Un ministro di giustizia) e Federico Veltri ( un servo di Amelia).

La lettura musicale di Roberto Abbado, basata sull'edizione critica della partitura di Ilaria Narici, è un compendio di verdianità, un manuale di concertazione verdiana vivente. Abbado ripulisce finalmente la partitura del Ballo in Maschera dalla ruggine e dalle ragnatele che le si erano depositate negli anni a causa di letture che miravano (a torto) più all'effetto bandistico, che alla ricerca di quel colore lieve e sfumato che contraddistingue questa partitura.

La Filarmonica Toscanini,  (a cui si unisce, per gli interventi in palcoscenico l'Orchestra Rapsody) insieme allo splendido coro del Teatro Regio di Parma preparato con la consueta maestria da Martino Faggiani, suona in perfetta simbiosi con il gesto asciutto ed elastico di Abbado esaltando soprattutto nelle parti solistiche una scrittura fatta di colori sgargianti e dinamiche lievi.  Egli sa trovare la chiave ottimale nell' esaltare i contrasti di un colore orchestrale sempre denso e drammaticamente pulsante.

I momenti più intimi sono resi con leggerezza e trasparenza, i momenti d'impeto con una ampiezza eterea ed un respiro esaltante. Incredibile come i volumi orchestrali non sembrino mai eccessivi e il canto strumentale riesce a farsi sempre riflesso di quello vocale. I dettagli sono analizzati in maniera quasi maniacale ma senza che emergano a danno dell'insieme, anzi vengono inseriti in una sintesi ideale che riesce ad esaltare una narrazione drammaturgicamente avvincente.

Successo al calor bianco per tutti al termine con ovazioni per Leva e Pretti da parte di un pubblico che, finalmente, riempiva il teatro in tutta la sua capienza.

Pierluigi Guadagni

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI

 

Teatro Regio – Festival Verdi 2021

UN BALLO IN MASCHERA (GUSTAVO III)

Melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma

da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe

Musica di Giuseppe Verdi

Edizione critica della partitura a cura di Ilaria Narici

The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Il libretto utilizzato è quello ad ambientazione svedese,

così come concepito da Verdi per il debutto a Roma,

prima che i censori pontifici imponessero la trasposizione della vicenda nella Boston coloniale

 

Gustavo III: Piero Pretti

Amelia: Maria Teresa Leva

Conte Gian Giacomo Anckastrom:Amartuvshin Enkhbat

Ulrica: Anna Maria Chiuri

Oscar: Giuliana Gianfaldoni

Cristiano: Fabio Previati

Ribbing: Fabrizio Beggi

Dehorn: Carlo Cigni

Il Ministro di Giustizia: Cristiano Olivieri

Un Servo del Conte: Federico Veltri

 

Filarmonica Arturo Toscanini

Orchestra Rapsody

Coro del Teatro Regio di Parma

Direttore Roberto Abbado

Maestro del coro Martino Faggiani

Regia Jacopo Spirei

dal progetto di Graham Vick

Scene e costumi Richard Hudson

Luci Giuseppe Di Iorio

Movimenti coreografici Virginia Spallarossa

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

 

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