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L' ANGE DE NISIDA, GAETANO DONIZETTI - TEATRO DONIZETTI DI BERGAMO, SABATO 16 NOVEMBRE 2019

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470 Pagine. Da qui è partita Candida Mantica per ricostruire la partitura di 'Ange de Nisida', opera creduta perduta di Gaetano Donizetti e andata in scena durante il Festival Donizetti Opera 2019.

È il 2008 quando la musicologa italiana vince un dottorato di ricerca alla University of Southampton e inizia a ricomporre le tessere del puzzle. Attraverso lo studio della partitura autografa conservata presso la Bibliothèque National de Paris, la bozza del libretto originale e il manoscritto de La Favorite riesce a trascrivere la bozza di lavoro del libretto, ricostruire l’ordine della partitura ed editare tutte le sezioni non confluite successivamente ne La Favorite. Infine nel 2016, grazie alla commissione di Opera Rara, realizza la partitura completa poi incisa sotto la guida di Sir Mark Edler.

Il destino di Ange è sempre stato travagliato. L’opera è stata composta nel 1839 per il Théâtre de la Reinassance, ma non è mai stata eseguita vista la bancarotta del teatro parigino. Qui, per statuto e in contrapposizione con l’Opéra Garnier, l’Opéra Comique e il Théâtre Italien, era possibile rappresentare solo l’opéra de genre, cioè opere in due atti, in lingua francese e coi recitativi cantati, praticamente il paradiso dei compositori (specialmente quelli italiani) che adattavano la musica e traducevano il testo dei loro capolavori per farli conoscere al pubblico d’oltralpe: così nacquero Lucie de Lammermoor e doveva vedere la luce persino la versione francese del Liebesverbot di Wagner. Su questa scia fu composta Ange de Nisida a partire da passi derivanti da Adelaide - un’opera semiseria del 1834 lasciata incompiuta da Donizetti -, alcune sezioni composte ex novo e un nuovo testo in francese di Alphonse Royer e Gustave Vaëz.

Ange risulta così essere un dramma semiserio in 4 atti con la presenza di elementi comici (necessari per assecondare il gusto della Parigi dell’epoca) che ruotano attorno al personaggio buffo di Don Gaspar, factotum del re Fernand. Questi rischia la scomunica a causa della sua relazione con Sylvia, venerata dagli abitanti dell’isola e chiamata appunto l’Angelo di Nisida. Leone, prigioniero e innamorato della ragazza si offre di sposarla, ma lei crede che tutto sia solo per interesse. Solo quando egli rinuncerà al titolo e alle ricchezze promessogli lei capirà, troppo tardi, la verità. A quel punto il giovane avrà però deciso di farsi prete e i due si ritroveranno solo quando la ragazza sarà ormai morente.

Da quelle 407 pagine è partita anche l’idea registica di Francesco Micheli per la prima rappresentazione in forma scenica dell’opera, avvenuta nel Teatro Donizetti, in fase di restauro.

“Il cantiere del Donizetti” spiega il regista ”è la sala parto di Ange, col palcoscenico collocato sulla platea ancora sgombra e il pubblico, nei palchi e nella tribuna in palcoscenico, tutto intorno a questa fragile creatura, come una famiglia che accoglie trepidante un neonato”.

La platea ricoperta da un telone bianco disseminato di fogli sparsi di libretto e partitura è diventata così l’isola di Nisida per i primi due atti grazie all’installazione scenica ideata da Angelo Sala, aiutato da alcune proiezioni sul pavimento.

Priva di una sinfonia, l’opera è iniziata raccontandoci solamente tramite l’azione recitata l’episodio che ha portato alla cattura di Leone, così come Micheli (in totale accordo con Candida Mantica) ha deciso brillantemente di far mimare i passaggi incompleti della partitura.

Il terzo atto è dominato dai colori e la genialità dei costumi di carta pensati da Margherita Baldoni e indossati dai cantanti e dal coro.

L’atto conclusivo si impone per essenzialità ed efficacia delle scene: un quadrato bianco a simboleggiare l’interno del monastero incorniciato dai resti dei vestiti di carta strappati. Su tutto domina il coro disposto in galleria.

Lo spettacolo si distingue per ricchezza di spunti e inventiva, mantenendo una coerenza e chiarezza espositiva che riescono a coinvolgere completamente il pubblico. Ciò è possibile soprattutto grazie al grande lavoro di regia su un cast giovane di straordinaria omogeneità e qualità.

Lidia Fridman offre una prova in crescendo, riuscendo a mettere in risalto la fragilità e purezza angelica di Sylvia. La voce ha un timbro anfibio di grande fascino, la linea è estremamente pulita e il fraseggio sempre appropriato. A inizio serata alcuni acuti risultano un po’ difficoltosi, ma scaldandosi la voce acquista corpo e incisività.

Konu Kim, vincitore di Operalia nel 2016, è un Leone giovane e appassionante in scena. Riesce da subito a conquistarsi la simpatia del pubblico accentuando le caratteristiche giocose del personaggio che lo fanno assomigliare a una sorta di Nemorino, e che similmente maturerà nel corso dell’opera. La voce è solare e squillante, l’acuto così facile da permettergli messe di voce di grande effetto.

Florian Sempey è un Don Fernand d'Aragon perfetto. Attore convincente, il baritono francese forse pecca un po’ di eccessiva spavalderia dal punto di vista vocale, se si conta che il monarca è più che altro una vittima degli eventi architettati dal Don Gaspar di Roberto Lorenzi. Il basso-baritono riempie totalmente lo spazio grazie a una presenza e una vocalità sicure, che si adattano perfettamente al suo personaggio a metà fra un Figaro e un Dulcamara. Federico Benetti figura efficacemente nel ruolo di Le Moine, prestandogli voce ferma e inesorabile.

Il direttore Jean-Luc Tingaud alla testa della Orchestra Donizetti Opera riesce a cogliere pienamente le due anime semiserie che convivono all’interno della partitura e a fonderle in modo convincente. La sua direzione esalta soprattutto la raffinatezza dei grandi slanci lirici e melodici tipici del compositore bergamasco, garantendo un attento e costante equilibrio fra tutte le sezioni.

Al netto di qualche scollatura, eccellente il coro guidato da Fabio Tartari.

Trionfo, con il pubblico della prima del 16 novembre che ha tributato applausi calorosissimi a tutti i membri della compagnia e vere e proprie ovazioni per i responsabili dell’allestimento.

L’ANGE DE NISIDA
Opera in quattro atti di Alphone Royer e Gustave Vaëz
Musica di Gaetano Donizetti
Edizione a cura di Candida Mantica
Cabaletta inedita a cura di Candida Mantica (realizzazione di Federico Biscione)

PRODUZIONE

Direttore                         Jean-Luc Tingaud
Regia                               Francesco Micheli
Scene                               Angelo Sala
Costumi                          Margherita Baldoni
Lighting design               Alessandro Andreoli
Assistenti alla regia       Davide Gasparro e Erika Natati

INTERPRETI

Don Fernand d'Aragon             Florian Sempey
Don Gaspar                                Roberto Lorenzi
Leone de Casaldi                       Konu Kim
La comtesse Sylvia de Linarès  Lidia Fridman
Le Moine                                    Federico Benetti


Assistenti ai costumi                   Silvia Pasta e Valentina Volpi
Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera
Maestro del Coro Fabio Tartari

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FOTO BY ROTA

 

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