JONAS KAUFMANN, GALA EVENT - ARENA DI VERONA, MARTEDI’ 17 AGOSTO 2021

Finalmente anche Jonas Kaufmann ha potuto fare il suo debutto all’Arena di Verona. Rinviato di un anno causa pandemia, il recital con il quale “Der Tenorissimo” ha ufficialmente legato il suo nome a quello del Festival Areniano, è stato suggellato da standing ovation, groupie scatenate che porgono omaggi floreali e non, sette bis e un assedio post concerto all’ingresso degli artisti come non si vedeva da anni.

Divo assoluto della scena lirica, bello, bravo e simpatico, Kaufmann ha incorniciato un programma che, iniziato con Wagner e proseguito con una serie di classici del panorama d’opera italiano, ha visto una coda interminabile di bis che hanno alimentato la temperatura all’interno dell’anfiteatro fino al trionfo finale: continue chiamate, ovazioni, boati e lanci di fiori.

Oltre a quello della sua voce, (finalmente non amplificata in Arena) Kaufmann ha compiuto il miracolo di aver riportato per la seconda volta nel giro di due anni la musica di Wagner a Verona, poiché tutta la prima parte del concerto è stata dedicata al musicista di Lipsia: dal preludio del terzo atto di Lohengrin per proseguire con buona parte del primo atto di Walkiria, (col preludio iniziale, per poi riprendere dall’arioso "Ein Schwert verhiess mir der Vater”) fino a conclusione dell’atto.

E Martina Serafin non poteva essere più degna compagna di questo recital, poiché oltre ad essere superba artista e finissima fraseggiatrice, (il suo “Der Maenner Sippe” è stato oltre ogni aspettativa) è una delle poche artiste del suo rango a potersi permettere di affrontare con sicurezza linguistica e interpretativa entrambi i repertori, tedesco ed italiano, previsti nel programma.

Del Siegmund di Kaufmann non sapremo cosa altro aggiungere se non che al netto di qualche pasticcio (l’attacco di “Wer schleicht daher?” anticipato) dovuto all’emozione e ad una leggera oscillazione del vibrato, è e rimane una delle interpretazioni migliori del ruolo da 20 anni a questa parte. La sua pura bellezza timbrica ha illuminato l'intera esecuzione con un controllo del respiro eccezionale. Il modo in cui ha saputo modellare e colorare ogni frase ha perfettamente reso l’idea di cosa sia il suono per Kaufmann:  un mezzo e non un fine, che parte dalle sue idee interpretative e poi ne forgia le sonorità per realizzarle.

Il direttore Jochen Rieder è riuscito nel prodigio di far suonare Wagner all’Orchestra della Fondazione Arena, cercando nei limiti del possibile di andare oltre ad una mera lettura dello spartito, riuscendo persino in alcuni passi a trovare un minimo di interpretazione tra i leggii dei professori d’orchestra.

E infatti nella seconda parte, l’esecuzione della sinfonia da “La Forza del Destino” e l’intermezzo da “Manon Lescaut” ha visto un notevole miglioramento nella qualità esecutiva, risaltata dalle interpretazioni del primo clarinetto (ne “La vita è inferno all’infelice”) e del primo violoncello ( ne “la mamma morta”).

Per Kaufmann la seconda parte ha segnato l’esecuzione di una memorabile “La vita è inferno all’infelice” tutta giocata al solito tra mezze voci sussurrate e squilli bronzei e un “Improvviso” da Andrea Chenier calibrato sulla esuberanza giovanile del poeta francese il cui canto, scolpito in una dizione precisa e tesa, era pure capace di morbidissimi affondi sensuali. Come pure lo splendido duetto finale della stessa opera in cui  Kaufmann, assieme alla Serafin, ha saputo piegare le proprie caratteristiche fisiologiche a fini espressivi, riuscendo nell’intento di essere artista a tutto tondo, complice anche un linguaggio gestuale asciutto ma sempre efficace, nel segno di un teatro musicale che è anzitutto emozione.

Martina Serafin ha saputo ancora una volta dimostrare quanto non sia importante solo la bellezza del timbro per dimostrare le capacità di una cantante, ma soprattutto la sapienza nel porgere il canto e come porlo. Poco importa se gli acuti risultino a volte un poco tirati e non perfettamente puliti.

In “Nel dì della vittoria” da Macbeth ha saputo piegarsi al dettato verdiano con potenza, grande efficacia di fraseggio, sicurezza tecnica. Doti che le permettono di delineare con estrema incisività il personaggio di Lady Macbeth, in tutte le sue sfaccettature. Ma anche nei successivi “La mamma morta” e nel duetto finale di Andrea Chenier ha saputo conquistarsi anch'essa il generoso consenso del pubblico.

Terminato il programma ufficiale, è iniziata la carovana dei bis, anzi il concerto bis, tutti richiesti a furor di popolo e tutti eseguiti con la consueta generosità del “Tenorissimo” e la puntualissima professionalità di Martina Serafin.

Nell’ordine: “Nessun dorma”, “E lucevan le stelle” di Puccini, “Mattinata” di Leoncavallo, “La rondine al nido” di De Crescenzo, “Ombra di nube” di Recife e poi ancora Martina Serafin splendidissima in “Meine lippen”  di Lehar, e in coppia con Kaufmann “Tace il labbro” di Lehar. Per fortuna ci sono stati risparmiati “O sole mio” e il brindisi di Traviata.

Una girandola di emozioni che ha travolto i 6000 spettatori dell’anfiteatro veronese stipati persino nella buca dell’orchestra dove sono state aggiunte un centinaio di poltrone extra, che speriamo si possano rivivere negli anni a venire.

Pierluigi Guadagni

FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA