OTELLO, G.VERDI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, SECONDA COMPAGNIA, 05 NOVEMBRE 2022

Il giorno 5 novembre è andata in scena a Trieste la seconda recita  dell’Otello di Verdi, lo spettacolo d’apertura della stagione e presentava numerosi motivi di interesse, dal ritorno al teatro giuliano di Oren, alla presenza di diverse voci interessanti.

Giudizio ampiamente positivo dal punto di vista musicale, mentre  la resa visiva ha prestato il fianco a qualche criticità.

La regia di Ciabatti riesce ad evocare qualche suggestiva immagine pittorica, ma è poco, se confrontato alla mancanza di una idea forte, che certo non può essere sbiancare il Moro rinunciando al messaggio antirazzista di Verdi, o la soluzione di adottare una scena fissa, peraltro non firmata,  che impedisce al pubblico di vivere quello straordinario viaggio interiore tratteggiato da Boito, che in quattro tappe analizza l’uomo Otello: prima il condottiero, poi il politico, per passare agli affetti personali, per sfociare nel dramma intimo.

Ad onore della regia va sottolineato il bel movimento delle masse corali, mentre  i protagonisti sembrano alle volte disorientati, statici, alieni al testo che cantano.

In ogni caso gran parte del pubblico pare aver gradito l’allestimento tradizionale e colorato, illuminato piacevolmente da Fiammetta Baldisseri.

I costumi di Margherita Platè sono sicuramente ben realizzati e benissimo disegnati, anche se non premiano la fisicità di alcuni degli interpreti.

Dal punto di vista musicale la grande attesa era per il ritorno a Trieste di Daniel Oren, che ha diretto anche questa recita e che ritornerà per l’ultima, in programma il 15 novembre.

Maestro amatissimo dai triestini, che  a partire dai primi anni Ottanta con il Verdi ha avuto un rapporto intenso e conflittuale,  interrottosi bruscamente una quindicina d’anni fa, ritorna per quella che vorrebbe essere una stagione di rinascita.

Si è trattato di un rientro alla grandissima, con un’orchestra che ha saputo rispondere agli stimoli del Maestro, che ha consegnato una lettura struggente del capolavoro.

Oren è un conoscitore attento della complessa partitura, che asciugato i  tempi, mirato ad una narrazione essenziale,  ad una lettura magnetica, senza eccessi o forzature, che cattura il   pubblico, che segue l’esecuzione in  un anomalo silenzio, pronto ad esplodere in  applauso liberatorio alla fine di ogni atto.

In Otello il coro ha un ruolo determinante ed in questo caso gli artisti del Verdi, preparati dal Maestro Paolo Longo, hanno offerto una prova di grande qualità, di grande rigore musicale, ben calibrata nei volumi, molto ben interpretata anche dal punto di vista attoriale.

Come  sempre affidabili e molto musicali I Piccoli Cantori della Città di Trieste
diretti  con innegabile bravura da 
Cristina Semeraro

Passando  alle voci, diciamo subito che il teatro ha saputo selezionare una seconda compagnia all’altezza della situazione.

Mikheil Sheshaberidze, giovane tenore già conosciuto al Verdi, era un piacevole Otello.

Probabilmente mettere Otello in repertorio già in questa fase della carriera potrebbe essere stato  un azzardo, pagato con qualche forzatura del suono.

Va anche detto che un volume più cospicuo avrebbe giovato, ma sarebbe ingeneroso non dire che il tenore ha una voce interessante, non ha mostrato cedimenti, ha superato indenne la temibile entrata e tratteggiato momenti suggestivi,  come ‘Già nella notte densa’ ed una straziata ‘Nium mi tema’ che ha emozionato la sala.

Certamente un ruolo sul quale farà bene a lavorare ancora, ma la sua è stata una prova ampiamente positiva.

Elia Fabbian è stato un ottimo  Jago. Dotato di una voce dal colore interessante, con un suono pieno,  capace di eleganti mezze voci e acuti potenti, ha saputo costruire un personaggio compiuto, soprattutto vocalmente, ripagato alla fine da franchi applausi del pubblico soddisfatto.

Desdemona è Salome Jicia, soprano georgiano,  dalla voce ampia, sicura negli acuti, elegante nei filati sostenuti da notevoli fiati, con un colore intenso nella parte bassa e suoni purissimi nel registro superiore.

La pagina dell’atto quarto, con la ‘Canzone del Salce’  e l’ ‘Ave Maria’, è stato sicuramente il momento più intenso dello spettacolo, premiato dall’unico applauso a scena aperta, sollecitato dallo stesso Oren.

Nella parte di Cassio Mario Baha, voce emergente del panorama lirico mondiale; Marina Ogii è stata una Emilia elegante nella figura e con una voce dal colore suggestivo ma dal volume oscillante; Giovanni Battista Parodi è stato un Lodovico riuscito e decisamente in parte ; Fulvio Parenti è stato un buon Montano; Enzo Peroniera un credibile Roderigo; Damiano Locatelli, sempre affidabile, è stato un valente Araldo.

Alla fine applausi meritati per tutti, in particolare per il terzetto dei protagonisti ed ovazioni per il Maestro Oren.

Gianluca Macovez

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Direttore Daniel Oren 

Regia Giulio Ciabatti

Costumi Margherita Platè

Luci Fiammetta Baldisseri


Otello    Mikheil Sheshaberidze

Iago       Elia Fabbian

Desdemona  Salome  Jicia

Cassio Mario Bahg

Emilia Marina Ogii

Lodovico Giovanni Battista Parodi

Roderigo Enzo Peroni

Montano Fulvio Parenti

Un araldo Damiano Locatelli

Orchestra Coro e Tecnici della Fondazione
Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Maestro del coro Paolo Longo
Con la partecipazione de I Piccoli Cantori della Città di Trieste
diretti da Cristina Semeraro

Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

 Foto Fabio Parenzan