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L’ELISIR D’AMORE, G. DONIZETTI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MARTEDI’ 18 FEBBRAIO 2020

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Torna sulle tavole del Teatro La Fenice di Venezia “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti nell’ormai “storico” allestimento di Bepi Morassi che ha avuto il suo debutto nel 2003 e da allora ha visto alternarsi schiere di cantanti e direttori d'orchestra più o meno a loro agio nel lavoro del maestro bergamasco.

Uno spettacolo fatto di pochi elementi scenici (firmati da Gianmaurizio Fercioni che cura anche la preparazione dei costumi), che guidati da una sapiente mano di altissima scuola registica, si inseriscono nella trama del favoloso libretto di Felice Romani, con una leggerezza ed un garbo ormai sempre più rari.

Morassi fa sua la commedia paesana agreste inventata dal Romani,  inserendovi qualche spunto di caricatura, ma pronta a cedere alla commozione spontanea. Siamo, come dice il libretto, “in un villaggio dei Baschi” - ma non lasciamoci disorientare, questa è terra lombarda e infatti i fondini dipinti sono quelli utilizzati per la prima assoluta al Teatro della Canobbiana nel 1832- e tutti i personaggi vengono fatti muovere da Morassi senza la minima concessione ad una libertà interpretativa, ma seguendo specularmente le indicazioni del racconto. Ecco quindi la ricca e capricciosa fittaiola Adina sempre stretta nel suo costumino impettito, il giovane semplice, il contadino Nemorino tontolone, Dulcamara dottore anzi ciarlatano che con la levità irripetibile della creazione di genio, riassume tutte le schiere di ciarlatani dell’opera buffa del Settecento e Ottocento, sorpassandoli per quei risvolti umani che solo Dulcamara, tutto lustro di fuori e poveruomo dentro, possiede.

Belcore è il soldato con cimiero e spada spavalda perennemente in divisa, pronto ad ogni tipo di assalto amoroso o guerresco e Giannetta la furbetta capricciosa e sciantosa. E poi c’è il coro, contraltare partecipe di questa sorta di “cartolina animata” che tra fette di salame, fiaschi di vino, festini danzanti e ricamatrici di tombolo, chiude il cerchio di un allestimento mirabile quanto prezioso.

Il pubblico gradisce e si diverte e il successo è assicurato.

Debuttante nel ruolo troviamo l’Adina di Damiana Mizzi, spigliatissima vocalmente e scenicamente in un ruolo che le calza alla perfezione. Possiede la capacità di essere espressiva e comunicativa senza “sbracare”, mantenendo una linea di canto elegante e appropriata per tutta la durata della recita  Un crescendo in scena assolutamente inarrestabile, quello della Mizzi, con una condotta di stile sempre pertinente al ruolo.

Celso Albelo è un Nemorino da manuale, veterano nel ruolo il tenore canario possiede una straordinaria e prodiga vocalità, così affine a quella di un suo conterraneo, l'indimenticato Alfredo Kraus, che gli permette di sfoggiare splendidi e limpidi acuti, raggiunti con spavalda sicurezza; ma in egual modo delle mezze voci e dei mezzi toni ragguardevoli. Si aggiunga una dizione perfetta, il senso della recitazione, e soprattutto il sapersi giovare d'un notevole gioco di timbri e colori.

Di Marco Filippo Romano - Dulcamara-  non sappiamo più come tesserne le lodi tanta è la bravura del baritono siciliano. Romano si impone con la forza di un'espressione sorvegliata e ricca di sfumature, una vocalità segnata dall'eleganza del fraseggio, dall'ironia sottile, della definizione psicologica ma soprattutto dallo stretto connubio fra attorialità e musicalità.

Non male anche il Belcore di Julian Kim, cantante coreano molto amato alla Fenice, bella voce scura, pulita e scenicamente calato nel suo personaggio che ha reso perfettamente dall’inizio alla fine. Più che corretta la Giannetta di Arianna Donadelli.

Jader Bignamini alla guida dell’orchestra del Teatro La Fenice sceglie una direzione snella, fluida, brillante che sa ben sviscerare tutta la freschezza insita nella partitura, arricchendola di sfumature e colori che la rendono a tratti intensa e vibrante: sempre avveduto l’accompagnamento dei cantanti. Prezioso e corretto il coro del Teatro La Fenice preparato da Claudio Marino Moretti.

Successo vivissimo per tutti da parte di un teatro calato nel pieno dei festeggiamenti del carnevale che ha visto numerosi spettatori in maschera.

Pierluigi Guadagni

PRODUZIONE

Direttore

Jader Bignamini

Regia

Bepi Morassi

Scene e costumi

Gianmaurizio Fercioni

Light designer

Andrea Benetello

Maestro del Coro

Claudio Marino Moretti

INTERPRETI

Maestro del Coro

Claudio Marino Moretti

Adina

Damiana Mizzi

Nemorino

Celso Albelo

Belcore

Julian Kim

Il dottor Dulcamara

Marco Filippo Romano

Giannetta

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Arianna Donadelli

 

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