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MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 12 APRILE 2019

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Badate, ella ci crede. Così si può riassumere la Madama Butterfly andata in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste secondo la visione di Alberto Triola. Al centro di tutto viene posto il sogno d’amore della giapponesina (vissuto anche come riscatto sociale): un sogno di cui lo zio Bonzo non può far parte, e non a caso egli fa la sua comparsa fuori scena. Secondo il regista, Butterfly è una ragazzina che cresce in fretta e non si arrende mai. Il suo spirito vacilla un attimo solo durante il duetto con Sharpless, ma dentro di lei c’è sempre un’invincibile primavera, che continua a ricreare in modo compulsivo realizzando fiori di loto con gli origami, anche quando l’autunno è inesorabilmente già arrivato. Con quei fiori decora il giardino quando scopre che il suo amato tornerà, dei fiori uguali a quello che aveva donato a lui il giorno del loro matrimonio. Il meticoloso lavoro eseguito sui singoli cantanti è evidente e dimostra che una regia riuscita si basa sulle piccole cose, anche un semplice gioco di sguardi. 

Il nuovo allestimento della fondazione triestina quindi convince pienamente, anche grazie agli appropriati costumi di Sara Marcucci e all’eleganza e semplicità delle scene di Emanuele Genuizzi e Stefano Zullo. Gli spazi piuttosto cupi stanno a simboleggiare  un mondo interiore - in cui domina un’atmosfera rarefatta e onirica valorizzata dalle belle luci di Stefano Capra – ed evocano le classiche case giapponesi grazie alla presenza di pochi elementi e pannelli scorrevoli decorati, che si rifanno alle locandine pucciniane di Leopoldo Metlicovitz. Assolutamente suggestivo l'utilizzo di lanterne sospese durante il duetto d’amore fra Cio Cio San e Pinkerton e delle foglie d’acero del giardino che ricreano le stelle della bandiera americana presente sulla cannoniera al suo ingresso nel porto.

L’unico neo è rappresentato dal velario calato sul proscenio che “mangiava” notevolmente la voce dei cantanti, la cui resa è stata in ogni caso molto buona.

Liana Aleksanyan ha il gran pregio di essere rimasta costantemente nel personaggio e di averlo delineato con una recitazione misurata ed efficace. La voce c’è, ma spesso risulta forzata in acuto e vuotina sotto; la cantante risulta più convincente nel primo atto, che nel seguito dell’opera, tanto che il suo Un bel dì vedremo passa un po’ in sordina.

Piero Pretti sa cantare, e anche molto bene. Il fraseggio è sempre vario e sfumato, la voce in maschera e sul fiato. In futuro sarà difficile sentire un Addio fiorito asil cantato meglio. Nonostante sia un po’ leggero per la parte rispetto agli standard, questo fatto contribuisce a rendere il suo personaggio più umano. Il suo Pinkerton è infatti un ragazzone che non sa ancora cosa sia l’amore che alla fine risulta quasi un colpevole preterintenzionale.

Stefano Meo come Sharpless non riesce a tratteggiare col canto quello che invece fa con la recitazione. La voce è poco duttile e l’emissione da levigare.

Bravissima Laura Verrecchia al debutto come Suzuki. La voce è tornita e ha un bellissimo colore brunito, l’interprete è sicura e l’attrice accorata.

Saverio Pugliese tratteggia con voce salda un Goro serpentino al punto giusto, senza ridurlo a macchietta.

Completano la compagnia  Dario Giorgelè (Il Principe Yamadori), Fulvio Valenti (Lo Zio Bonzo), Silvia Verzier (Kate Pinkerton)   Giuliano Pelizon (Il commissario imperiale), Giovanni Palumbo (L’ufficiale del registro) e Annalisa Esposito (Mimo alter ego di Cio Cio San).

Nikša Bareza concerta con gusto e restituisce un Puccini morbido e lirico, senza perdersi in troppi languori, ma così facendo perde un po’ di vista le finezze e i dettagli della partitura, che risultano un po’ appiattiti. Il suono dell’orchestra manca un po’ di quella compattezza a cui si è abituati in questo repertorio, ma - al netto di qualche sbavatura dei fiati – risponde sempre con attenzione e precisione alle intenzioni del direttore.

Buoni gli interventi del coro preparato da Francesca Tosi, nonostante un coro a bocca chiusa non del tutto a fuoco.

Pubblico entusiasta, che ha salutato tutto il cast con applausi calorosi e convinti.

Andrea Bomben

 

LA   PRODUZIONE

Maestro Concertatore e Direttore   Nikša Bareza
Regia                                                 Alberto Triola
Regista collaboratore                       Libero Stelluti
Scene                                                 Emanuele Genuizzi con Stefano Zullo
Costumi                                             Sara Marcucci
Light designer                                  Stefano Capra
Maestro del Coro                             Francesca Tosi

GLI   INTERPRETI

Madama Butterfly (Cio-cio-San)    Liana Aleksanyan

F.B. Pinkerton                                  Piero Pretti

Sharpless                                           Stefano Meo
Suzuki                                               Laura Verrecchia

Goro                                                  Saverio Pugliese
Il Principe Yamadori                        Dario Giorgelè

Lo Zio Bonzo                                    Fulvio Valenti

Kate Pinkerton                                 Silvia Verzier
Il commissario imperiale                  Giuliano Pelizon
L’ufficiale del registro                     Giovanni Palumbo
Mimo                                                 Annalisa Esposito 

Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

FOTOGALLERY BY TEATRO VERDI TRIESTE

 

 

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