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LA MAHLER CHAMBER ORCHESTRA AL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA – DOMENICA 30 SETTEMBRE 2018, TEATRO FILARMONICO DI VERONA

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Si avvia alle fasi conclusive il Settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona che domenica ha ospitato forse il più sofisticato concerto del festival, con la Mahler Chamber Orchestra in un programma variegato e particolarmente ricercato. Questa prestigiosissima orchestra risale al 1997 per volere del compianto Claudio Abbado, vanta presenze provenienti da tutto il mondo e può definirsi di fatto una compagine itinerante, tanta è la frequenza con cui si sposta e per quanti paesi ha ormai visitato per i suoi concerti. Colpisce la determinazione dei singoli elementi e la precisione del suono che nasce da gesti precisi, secchi se vogliamo, armonici fra gli elementi. Concertatore è il primo violino Matthew Truscott che con piccoli cenni dalla sua postazione dona l’impulso perfetto affinchè l’esecuzione abbia inizio.

Un programma diremmo di nicchia , partendo da un meraviglioso Mozart meno eseguito, passando ad un possente ed intenso Šostakovič, per finire con l’afflato religioso di Bach.  L’ adagio e fuga in do minore del salisburghese apre il concerto con un suono quasi enigmatico, in cui il compositore stava mettendo a frutto i suoi studi contrappuntistici negli anni viennesi, che in origine era stata pensata per due pianoforti. L’insieme dei frammenti di studio unitamente al desiderio di volersi migliorare, correggere ed aggiungere al lavoro svolto, portò alla creazione di questo gioiellino per le orecchie che pone in contrasto una prima parte in sospensione drammatica con la successiva fuga in un certo senso  più concreta, come se quanto ascoltato in precedenza si aprisse finalmente all’ascolto, con l’apoteosi del contrappunto, ma non leggero e frizzante in assoluto, bensì comunque austero e sacrale. Tale è l’esecuzione della Mahler, con un suono preciso e pulitissimo che coglie in pieno quanto trasuda dalle note scritte e pensate a suo tempo.

Poco è definire ammaliante la Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra in mi bemolle maggiore K 364. Ci sono certi ambienti sonori che immediatamente richiamano a Mozart e l’attacco di questa squisitezza porta senza meno al musicista che più di ogni altro faticò a trovare una collocazione professionale stabile nonostante il suo genio. Il meraviglioso contrasto tra lo squillo del violino datato 1735 di Alexandra Conunova  e la gravità della viola di Béatrice Muthelet offre un sontuoso inseguimento melodico che caratterizza il primo movimento, trascinante e maestoso come un torrente che scivola fiero verso il successivo Andante. Qui come desti da un sogno allegorico ci si ritrova in un contesto completamente diverso: malinconia e pathos sono il mood dominante aprendo in un do minore che smorza decisamente i toni rispetto al precedente mi bemolle maggiore. Ancora una volta violino e viola intrecciano le melodie in un dialogo sentimentale e profondo. Si torna alla folle ebbrezza con il Presto finale, come per dimenticare i moti dell’animo inquieto e darsi alla meraviglia della vita.

Con un balzo di circa due secoli e Šostakovič la Mahler si fa solenne, grave ed inquietante in un certo senso. La sinfonia da camera del russo risale al 1960, anno in cui ancora troppo recenti erano gli echi e le conseguenze del regime nazista in tutta Europa. Fu così che il compositore dedicò questa sinfonia alle vittime di quell’odiato periodo ed alle vittime delle tirannie in generale, compreso il suo stesso Paese, oppresso dal comunismo. Carica di rabbia e sofferenza, questa sinfonia sembra gridare verso il mondo con squarci di accordi e pause di riflessione, diretti anche alla stessa figura di Šostakovič, cui in effetti 'auto dedicò' la composizione. Ogni movimento, dal primo Largo, passando per gli Allegro e Allegretto fino ai due Largo finali, richiama a questa sensazione di attesa e violenza che non sembra portare pace a chi compose.

Infine si torna all’elegia pura con Bach e la sua solenne cantata Ich habe genug, una delicata dedica alla Madonna che fu ispirata al Cantico di Simeone dal Vangelo secondo Luca. Forse il baritono Peter Harvey non sembra possedere la profondità volumetrica e l’agilità vocale che si richiede per questo componimento, ma il canto è sentito e l’interpretazione non manca di valore. L’oboe contribuisce a creare quella sensazione fiabesca che l’immagine del Divino e della salvezza nell’aldilà accompagna i fedeli nel cammino di vita dedita al Cristo. Una lunga elegia si dispiega come in processione col suono lieve della Mahler Chamber Orchestra, che anche in questa prova non smentisce sensibilità e versatilità musicale, unitamente ad una precisione straordinaria.

Successo meritatissimo per l’orchestra ed i solisti, una serata di eccellenza e magia.

Maria Teresa Giovagnoli


  

IL    PROGRAMMA

Matthew Truscott Konzertmeister
Alexandra Conunova violino
Béatrice Muthelet viola
Peter Harvey baritono


Wolfgang Amadeus Mozart Adagio e fuga in do minore K 546
Wolfgang Amadeus Mozart Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra in mi bemolle maggiore K 364
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič Sinfonia da camera in do minore Op. 110a
Johann Sebastian Bach Ich habe genug – Cantata per basso, oboe, archi e continuo in do minore BWV 82

FOTO © Brenzoni

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