LA VOIX HUMAINE (FRANCIS POULENC), THE TELEPHONE (GIAN CARLO MENOTTI) –TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 28 NOVEMBRE 2021

Davvero interessante e oggetto di riflessioni profonde il dittico proposto dalla Fondazione Arena di Verona per concludere la stagione operistica 2021 al Filarmonico. Con La Voix Humaine e The Telephone, rispettivamente di Pulenc su piéce di Cocteau e di Menotti, siamo posti di fronte al più grande protagonista del nostro tempo che sta letteralmente sostituendo la parte fisica ed umana delle nostre frequentazioni: il telefono. Con una incredibile lungimiranza già dal secolo scorso Cocteau negli ani Trenta, quindi Poulenc nel '59, e Menotti negli anni Quaranta intuirono quanta importanza sociale avrebbe avuto col tempo uno strumento che permetteva di mettersi in comunicazione con gli altri a distanza. Oggi il telefono è diventato praticamente parte integrante del nostro corpo e sono davvero pochissime le persone che attualmente non ne possiedono ancora uno, bambini compresi.

La regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari utilizza queste intuizioni per mettere in scena con un unico filo conduttore e con molta intelligenza a nostro avviso queste due opere che se diametralmente opposte nei contenuti arrivano alla stessa infelice conclusione, ossia che il telefono è diventato (quasi) l’unico mezzo per mantenere i contatti con chi ci sta intorno. Per la povera Elle il lunghissimo filo che arreda la camera da letto ormai solitaria diventa l’unico modo per prolungare il più possibile una storia con un uomo che la sta lasciando e, tra problemi di linea, intromissioni delle centraliniste e sussulti ogni volta che il segnale si indebolisce, la povera Elle è totalmente in balia dell’ultimo mezzo che la tiene ancorata ad una storia ormai finita. Non a caso l’uomo non si sente mai, perché il vero protagonista è proprio il telefono, più che la persona che si cela dall'altra parte della linea. Straziante quasi l’immagine di questo cavo che man mano si accorcia fino a scomparire e lasciare completamente senza speranza la protagonista.  Non dissimile la situazione della opera di Menotti  laddove invece il telefono, nella produzione veronese un moderno smartphone che ben si adatta alla narrazione originale, è l’ostacolo che si frappone tra Lucy e Ben, povero spasimante che non riesce in alcun modo a dichiararsi alla sua donna perché troppo impegnata con le sue innumerevoli e futili telefonate; unica soluzione è proporsi con una ennesima telefonata, così da ottenere finalmente l’attenzione dell’amata. Significativo lo scorrere degli anni con sottofondo delle tipiche suonerie telefoniche che hanno scandito l’evoluzione di questo oggetto dei desideri, come ad indicare che cambiano i suoni, le caratteristiche, la tecnologia, ma dal suo avvento in poi l’uomo ne è divenuto schiavo ed ormai non ne può più fare a meno, tanto per mantenere quanto per chiudere relazioni.

Unico è l’ambiente pensato dalla Wolf-Ferrari e realizzato da Maria Spazzi: questa stanza aggrovigliata in un filo lunghissimo per Elle, che poi si frantuma e riempie invece la scarna camera di Lucy, circondata  da anonimi pacchi postali riconducibili ad un noto sito di acquisti online, in luogo della mobilia che ormai non serve nemmeno più, sembra dire la regista, tanto la vita è occupata soltanto dalla fittizia vita telefonica. I costumi contemporanei sono di Lorena Marin.

Gli interpreti sono fantastici. Lavinia Bini  disegna una Elle assolutamente tragica, spezzata nelle sue certezze da un uomo che non abbiamo nemmeno la possibilità di vedere di persona; una donna fragile che vede in questa infinita telefonata un modo per prolungare questo contatto che sa perfettamente essere ormai fuori dalla sua vita. Recita e canta in modo deciso e convinto, usa la musica geniale di Poulenc come mezzo per esaltare e sottolineare la sua voce tragica e sensuale insieme.

Daniela Cappiello gestisce il personaggio di Lucy con un scioltezza adolescenziale, come se il suo presente fosse completamente dipendente da selfie, occhiate ai social su chi posta l’ultimo aggiornamento e non curandosi di cosa le accade intorno; solo alla fine si rende conto che il suo spasimante Ben, Francesco Verna è andato via e forse ha perso qualcosa di importante. Come riacciuffarlo? Ovviamente con una telefonata da parte sua.. Entrambi sono perfetti nei rispettivi ruoli tanto vocalmente che scenicamente.

Ad incorniciare una felice produzione il Maestro Francesco Lanzillotta che naviga molto felicemente nelle composizioni del Novecento. Sa come non forzare gli eventi, come bilanciare l’orchestra per ottenere sempre un suono perfettamente in linea con la scena, legge nella partitura più di quanto all’apparenza si possa pensare cercando in ogni battuta un significato che dia vita a colori e sfumature tangibili. L’orchestra dell’Arena risponde molto bene creando quella complicità che permette di ottenere per entrambi i pezzi un risultato davvero pregevole.

Purtroppo dobbiamo registrare un teatro non pieno, ma comunque entusiasta dello spettacolo e di tutto ciò che lo ha composto. C’è tempo fino a domenica per vederlo. 

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI 

Direttore Francesco Lanzillotta 

Regia Federica Zagatti Wolf-Ferrari

Scene Maria Spazzi

Assistente alle scene Marina Conti

Costumi Lorena Marin

Luci Paolo Mazzon 

La Voix humaine

di Francis Poulenc

Tragedia lirica in un atto

su libretto proprio dall’omonima pièce di Jean Cocteau 

Elle                 Lavinia Bini  

The Telephone

or L’Amour à trois

Opera buffa in un atto

Testo e musica di Gian Carlo Menotti 

Lucy                Daniela Cappiello

Ben                 Francesco Verna  

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona 

ORCHESTRA E TECNICI DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA

Direttore allestimenti scenici Michele Olcese

FOTO ENNEVI