In evidenza

ORLANDO FURIOSO, ANTONIO VIVALDI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 8 MAGGIO 2022

Possiamo immaginare la macchina scenica che fu allestita a Venezia nel 1714 al Teatro sant’Angelo per presentare questo incredibile poema cavalleresco che era piaciuto molto a Vivaldi, dopo che nello stesso teatro era stato presentato l’anno precedente un Orlando Furioso del compositore Giovanni Alberto Ristori (e forse a cui collaborò Vivaldi stesso) su libretto di Grazio Braccioli. Basandosi maggiormente sull’Orlando innamorato del Boiardo, il librettista scrisse un nuovo Orlando per Vivaldi, ma l’accoglienza non fu delle migliori e il teatro tornò a rappresentare la versione di Ristori. Soltanto molti anni dopo la partenza del compositore da Venezia ed il ritorno come Direttore del teatro Sant’Angelo, il veneziano rimaneggiò la partitura del suo ‘Orlando’ riutilizzando materiale del libretto precedente più vicino all’Ariosto, ed inserendo parti musicali di altre sue composizioni. Il turbinio delle azioni e delle relazioni poste in essere è accentuato dalle scene che prescrivono luoghi fantastici e personaggi mitologici, esseri magici ed azioni folli. Un impianto del genere è incorniciato da una musica incalzante, ricca di arie anguste che mettono a dura prova tecnica e timbrica vocale, che gli interpreti sono chiamati ad utilizzare al meglio delle loro capacità mentre si muovono in scena all’incalzare degli eventi. 

La versione in scena al Filarmonico è l’edizione critica curata da Federico Maria Sardelli in coproduzione con il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca e vede impegnati alla regia Federico Bertolani che riprende l’allestimento creato da Fabio Ceresa, con le scene di Massimo Checchetto, i costumi di Giuseppe Palella e le luci di Fabio Barettin. Lo spettacolo è come dicevamo un garbato esempio di tradizione creata per assecondare uno spettatore che ami immergersi nell’azione trovando sulla scena tutto ciò che probabilmente la mente immagina con un soggetto così fantastico. Gli scenari sono ricchi e luminosi, gli abiti scintillanti e le luci permettono di decorare ed abbellire ciò che ancora può mancare in scena al momento giusto, rendendo l’atmosfera ancora più affascinante. In sintesi uno spettacolo che si fa ben guardare ed apprezzare nella sua totalità. 

Il cast vede nel ruolo di protagonisti quasi tutte interpreti femminili ‘en travesti’, tra cui spicca una Teresa Iervolino che sappiamo apprezzare per la voce particolarissima ed il piglio in scena. Il suo orlando è particolarmente incattivito e la voce supporta azioni e parole con proprietà. Francesca Aspromonte è una Angelica dalla particolare freschezza vocale che se pur non immensa per volume ben supporta il personaggio di eroina fedele al suo cuore ed anche astuta. Lucia Cirillo è una presenza prorompente in scena per atteggiamento, postura e vocalità, che con la sua Alcina riempie di vitalità e determinatezza tutte le scene in cui è coinvolta (complice anche un costume decisamente appariscente). Laura Polverelli è un Medoro forse non completamente a suo agio nella parte musicale ma che offre sempre una piacevole voce accattivante e calda capace di dar vita ad un personaggio intenso. Sonia Prina è interprete di un Ruggiero più convincende con lo scorrere dello spettacolo; Chiara Tirotta  è una buona Bradamante, mentre l’unico uomo in scena è l’ottimo Christian Senn nel ruolo di Astolfo, dalla voce scura e dall’impasto morbido che facilita l’identificazione col personaggio dal grande spirito.

L’orchestra della Fondazione Arena composta dai consueti strumenti moderni con l’aggiunta di due clavicembali e la tiorba, è guidata da Giulio Prandi che torna a Verona dopo l’esecuzione di  Dido and Aeneas di Purcell e del Messiah di Haendel nel 2021. Il suo approccio è avvolgente e quasi tempestoso, come se gli eventi e la furia che avvolgono il protagonista invadessero una partitura vibrante, ricchissima di colori e talvolta fin troppo incalzante, tanto da mettere a dura prova la resistenza degli interpreti che come detto devono affrontare arie complesse ed insidiose per tutti i registri. Il suono di insieme costituisce un racconto fluido che coinvolge l’ascoltatore attento fino alla fine.   

Applausi convinti per tutti al termine, pubblico soddisfatto.

 

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE E INTERPRETI 

Dramma per musica in due atti.

Libretto di Grazio Braccioli

Musica di Antonio Vivaldi

Edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli, Casa Ricordi, Milano 

Direttore Giulio Prandi

Regia Fabio Ceresa ripresa da Federico Bertolani

Movimenti mimici Silvia Giordano

Scene Massimo Checchetto assistente scenografo Olimpia Russo

Costumi Giuseppe Palella

Luci Fabio Barettin

 

Orlando

Angelica

Alcina

Bradamante

Medoro

Ruggiero

Astolfo

 

Teresa Iervolino

Francesca Aspromonte

Lucia Cirillo

Chiara Tirotta

Laura Polverelli

Sonia Prina

Christian Senn

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA

Maestro del Coro Ulisse Trabacchin 

Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

in coproduzione con il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca

FOTO ENNEVI