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OTELLO, G. ROSSINI - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2016

Di Rosy Simeone

 

Inaugurazione di Stagione con un titolo del grande belcanto di primo Ottocento.

Otello di Rossini è opera molto particolare, con melodie splendide, fugati, rapinosi ritmi incalzanti, il brio rossiniano prestato alla tragedia della gelosia shakespeariana.

Un susseguirsi di gorgheggi, trilli, virtuosismi e scene corali che si “spengono” nell’ultimo quadro dove la sciagurata follia umana si consuma.

Lo spettacolo del Massimo napoletano è una sintesi imperfetta di tutto questo.

Le scene di Dante Ferretti sono bellissime, imponenti, importanti, degne di una Inaugurazione di Stagione. In particolare il secondo e terzo atto dove le schiere di colonne si “materializzano” in scorci orientali e particolari effetti di luci, curate da Vincenzo Raponi, che le rendono simili a finestre.

Magnifici i costumi di Gabriella Pescucci che riesce a rendere, anche con un sapiente gioco di colori, gli stati d’animo di Desdemona anche solo grazie agli abiti. In particolare quello rosa era davvero magnifico.

La regia di Amos Gitai è inesistente, nulla, priva di qualsiasi spunto di interesse.

I protagonisti rimangono distaccati dal contesto e l’interazione tra loro è artificiosa e priva di realtà e di mordente.

Da un punto di vista musicale le cose vanno piuttosto bene in palcoscenico e malissimo in buca.

Gabriele Ferro rimane un vero mistero.

Oramai da numerosi anni privo di verve, con l’Orchestra e il palcoscenico che seguono strade differenti. Innumerevoli gli attacchi sbagliati, le distanza ritmiche tra il Coro e la buca, i cantanti persi in numerose occasioni e visibilmente “incollati” con gli occhi al podio cercando un aiuto che non arriva.

Un vero e proprio disastro, prevedibile dopo le esperienze di questo direttore d’orchestra perlomeno negli ultimi 10 anni.

E allora ci si domanda… perché?

Nino Machaidze è stata una stupenda ed appropriata Desdemona. Più a suo agio nell’ultimo atto ha mostrato il velluto di una voce preziosa nel timbro e nell’uso delle dinamiche. Qualche problema in più lo ha avuto nella gestione delle agilità che però sono sempre state risolte con professionalità.

L’artista è poi attrice di qualità e misura e rende, forse l’unica, una vera partecipazione emotiva al suo ruolo.

John Osborn era Otello. Al netto di una voce veramente peculiare dalle proprietà timbriche molto affascinanti, il suo canto è forse un pochino troppo improntato al lato “stentoreo” ed eroico del ruolo. Non coglie, a nostro giudizio, le particolarissime sfumature dell’uomo geloso e tormentato. Esibisce però un canto importante, una tecnica solida, un’estensione ragguardevole ed una facilità nel settore acuto invidiabili.

Il Rodrigo di Dmitry Korchak è un tenore più “raffinato” invece. Dotato anche lui di una voce di rara bellezza, è più “addentro” al belcanto ed allo stile richiesto da questo particolare Rossini. La voce è morbida, rotonda, estesa e brillante. Riesce a smorzare molto bene un paio di suoni ed evita effetti non scritti come il collega invece fa e spesso.

Non ci è particolarmente piaciuto lo Jago di Juan Francisco Gatell. Ricordavamo una voce più a fuoco, meglio proiettata in sala ma lo abbiamo ritrovato opaco e poco presente sia come vocalista in senso stretto che come interprete.

Un lusso, non si può affermare altro, Mirco Palazzi nel ruolo di Elmiro. Uno dei migliori bassi belcantisti al mondo relegato in una parte tutto sommato “di fianco” regala il suo timbro prezioso, il morbido velluto di ogni frase, scolpita e cantata con pertinenza e tecnica perfetta.

Desiderosi davvero di poterlo ammirare sul palcoscenico del San Carlo in primissimi ruoli.

Discreti i comprimari, dalla decorosa Emilia di Gaia Petrone al Doge di Nicola Pamio fino al gondoliere di Erico Iviglia.

Alla fine un successo cordiale per tutti gli artefici dello spettacolo da un pubblico che, come spesso accade alle Premiere di Stagione, pensava di più al luccichio dei propri magnifici orecchini griffati che a quello che accadeva sul palcoscenico.

Rosy Simeone

LA PRODUZIONE

Direttore                                    Gabriele Ferro

Regia                                         Amos Gitai

Regista collaboratore              Mariano Bauduin

Scene                                         Dante Ferretti

Costumi                                    Gabriella Pescucci

Light Designer                          Vincenzo Raponi

Assistente alla regia                  Jean Kalman

Assistente alle scene                  Massimo Razzi

Assistente Costumista             Concetta Iannelli

Videoproiezioni |                       Alessandro Papa

GLI  INTERPRETI

Otello                                        John Osborn

Desdemona                              Nino Machaidze

Rodrigo                                    Dmitry Korchak

Jago                                          Juan Francisco Gatell

Emilia                                       Gaia Petrone

Elmiro                                      Mirco Palazzi

Il Doge                                      Nicola Pamio

Il gondoliere / Lucio                Enrico Iviglia

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

Nuova produzione del Teatro di San Carlo

 

Foto Luciano Romano

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