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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, SABATO 29 GIUGNO 2019

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Con un altro tutto esaurito la Fondazione Arena di Verona mette a segno ancora una serata vincente dal punto di vista di pubblico ed attenzione mediatica, grazie alla ripresa di uno degli spettacoli più riusciti ed apprezzati di Franco Zeffirelli, il magnifico e ben collaudato Trovatore di Giuseppe Verdi, e chiamando una delle stelle attualmente più importanti del panorama lirico mondiale, la diva Anna Netrebko per il ruolo di Leonora. Neanche a dirlo l’accoppiata Netrebko/Zeffirelli ha sbancato il botteghino ed a conclusione della recita una foto ricordo del Maestro appena scomparso ha in un certo senso ‘salutato’ il pubblico dagli schermi dei sovratitoli.

Lo spettacolo è magnifico non solo perché imponente e pieno di sorprese, ma perché a ciò si unisce l’aspetto funzionale: ogni elemento della scenografia ha un senso lì ove si trova ed ogni movimento è volto ad uno scopo preciso nella narrazione. L’atmosfera è pregna di mistero e potenza con le imponenti armature, le lance  o gli alti torrioni che popolano il palco; ogni elemento è pronto a cambiare e tramutare il palco in fortezza o campo di battaglia, in una tenda gitana oppure in una luminosa chiesa. Non mancano cavalli e masse umane ad affollare il palco, che sono un po’ i caratteri distintivi di questi spettacoli areniani che contribuiscono a rendere più ricca e movimentata l’azione. Non ricordiamo una recita in cui allo svelamento della cappella dorata il pubblico non abbia applaudito di stupore, e le fondamentali luci sottolineano tanto l’oscurità di taluni attimi, quanto il fuoco della passione in tal altri. Come sempre per le regie di grande intelligenza anche i costumi, in questo caso di  Raimonda Gaetani, sono in linea con l’allestimento e completano l’immagine generale dell’epoca. Le vivaci coreografie dei gitani erano a cura di  El Camborio e sono riprese da Lucia Real. Non mancano duelli d’armi curati dal maestro Renzo Musumeci Greco.

La coppia protagonista si sa bene è coppia anche nella vita, dunque l’affiatamento è reale e la resa in scena di forte impatto. Manrico è un generosissimo e forse un po’ emozionato all’inizio  Yusif Eyvazov. Per lui l’Arena non è una novità e la sua voce è ormai rodata per le ampiezze dell’anfiteatro. I fiati sono a posto, la tenuta per tutto lo spettacolo è lodevole, considerando quanto la regia lo vede attivo e dinamico, il suo timbro ha quel che di leggermente aspro che il tenore riesce comunque a limare ammorbidendo l’emissione e cantando con un fraseggio chiaro ed espressivo. Per accontentare il pubblico arriva anche il ‘do’ in ‘Di quella Pira’.

Nella Leonora di Anna Netrebko c’è tutto: una donna dolce e casta ma anche una combattente che difenderebbe il suo amato a qualsiasi costo. Ed è altresì poliedrica la voce del soprano. Potrebbe saltare la corda o fare jogging mentre sfodera un acuto o un filato sottilissimo, e ne da' una dimostrazione nella fuga a cavallo durante la quale non interrompe il suo canto. Ha mille e una voce la Netrebko: una dolce e sinuosa che ammalierebbe le stelle (il suo ‘D’amor sull' ali rosee’ è stato applaudito a più riprese), oppure cupa ed inquietante come nella successiva aria sul Miserere.

Scatenato anche il Conte di Luna di Luca Salsi. Il suo è un personaggio nervoso, imprevedibile, scaltro e tremendo, tanto nell’agire quanto nel cantare: freme ed adopera le armi tecniche in possesso per avvincere e catalizzare l’azione su di sé. Dolora Zajick ha dato vita ad una Azucena coraggiosa: a sessantasette anni suonati ancora sfodera energia e grinta per la vecchia zingara sì vendicativa ma disperata suicida nel finale. Certo la voce presenta un vibrato un po’ largo e salendo tende ad assottigliarsi con un passaggio di registro ben udibile. Ma ancora nel grave ha carattere e rotondità che dimostrano una pertinenza al carattere del personaggio. Molto bene gli altri interpreti, a cominciare dal Ferrando di Riccardo Fassi dal timbro davvero interessante, l’ottima Ines di Elisabetta Zizzo, e le garanzie evergreen di Carlo Bosi, Dario Giorgelè ed  Antonello Ceron nelle vesti di Ruiz, un vecchio zingaro ed un messo.

Il Maestro Pier Giorgio Morandi ha diretto l’orchestra areniana con duplice intento. Bellissimi i colori e perfette le dinamiche a sottolineare ogni inflessione o espressione degli interpreti. Nei tempi invece abbiamo notato un pizzico di dilatazione soprattutto prima della pausa, forse anche per dare un po’ di respiro agli interpreti dato il gran caldo e i costumi pesanti, o per fare assaporare certi momenti pregnanti con maggior agio, con la capacità di creare in più passaggi quasi un ‘silenzio sonoro’ di forte emotività, cosa non semplice con una orchestra così grande. L’ottimo coro è diretto come sempre da Vito Lombardi.

Trionfo da parte di un pubblico felice e festoso, con ovazioni per i  protagonisti principali commossi ed anche generosi consensi per il resto della compagnia, il Direttore e tutti i responsabili della produzione.

Maria Teresa Giovagnoli

LA   PRODUZIONE

Direttore                    Pier Giorgio Morandi

Regia e scene             Franco Zeffirelli

Costumi                     Raimonda Gaetani

Coreografia               El Camborio ripresa da Lucia Real

Maestro d’armi         Renzo Musumeci Greco

GLI   INTERPRETI

Il Conte di Luna       Luca Salsi

Leonora                      Anna Netrebko

 Azucena                    Dolora Zajick

Manrico                     Yusif Eyvazov

Ferrando                    Riccardo Fassi

 Ines                            Elisabetta Zizzo

Ruìz                           Carlo Bosi

Un vecchio zingaro   Dario Giorgelè

 Un messo                  Antonello Ceron

ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL'ARENA DI VERONA

Maestro del Coro Vito Lombardi,  Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino,  Direttore allestimenti scenici Michele Olcese 

 

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