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LEDI MAKBET MCENSKOVO UEZDA, DIMITRI SHOSTAKOVICH (UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK) - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, 15 APRILE 2018

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Torna sulle tavole di un teatro la acclamatissima produzione di Martin Kusej di "Ledi Makbet Mcenskovo uezda" di Dmitri Shostakovich che debuttò al Teatro dell'Opera di Amsterdam nel 2006. La scelta del Teatro Di San Carlo di Napoli di optare per questa produzione, molto realistica nella sua crudezza interpretativa, se inizialmente ha suscitato qualche perplessità nel compassato pubblico partenopeo, si é rivelata vincente sia dal punto di vista drammaturgico che di immagine.

Una regia quella di Kusej, qui ripresa per la prima italiana  da Herbert Stöger, che a distanza di 12 anni mantiene inalterata la propria freschezza narrativa a fronte di un libretto che non risparmia nulla in termini di precise indicazioni didascaliche.

E Kusej non si fa certo pregare nel calcare la mano sulle scene più crude di una storia fatta di violenza non solo fisica ma anche carnale e psicologica, aiutato in ciò dalle scarne ma funzionali scene di Martin Zehetgruber, dai costumi di Heide Kastler, e dal fondamentale disegno luci di Reinhard Traub qui ripreso da Marco Giusti.

La protagonista, Katerina, é una donna sposa di un ricco mercante incapace di darle quella felicità, non solo materiale ma anche di sensi, richiesta e cercata da una bella e giovane donna. Ci penseranno le calde attenzioni del rude Sergej a soddisfare i desideri di Katerina, innescando un vortice di omicidi che condurranno Katerina alla dissoluzione e alla morte. Ed è proprio in questo vortice di emozioni ad alta intensità erotica che si inserisce alla perfezione una regia potentissima che sa accentuare in maniera ancora più convincente la solitudine non solo fisica ma soprattutto morale della protagonista, ambientando quasi tutta l'azione in una casa dalle pareti di vetro,  insieme gabbia dorata e prigione.

Dentro questa spoglia casa, ma piena di decine di scarpe di lusso ben ordinate sul pavimento, circondata da altissime mura colore  pece che la rinchiudono nel suo mondo asfittico, si muove la protagonista, abbigliata come una seducente Marilyn Monroe in abiti succinti, pronta a provocare chiunque le si avvicini, dal libidinoso suocero Boris fino all'amante Sergej, passando dai braccianti del suo podere, vuoti personaggi complici di una tragedia annunciata.

Una tragedia secondo Kusej, che sposa le precise intenzioni dell'autore, che farà di Katerina l'unica vera vittima innocente in un mondo fatto di una umanità eticamente cinica e fisicamente mortificata.

Tutto ciò risalta magnificamente in quel capolavoro di orchestrazione che è il quarto atto, dove si consumerà l'ultimo omicidio di Katerina, non più donna ormai ma larva prigioniera dei suoi lugubri atti, in un palpitare musicale che lentamente si spegne come la sua anima nera.

La concertazione del maestro Juraj Valčhua cerca e sollecita un suono preciso e muscoloso da un'orchestra che spesso non risponde appieno alle sue sollecitazioni, nonostante un gesto costantemente teso alla ricerca di un sinfonismo orchestrale praticamente ininterrotto, che è poi il cardine di questa partitura. L'orchestra sembra costantemente imbrigliata in lacci che non le permettono di esprimere al meglio l'esuberanza richiesta da Shostakovich, probabilmente anche per la scarsa familiarità con questo repertorio, e riesce a dare il meglio di sé in quei momenti di abbandono lirico, in special modo nel quarto atto, dove non è richiesta la perfezione ritmica di un serrato percorso sonoro.

Anche il coro del Teatro Di San Carlo, preparato da Marco Faelli, sembra non molto a suo agio in una partitura  che lo vuole coprotagonista. Scollature evidenti ci sono state nel terzo atto alla scena del matrimonio dove le varie sezioni hanno avuto qualche difficoltà nel portare a termine una scena invero non facile sia scenicamente che musicalmente.

