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LE BARUFFE, GIORGIO BATTISTELLI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MERCOLEDI' 2 MARZO 2022

Commissionata dal Teatro La Fenice nel 2019, l’opera Le baruffe nasce come omaggio del sovrintendente Furtunato Ortombina, e del teatro tutto, a Marsilio Editori in occasione dei 60 anni dalla fondazione della casa editrice. E quale modo migliore per celebrare l’azienda veneziana se non con un vero e proprio tripudio di venezianità, a partire dal soggetto che si basa su Le baruffe chiozzotte, ultima commedia di Carlo Goldoni. Un progetto che rappresenta una sintesi perfetta del legame fra teatro e territorio vista anche la presenza di Damiano Michieletto nella doppia veste di regista e, assieme a Giorgio Battistelli che ha scritto la musica, di librettista.

Il testo originale, già trasposto in passato per il teatro musicale, è qui stato adattato dai due e rimodellato fino ad ottenere un atto unico di un’ora e quaranta, composto da un preludio inedito - in cui domina il magnifico Coro della Fenice, preparato da Alfonso Caianiche sembra replicare il brusio di sottofondo di un mercato - 3 quadri e il finale a lieto fine. Delle baruffe originali rimane quasi tutto a parte qualche sforbiciata nella scena del tribunale, ma soprattutto rimane la lingua, il dialetto di Chioggia, che Battistelli ha usato come punto di partenza per comporre la musica di questo spettacolo, in particolare per quanto riguarda la stesura delle parti vocali in cui spiccano notevoli escursioni sul pentagramma, in particolare nel caso delle voci femminili. Secondo il compositore l’uso del dialetto impone inoltre un ritmo musicale preciso e accentua la valorizzazione espressiva, ma non si limita a questo: entra “in armonia con il tessuto strumentale, il quale non è un accompagnamento neutro, ma stabilisce una dialettica precisa con quel tipo di canto”. Il problema principale è che questo tipo di scrittura musicale amplifica sì le emozioni dei personaggi, ma le rende anche tutte uguali, prive di personalizzazione, eccessive e allucinate, come spesso avviene d’altronde nei contesti sociali chiusi. Il risultato finale è una commedia veneziana che partendo da una fetta di zucca arrostita diventa un drammone alla Janacek, soprattutto perché anche Michieletto ci mette il carico, firmando uno spettacolo grigio e asettico assieme al consueto team Fantin-Teti.  

La scena è dominata dalla presenza di tre enormi ventilatori sospesi che muovono il vento e di conseguenza il destino dei protagonisti; sul palco invece troviamo delle pareti rivestite di assi di legno chiaro che vengono strappate, distrutte (baruffe vuol dire anche questo in veneto), riassemblate e fatte volteggiare in aria: il cortile, il campo e la cancelleria in cui è ambientata la vicenda, che alla fine diventano i bastoni con cui tutti minacciano di picchiarsi.

Il tutto crea un perfetto luogo non realistico in cui uomini e donne chioggiotti vengono mossi con grande sapienza e precisione da Michieletto.

Enrico Calesso dirige con mano sicura l’orchestra lagunare attraverso la complessa partitura di Battistelli in cui azione ed emozioni sono scandite dall’uso delle percussioni e sottolineate da interventi corali, mentre le varie sezioni procedono seguendo una struttura a blocchi che intervengono separatamente o in simultanea.

Assai numeroso il cast, composto da ben 14 elementi e assai omogeneo nella resa.

Su tutti spicca l’ottimo Isidoro di Federico Longhi, che riesce a muovere i fili dell’azione da vero buffo dell’opera italiana e ad emergere grazie a una dizione chiarissima e grande musicalità. Buono il resto della compagine maschile mentre quella femminile appare un po’ più appannata vocalmente (evidentemente le recite precedenti si facevano sentire, visto la scrittura molto esposta).

Applausi e pieno successo per tutta la compagnia.

Andrea Bomben

 

La recensione si riferisce alla replica di mercoledì 2 marzo 2022

PRODUZIONE E INTERPRETI

 Le baruffe  -  teatro di musica

musica di Giorgio Battistelli | libretto di Giorgio Battistelli e Damiano Michieletto           

       

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

direttore Enrico Calesso

maestro del Coro Alfonso Caiani

regia Damiano Michieletto

scene Paolo Fantin

costumi Carla Teti

light designer Alessandro Carletti

projection designer Sergio Metalli

regia del suono Davide Tiso

movimenti coreografici Thomas Wilhelm

 

Padron Toni Alessandro Luongo

Checca Silvia Frigato

Madonna Pasqua Valeria Girardello

Lucietta Francesca Sorteni

Titta-Nane Enrico Casari

Beppo Marcello Nardis

Padron Fortunato Rocco Cavalluzzi

Madonna Libera Loriana Castellano

Orsetta Francesca Lombardi Mazzulli

Padron Vicenzo Pietro Di Bianco

Toffolo Leonardo Cortellazzi

Isidoro Federico Longhi

Il comandador Emanuele Pedrini

Canocchia Safa Korkmaz

FOTO MICHELE CROSERA