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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2019, FILARMONICA DELLA SCALA, Myung-Whun Chung direttore, Alexander Romanovsky pianoforte - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI' 20 SETTEMBRE 2019

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Ancora uno straordinario appuntamento al Settembre dell'Accademia di Verona dove grazie alla asettica trama sonora della direzione di Myung Wung Chung, all'atletico virtuosismo di Alexander Romanovsky e alla perfezione esecutiva dell' Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, la Russia di Rachmaninov e di Tchajkovskij infiammano il pubblico del Teatro Filarmonico.

Il famigerato “Rach 3”, concerto tra i più temuti e conosciuti dell'intero repertorio musicale per pianoforte e orchestra, è risaputo essere un autentico banco di prova per quei pianisti che  desiderano dare sfoggio di una tecnica virtuosistica solidissima. E Alexander Romanovsky di tecnica solidissima ne possiede in quantità industriali, poiché per tutta la durata dei 45 minuti del concerto, il pianista ucraino non si risparmia, alternando una muscolosa veemenza ad una agilità di tocco evanescente, di grazia, soprattutto nel secondo movimento, autentica cornice di una scrittura tanto infuocata quanto platealmente circense nel senso più stupefacente del termine.

Romanovsky scala quella colossale montagna di suoni che è questo concerto con la sicurezza di un alpinista sul Nanga Parbat senza bombole di ossigeno, attraversando tutti gli insidiosissimi crepacci e i burroni che gli si aprono davanti, con la sicurezza di un Messner degli anni migliori.

Chung d' altro canto, gli prepara un'orchestra che ben lontana da quelle sonorità corpulente alle quali la scrittura di Rachmaninov invita, fa risaltare invero tutta la caleidoscopica moltitudine di colori, senza per questo perdere di vista la drammaticità compositiva di un brano che rimane ben ancorato alla tradizione tardoromantica.  Il dialogo orchestra\pianoforte è quindi intessuto in un leggerissimo sussurro a lobo d'orecchio, vaporoso quanto serve a non perdere di vista le esigenze del solista e soprattutto senza mai prevaricare un virtuosismo sonoro tanto espressivo quanto viscerale di un pianoforte perennemente sovreccitato.

E completamente stregato dal tocco di Romanovsky e dal gesto asciutto ma fortemente evocativo di Chung, il pubblico esplode in un boato di approvazione all'ultimo accordo finale, costringendo il pianista a ben due bis di congedo.

Con la sinfonia numero 6, Tchajkovskij si congeda da questo mondo, componendo un lavoro dall'altissimo valore simbolico che lo colse in uno dei momenti più vuoti della sua vita artistica. Inizialmente turbato dal non riuscire a terminare questo lavoro, angosciato da una vena artistica a suo dire, prosciugata, Tchajkovskij consegna a guisa di testamento musicale uno dei suoi lavori più intimi e sofferti.

Myung Wung Chung legge e trasfigura in un senso di tragedia ed insieme di politezza quasi neoclassica, la inestricabile cifra stilistica di questo ultimo lavoro di Tchaikovskij con la consueta elaborazione sulla qualità degli impasti sonori che caratterizzano da sempre le sue concertazioni.

Il maestro coreano, che quest'anno festeggia con la Filarmonica della Scala i trent'anni di collaborazione e il centesimo concerto, da' dell'ultimo capolavoro di Tchajkovskij una lettura vibrante, mobilissima, lontana mille miglia dai misticismi e dai languori di certa tradizione, ma versata piuttosto ad una analisi vivisettoria della partitura, restituita da un'orchestra in forma smagliante in ogni sezione. La musica della “Sesta” per Chung è narrazione intima, abbandono all'emozione, quella emozione che si dimostra travolgente ed irrefrenabile soprattutto nell' ultimo movimento dove si esaltano ripieghi di sofferta intensità.

E' una esecuzione che l'alta maestria dei professori della Filarmonica, sviluppa in un legato morbidissimo, in un colore cupo, denso e impenetrabile, riflesso in quella tensione emotiva che dell'ultima composizione di Tchajkovskij ha i colori di un addio. Sugli scudi la sezione dei legni e in particolar modo il primo clarinetto Fabrizio Meloni per pulizia esecutiva e aderenza totale al linguaggio del compositore russo.

L'eccezionalità espressiva dell'esecuzione, ha catturato a tal punto il pubblico presente in sala che irrompe in un applauso liberatorio solamente al gesto finale del direttore coreano, rimasto in evanescente attesa della scomparsa dell' ultima nota per almeno 30 secondi, una meravigliosa eternità.

Pierluigi Guadagni

IL PROGRAMMA

 

FILARMONICA DELLA SCALA

Myung-Whun Chung direttore

Alexander Romanovsky pianoforte

Sergej Rachmaninov Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore Op. 30

Pëtr Il’ič Čajkovskij Sinfonia n. 6 in si minore Op. 74 “Patetica"

FOTO STUDIO BRENZONI

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