Cerca nel sito

Featured 

LE NOZZE DI FIGARO, W. A. MOZART - TEATRO MASSIMO DI PALERMO, 24 MAGGIO 2018

Alessandro-Luongo-Figaro-Paola-Gardina-Cherubino-Maria-Mudryak-Susanna--rosellina-garbo_GRG7611

Nuova produzione de “Le nozze di Figaro” al Teatro Massimo di Palermo, dopo ben 18 anni, all'insegna di un allestimento tradizionalissimo e di una direzione musicale compassata.

La regia di Chiara Muti, guarda ad un passato prossimo che si chiama Strehler dove la cura maniacale dei movimenti sui cantanti è tutta tesa alla ricerca di una chiave di lettura che tenda a mettere in risalto il meccanismo drammaturgico complicatissimo del libretto di Da Ponte.

Se questo da una parte può risultare vincente sul piano dell'azione, finisce però col togliere quella leggerezza interpretativa che a lungo andare può creare una certo smarrimento nel pubblico meno accorto, il quale viene fortemente distratto da una iperattività dei personaggi manierata e spesso innaturale.

C'è tutto il '700 di Beaumarchais nel pensiero di Chiara Muti e nei pregevoli e pregiati costumi ideati da Alessandro Lai: il Conte in marsina, i parrucconi incipriati, il cappello “leggero e galante” di Cherubino, le candide velette della Contessa, le contadinotte con mazzi di fiori che spargono petali al Conte, il servo Antonio ubriaco con le guance vermiglio e Don Curzio con la parruccona da magistrato.

Manca però la sostanza fatta di una spontaneità che latita a discapito di una stereotipata ricerca di una drammaturgia trita e ritrita.

Non aiuta certo la scena fissa ideata da Ezio Antonelli, un lungo ed aperto praticabile su sfondo di un cielo velato con al centro la consueta pedana girevole che trottola in continuazione aggiungendo confusione ad una azione già di suo iperattiva e noiosetta.

In perfetta sintonia con la regia della Muti, la direzione d'orchestra e la concertazione del sempreverde Gabriele Ferro.

Una concertazione che guarda anch'essa al passato, a Giulini e a Gui,  dove a prevalere non erano certamente i guizzi e le scelte agogiche frizzanti.

Ferro è uno scrupoloso preparatore che sa riconoscere i limiti dei cantanti e dei professori d'orchestra e cerca di assecondarli cogliendo tempi comodissimi ma spesso al limite del sopportabile, soprattutto in quei momenti che richiederebbero uno slancio interpretativo più intenso e scelte agogiche decisamente più turbinose.

E invece ci si sofferma su dettagli e lentezze che rendono il suono nebbioso e svogliato e che abortiscono qualsiasi tensione drammatica portando spesso a pericolosi sbandamenti tra buca e palcoscenico dovuti alla mancanza di un polso deciso e ad un gesto inconsistente ed opaco.

Di tanta algida ed estenuante concertazione, il cast ne ha sofferto ovviamente in tenuta e resa, considerato che lo spettacolo ha avuto una durata complessiva di 3 ore e 50 minuti, quando mediamente una rappresentazione di quest'opera con un intervallo, supera di poco le 3 ore e mezza.

Alessandro Luongo sarebbe un Figaro perfetto se solo riuscisse a calcare di più la mano sul versante comico, giacché la sua interpretazione scivola via senza particolari doti di ironia e comicità, non tanto sul versante scenico, ma su quello interpretativo. Probabilmente la continua ricerca di concentrazione in una concertazione sfibrante per lentezza, lo ha portato a dimenticare che la sua voce richiede anche gioco.

Il Conte di Simone Alberghini è tutto impostato sulla alterigia ed una solennità vocale aderente al personaggio. La voce è fin troppo chiara e a volte si gonfia alla ricerca di un volume che spesso latita, ma la sua è una interpretazione di buon livello.

Fantastico il Cherubino di Paola Gardina. Nonostante anch'essa rimanga penalizzata dalla direzione di Ferro, riesce a disegnare un Cherubino perfettamente colorato di testosterone adolescenziale e ormoni impazziti.

La voce soffre a volte di un vibrato strettissimo che penalizza i colori, ma i fiati lunghissimi ed un fraseggio encomiabile, uniti ad una dizione da manuale, fanno della sua interpretazione un vero gioiello.

La Susanna di Maria Mudryak è il personaggio che riesce in maniera più decisa e le riconosciamo il merito di essere riuscita ad arrivare al termine dello spettacolo in condizioni quasi perfette nonostante canti ininterrottamente praticamente per quasi tutta la serata.

Dotata di una voce fresca e deliziosa, la Mudryak si distingue per un canto tenero e sfrontato ma mai petulante che premia una cifra stilistica integerrima.

Anche della Contessa di Mariangela Sicilia si può dire tutto il bene possibile, solamente si vorrebbe una concentrazione maggiore sull'intonazione e una presenza più incisiva sul lato interpretativo. Non male il Don Bartolo di Emanuele Cordaro, pedante e solenne come si conviene.

Nonostante una intonazione traballante, la Marcellina di Laura Chierici riesce per aderenza totale al personaggio. Intonazione che è invece un optional per il Don Basilio di Bruno Lazzaretti.

Perfetti stilisticamente e vocalmente la Barbarina di Daniela Cappiello, il Don Curzio di Giorgio Trucco e il giardiniere Antonio di Matteo Peirone.

Non esaltante la prova del coro del Teatro Massimo di Palermo diretto da Piero Monti, anch'esso si è adeguato giocoforza alla direzione piatta di Ferro, riuscendo a sbandare vistosamente nell'interazione con l'orchestra.

Successo vivo e cordiale per tutti da parte di un teatro esaurito in ogni ordine di posti.

Pierluigi Guadagni

 

LA   PRODUZIONE

Direttore                    Gabriele Ferro
Maestro del coro       Piero Monti
Maestro al fortepiano Giacomo Gati
Regia                          Chiara Muti
Scene                          Ezio Antonelli
Costumi                     Alessandro Lai
Luci                            Vincent Longuemare

Il Conte di Almaviva Simone Alberghini
La Contessa di Almaviva Mariangela Sicilia
Susanna Maria Mudryak
Figaro                        Alessandro Luongo
Cherubino                 Paola Gardina
Marcellina                 Laura Cherici
Don Bartolo              Emanuele Cordaro
Don Basilio                 Bruno Lazzaretti
Don Curzio               Giorgio Trucco
Barbarina                  Daniela Cappiello
Antonio                      Matteo Peirone

 

Orchestra e Coro del Teatro Massimo


Nuovo allestimento del Teatro Massimo in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli e il

Teatro Petruzzelli di Bari

Foto Rosellina Garbo

CONCERTO STRAORDINARIO ‘ OPERA PER LA VITA’ AL TEA...
SALOME,  RICHARD STRAUSS – TEATRO FILARMONICO DI V...

logo mtg footerTutti i diritti riservati