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LA FAVOLA D'ORFEO, CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, LUNEDI’ 21 OTTOBRE 2019

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Ricostruzione del concetto originale del libretto, musica della scena finale composta da Iván Fischer

Seconda edizione del Vicenza Opera Festival, un appuntamento voluto fortemente dal Maestro Iván Fischer, che porta la sua squadra in campo nella cornice più bella della città di Vicenza per il secondo anno consecutivo, dopo il grande successo del Falstaff di Giuseppe Verdi.

L’ Orfeo di cui cura anche la regia vuole essere un ritorno alle origini, e paradossalmente per gli spettatori ciò costituisce la scoperta di un nuovo capitolo relativo al capolavoro di Monteverdi. Come dichiara proprio Fischer l’intento è di riportare in scena quanto pare fu cancellato dallo stesso autore nel finale scritto da Alessandro Striggio, perché più fruibile dal gusto dell’epoca. È dunque proprio questo l’elemento di maggior interesse nello spettacolo messo in scena all’Olimpico: non più Apollo che porta in trionfo in cielo il disperato Orfeo rimasto di nuovo senza la sua Euridice, ma un esercito di Baccanti che lo avvolge per farne strage inneggiando al dio Bacco. In realtà in scena Orfeo fugge via alla vista delle donne inferocite, ma si presuppone che trovi la sua punizione ‘divina’ in ogni caso, per aver dichiarato che alcuna donna potrà mai più catturare il suo cuore

Da questo punto di vista è proprio l’ultima scena quella che muove le fila dello spettacolo, che fino ad allora rimane molto tradizionale, ed in alcuni punti anche un po’ lento, con una bucolica ambientazione creata da Andrea Tocchio, tra prati fioriti e Ninfe splendidamente vestite da Anna Biagiotti, in cui i cambiamenti necessari alla narrazione sono effettuati a scena aperta grazie ad elementi facilmente ricomponibili e funzionali. Molto suggestiva la scena di Caronte sulla barca iridescente grazie alle luci di Tamás Bányai, col traghettatore intento a trasportare gli inespressivi spiriti sulla sponda dell’aldilà e con una grazia che ha in sé piglio severo ma compassionevole. Sigrid T’Hooft coreografa i balletti che appunto si fanno più dinamici soprattutto nel quinto atto. Qui Bacco assume diverse sembianze aiutato dalle stesse baccanti, inneggianti al dio come leone possente in una orgia festante (un po’ ridicolo in verità quando in veste di Venere sorgente dalle acque). Infine, ritroviamo anche Orfeo in questo quadretto, forse come spirito, aggiunto ormai al clan che saluta ed inneggia al suo idolo .

Sul versante musicale molte note positive. Primeggiano a nostro parere le figure femminili, con Emőke Baráth, Núria Rial e Luciana Mancini. La Baráth  nel doppio ruolo di Euridice e Musica mostra un portamento ed una eleganza che si sposano con la grazia nel canto lineare e raffinato. La Rial si trasforma al mutare del ruolo: tanto è sensuosa la sua Proserpina dal canto ricco e procace, tanto è Ninfa eterea ed accorata, infine bravissima ed agile come Baccante in coppia con la Mancini, che è anche ottima Messaggera. L’ Orfeo di Valerio Contaldo  è una specie di santone dai lunghi capelli sciolti e l’abito lungo: il suo è un canto quasi nervoso cui le corde della voce suggeriscono dolori e sentimenti, più forte dai centri verso l’alto, pur se non troppo acuta. Interessante il timbro oscuro e terribile in senso buono di Antonio Abete, uno Spirito ma soprattutto inamovibile Caronte. Anche i pastori hanno doppi ruoli, i corretti Michał Czerniawski, anche Speranza, Peter Harvey, anche  convincente Plutone, infine Cyril Auvity  e Francisco Fernández-Rueda, entrambi Pastori e Spiriti.

Il Maestro  Iván Fischer ha chiaramente dedicato un attento studio a questo capolavoro, cercandone gli arcani misteri e riportando in vita il quinto atto originale, appunto da lui musicato ex novo nel finale con le baccanti, certo traendo spunto dalla musica stessa di Monteverdi. Emerge una direzione accorta, attenta al palcoscenico che non lo perde mai di vista e che viene abbracciato dalla Budapest Festival Orchestra con i suoi strumenti d’epoca e dal coro in buca le cui voci si odono chiare e quasi solenni. Ottimo anche il corpo di ballo, sempre della Iván Fischer Opera Company.

Teatro gremito e successo pieno per tutti, con ovazioni per Fischer.

Maria Teresa Giovagnoli

PRODUZIONE

Regia e direttore        Iván Fischer
Costumi                      Anna Biagiotti
Coreografia                Sigrid T’Hooft
Assistente alla regia   Hannah Gelesz
Maestro del coro        Soma Dinyés
Luci                             Tamás Bányai
Scenografie                Andrea Tocchio
Direttore tecnico        Róbert Zentai
Direttore di scena      Wendy Griffin-Reid

INTERPRETI

Euridice / La Musica            Emőke Baráth         
Orfeo                                     Valerio Contaldo     
Un Pastore / La Speranza   Michał Czerniawski            
Un Pastore / Uno Spirito     Cyril Auvity             
Un Pastore / Uno Spirito     Francisco Fernández-Rueda          
Un Pastore / Plutone            Peter Harvey                                   
Una Ninfa / Proserpina / Una Baccante    Núria Rial                
Caronte / Uno Spirito          Antonio Abete          
La Messaggiera / Una Baccante     Luciana Mancini     

Coro e corpo di ballo della Iván Fischer Opera Company

Una produzione di Iván Fischer Opera Company, Budapest Festival Orchestra, Müpa Budapest, Vicenza Opera Festival e Grand Théâtre di Ginevra.

FOTO LUIGI DE FRENZA

 

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