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L’INGANNO FELICE, G. ROSSINI - INAUGURAZIONE DELLE SETTIMANE MUSICALI AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, VENERDI’ 1 GIUGNO 2018

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Apre anche per questo 2018 il Festival Settimane Musicali nel teatro che più rappresenta la città berica con la sua eterna architettura. All’Olimpico la seconda in ordine cronologico delle cinque farse rossiniane scritte per il (defunto) teatro San Moisè di Venezia, continuando il progetto iniziato l’anno scorso con La cambiale di matrimonio e che proseguirà naturalmente per i prossimi tre anni. Meno spensierata rispetto alla precedente, in questo lavoro si dipanano comunque le vicende dei protagonisti tra le solite bugie, fraintendimenti, sotterfugi e via dicendo, ma con un bel lieto fine che suggella appunto la felicità proclamata dal titolo.

Come portare un argomento tanto ricco e rappresentarlo in un teatro così particolare quale l’Olimpico se lo è chiesto certamente anche il regista Alberto Triola, che quindi ha deciso di lasciare carta bianca agli artisti e servirsi il minimo possibile dello spazio a disposizione per ottenere il massimo risultato. Dunque tanto le scene di Giuseppe Cosaro quanto la regia stessa sono molto essenziali, con qualche spunto interessante per la drammaturgia. Figura ormai presente sempre più spesso è l’alter ego della protagonista, interpretata in questo spettacolo dalla ballerina Clelia Fumanelli, peraltro eccellente a nostro avviso, che aiuta a comprendere meglio quello che secondo Triola passa per la testa delle povera e traumatizzata Isabella, respinta dal suo affetto più grande, il duca, e per giunta naufragata miseramente. La buca del suggeritore serve a richiamare la miniera, qualcosa di profondo e sotterraneo, mentre una vasca piena di sabbia dovrebbe far pensare alla poltrona di uno psicoanalista, verosimilmente  Tarabotto, in quanto colui che porta in salvo Isabella. In pratica tutti i ruoli in scena sono in cerca di qualcuno che li liberi o li riporti alla ragione ed alla consapevolezza del proprio essere. Pirandello avrebbe certamente apprezzato.. Il duca diffidente e poi rinsavito ha invece un’anima a guidarlo impersonata da Libero Stelluti. L’idea luminosa dell’acqua che pervade lo spazio scenico come tutto il disegno luci è stato realizzato da Giuliano Almerighi. Chiaramente contemporanei i costumi di Giuseppe Cosaro e Sara Marcucci

Cast piuttosto omogeneo guidato come sempre passo passo assieme all’orchestra dal Maestro al cembalo e direttore Giovanni Battista Rigon. Impegnato tanto a suonare quanto a dirigere, spinge l’orchestra di Padova e del Veneto fino a raggiungere suoni brillanti ed uniformi tra le sezioni, ormai usi ai suoi ritmi incalzanti che donano particolare vitalità a tutto lo spettacolo. Ciò che non si racconta in scena rivive nelle note cesellate dai musicisti che sembrano espandersi ed avvolgere.

Acuta e solare la voce di  Isabella-Eleonora Bellocci che non teme gli spazi teatrali ove la musica spesso prende il sopravvento e spicca per personalità, freschezza e presenza scenica. Partenza un po’ in salita per poi trovare un suo equilibrio per il duca Patrick Kabongo, che dopo qualche problemino sul passaggio di registro in partenza ha mostrato il vero colore della voce cristallina e delicata per tutto lo spettacolo. Positiva la prova di  ​Daniele Caputo come Tarabotto, un po’ stretto come figura da analista in verità, ma dotato di voce compatta e ben salda e consapevole senso della scena.  Interessante la voce di Lorenzo Grante come Ormondo la cui parte viene nobilitata dall’interprete; non sempre convincente ci è parso Sergio Foresti, alias  Batone: la voce ha un bellissimo colore  e sonorità, peccato per certi colpetti sul suono delle note di passaggio e qualche agilità poco fluida. Chiudono la splendida danseuse e coreografa Clelia Fumanelli come detto alter ego di Isabella, il ruolo mimato del minatore Gianluca Bozzale, e l’anima del conte sopraccitata di Libero Stelluti. Entusiasmo per tutti gli interpreti da parte di un pubblico che ama da anni questo Festival e vi partecipa sempre con entusiasmo.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LA   PRODUZIONE

 

Direttore e maestro 

al cembalo ​                            Giovanni Battista Rigon

Regia ​                                     Alberto Triola
Scene                                      Giuseppe Cosaro

Costumi                                 Giuseppe Cosaro e Sara Marcucci

Lighting Designer                 Giuliano Almerighi

Trucco e Parrucco                Studio Vanity 2.0

Aiuto Regia                           Libero Stelluti

Coreografie                           Clelia Fumanelli

maestro di sala                      Silvia Carta

 

GLI   INTERPRETI


Bertrando, duca​ ​                  Patrick Kabongo
Isabella sua moglie​               Eleonora Bellocci
Ormondo, intimo del duca​   Lorenzo Grante
Batone,

confidente d’Ormondo​        Sergio Foresti
Tarabotto,

 capo de’ minatori                ​Daniele Caputo

Alter ego di Isabella             Clelia Fumanelli

Anima di Bertrando             Libero Stelluti

Minatore delle saline            Gianluca Bozzale

Orchestra di Padova e del  Veneto

FOTO ALESSANDRO DALLA POZZA

 

 



 

 

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