Al contrario perfetta la prestazione del coro maschile del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, preparato da Andrei Petrenko, che nella parodistica scena del commissariato al terzo atto ha dato una superba prova di preparazione e familiarità con il dettato musicale.

Svetta su tutto il corposo cast il lascivo Boris di Dmitry Ulianov, splendido basso caratterizzato da una voce estremamente grave e scura che sa unire ad una impeccabile preparazione musicale, una capacità attoriale di primissimo livello.

Anche Natalia Kreslina, nel ruolo del titolo, si smarca per temperamento e grande aderenza scenica, risultando credibilissima in un ruolo che la vede praticamente sempre in scena. La voce non è grande né impeccabile nella salita all' acuto che risulta a volte sgranato e vicino all'urlo, ma abbonda in emozione ed accenti che alla fine fanno la sua interpretazione maiuscola.

Ladislav Elgr nel ruolo di Sergej non convince affatto nonostante una presenza scenica eccellente. Caratterizzato da una voce che risulta perennemente ingolfata e in evidente affanno nella parte centrale del rigo, viene spesso messo musicalmente all'angolo nei momenti più impetuosi dell'opera, dove la sua voce spesso risulta al limite dell'udibile quando non scompare del tutto.

Splendida la prova di Evgeny Akimov nel ruolo del contadino ubriaco. Nella sua difficilissima aria che chiude il quadro sesto del terzo atto, da’ sfoggio di una capacità interpretativa di primissimo ordine.

Anche la Aksinja di Carole Wilson, che partecipò al debutto di questa produzione a ad Amsterdam e che qui interpreta anche una prigioniera nel  quarto atto, si smarca per una aderenza scenica totale in un ruolo ingrato anche musicalmente.

Coerente con il carattere scialbo e insipido del ruolo di Zinovi, la voce acutissima di Ludovit Ludha.

Tra la selva dei personaggi minori, si smarca il magnifico Vladimir Vaneev che da’ voce ad un dolentissimo vecchio prigioniero nel quarto atto (e che interpreterà il ruolo di Boris con il secondo cast) e la Sonjetka dalla voce di velluto di Julia Gertseva.

Al termine, applausi finali per tutti da parte di un teatro non esaurito ma carico di partecipazione emotiva che ha visto in sala una festeggiatissima Claudia Cardinale, che proprio nel giorno della recita ha raggiunto le sue 80 primavere.

Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

 

Direttore                     Juraj Valčuha
Regia                          Martin Kušej 
Regista collaboratore  Herbert Stoeger
Assistente alla regia     Karla Traun
Scene                           Martin Zehetgruber

Costumi                       Heide Kastler
Costumista collaboratrice Myriam Casanova
Assistente ai costumi  Sara Berto
Luci                            Reinhard Traub
riprese da                    Marco Giusti

 

GLI    INTERPRETI

Boris Izmajlov                         Dmitry Ulianov

Zinovi Izmajlov                      Ludovit Ludha

Katerina Izmajlov                   Natalia Kreslina         

Sergej                                      Ladislav Elgr          

Aksinja / Una prigioniera        Carole Wilson  

Sonjetka                                 Julia Gertseva

Un vecchio prigioniero           Vladimir Vaneev

Il contadino sciatto                Evgeny Akimov

L'insegnante /

L'ospite ubriaco / Il cocchiere             Vassily Efimov

Un fattore / Un poliziotto        Vladimir Sazdovski                   

Pope / La sentinella                 Goran Juric

Il portinaio                               Laurence Meikle

Un mugnaio                              Donato Di Gioia

L'ispettore di polizia /

Un ufficiale sergente               Alexander Teliga

Primo caposquadra                 Alessandro Lualdi

Secondo caposquadra              Mario Todisco

Terzo caposquadra                  Giuseppe Valentino

Allestimento del National Opera Ballet Amsterdam

Foto di copertina: teatro San Carlo

 

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

con la partecipazione dell'Ensemble de Coro del Teatro Mariinsky

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