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LA TRAVIATA, G. VERDI – TEATRO COMUNALE MARIO DEL MONACO DI TREVISO, VENERDI’ 26 GENNAIO 2018

ATTEAKOU

Con la nuova produzione di Traviata il Mario del Monaco di Treviso ritorna a scommettere sul classico verdiano, affidando la regia ad Alessio Pizzech che affronta nuovamente in carriera il personaggio di Violetta, creando uno spettacolo particolarmente emotivo, molto realistico, a tratti angosciante. Non le feste, infatti, gli amici, lo sfarzo, i sogni e la leggerezza di una femme fatale che si gode la vita ‘folleggiando’, sono il centro della sua narrazione, ma solo ed esclusivamente la malattia, la difficoltà di deambulare,  lo sforzo di proferir persino parola, di trovare ancora un sorso di vitalità in una vita che velocemente la consuma, nonostante le premure di un amante passionale sì, ma impotente di fronte a tanto dolore. Violetta è costantemente in camicia da notte e vestaglia, non ha voglia di agghindarsi, nemmeno per la festa a casa sua o di Flora. La sua vita con Alfredo è quasi sempre a letto, ansimando a faticando ad ogni passo. Una sedia a rotelle la accompagna verso l’ultimo respiro nell’atto conclusivo. La povera Annina la segue ovunque, angosciata, piangente, sempre in scena a mostrare i fazzoletti macchiati di sangue che la padrona impregna ad ogni colpo di tosse. Solo dolore e morte, con pochissimi sprazzi di gioia, sono i compagni di questa donna fragile ed infelice. Tutto il resto è mero contorno: le scene di Davide Amadei utilizzano pochi arredi essenziali ed un tendaggio che accenni alle pareti degli ambienti, mentre nei costumi può sbizzarrirsi solo con il coro, mascherato in modo assai bizzarro. Le luci sono affidate a Roberto Gritti.

 

Abilissima Gilda Fiume nel cogliere i tratti essenziali di questa Violetta, così sofferente, così debole; una prova molto difficile che la costringe a trattenere l’enorme materiale vocale di cui dispone per piegarla alle volontà registiche. Violetta non può sforzarsi, non può esprimere tutta se stessa perché sta troppo male; ecco allora filati perfettamente udibili e mezze voci precise, per poi sfoderare tutta la sua potenza quando il momento lo richiede. Il fraseggio è morbido e segue una interpretazione ai limiti del possibile: il soprano riesce a mantenere sempre fiato ed intonazione nonostante le posizioni difficili (stesa a letto, piegata su se stessa..) che spesso le viene imposto di assumere.

Bellissimo il timbro di Leonardo Cortellazzi che conferma l’alto valore artistico delle sue interpretazioni. Il tenore ha temperamento ed estrema scioltezza sul palco. La voce è duttile, armoniosa, ed il suo Alfredo è un fremente innamorato che si da’ completamente all’amore, pur consapevole che la felicità dura solo un attimo. Forte ma tenero al bisogno il padre, uno straordinario Francesco Landolfi che nobilita il ruolo di Germont  con la voce dal canto imponente e timbricamente raffinato.

Non male la schiera di comprimari, a partire dalla instancabile Annina, sempre in scena e spesso in immobile contemplazione, Arianna Cimolin; ottimo e dalla voce bellissima il Gastone di Diego Rossetto, spigliata e dal timbro interessante la Flora di  Valentina Corò, precisi e calati nel ruolo Michele Soldo, Fabrizio Zoldan e Zhengji Han (Barone, Marchese e Dottore). Chiudono onorevolmente il cast Andrea Biscontin e Luca Scapin come Giuseppe e Domestico/Commissionario.

L’ Orchestra Regionale Filarmonia Veneta trova in Francesco Ommassini il condottiero ideale per questo tipo di spettacolo. La sua direzione collima con gli intenti del regista e le voci dei cantanti sono rispettate in ogni accento, con colori che ne esaltano le sfumature e la timbrica. Il lirismo della partitura viene risolto in una esecuzione sentita, che oscilla costantemente tra l’abbandono al languore e la vibrante energia delle note verdiane. Il coro Benedetto Marcello preparato da Francesco Erle offre un impasto vocale di tutto rispetto, seguito e stimolato nei momenti clou dal vigore del direttore.

Successo pieno per gli artisti in scena, con punte di acclamazioni per la coppia Fiume - Cortellazzi, da parte di un folto pubblico che ha colto il richiamo del titolo celeberrimo.

Maria Teresa Giovagnoli

  

LA   PRODUZIONE

Direttore                                Francesco Ommassini

Regia                                      Alessio Pizzech

scene e costumi                      Davide Amadei

light designer                         Roberto Gritti

assistente alla regia               Giovanna Spinelli

assistenti ai costumi              Flavia Ruggeri, Francesca Sartorio

Coro                                       Benedetto Marcello

direttore del coro                  Francesco Erle

 

 

GLI   INTERPRETI

Violetta                                  Gilda Fiume

Flora                                      Valentina Corò

Annina                                  Arianna Cimolin

Alfredo                                  Leonardo Cortellazzi

Germont                                Francesco Landolfi

Gastone                                 Diego Rossetto

Barone                                   Michele Soldo

Marchese                               Fabrizio Zoldan

Dottore                                  Zhengji Han

Giuseppe servo di Violetta   Andrea Biscontin

Domestico/Commissionario Luca Scapin

 

Orchestra Regionale Filarmonia Veneta

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