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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2018, FILARMONICA DELLA SCALA, Myung-WHUN CHUNG DIRETTORE - TEATRO FILARMONICO DI VERONA  17.09.2018

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Prosegue a ritmo serrato il programma del Settembre dell'Accademia 2018.

Lunedi 17 Settembre è stata la volta dell'Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Myung Wung Chung in un programma tutto Beethoven che ha visto l'esecuzione delle sinfonie n.6 e n.7 del compositore.

Dirigere Beethoven nel 21° secolo deve essere qualcosa di particolarmente difficile, soprattutto se si cerca di discostarsi dalla quelle chiavi interpretative che i fardelli pesantissimi di direttori del passato hanno lasciato nell' inconscio di musicisti e uditori contemporanei cresciuti a pane e dischi di Furtwaengler o Karajan. Provare a smarcarsi dalle linee interpretative di un Klemperer o di un Toscanini è cosa rischiosissima assai soprattutto se l'idea interpretativa non coincide con le aspettative del pubblico, e poco importa se il risultato è interessante o addirittura stupefacente, si rischia sempre di passare per dei sovversivi.

Chung non è certo un sovversivo, ma un grandissimo musicista (ottimo pianista) che sa il fatto suo.

Raccogliendo il materiale sonoro per la Pastorale, Beethoven doveva avere ben presente il pericolo di poter ridurre la musica ad una semplice illustrazione pittorica, evitando di dare alle note un preciso significato strumentale e dando corpo ad una composizione sinfonica che non è un descrivere la natura, ma un rivivere ed esprimere il suo mistero per mezzo della musica.

Chung, attraverso gli strumentisti dell'Orchestra Filarmonica della Scala, fa suo e rielabora alla perfezione questo messaggio, cercando una purezza di suono totale ed una coesione strumentale integerrima preferendo tempi  meditativi e di stupefacente bellezza timbrica a monumentali e svelte masse sonore.

Ecco quindi che il primo movimento viene elaborato dal Direttore con perizia ma senza mai interrompere il suo semplice fluire, cercando quanto più possibile di avvicinarsi alla sensazione del calmo respiro della natura, come pure il secondo movimento dove gli archi, sempre legatissimi, scorrono in mezzo a spunti tematici che lievemente si innalzano quasi con stupore. Chung guarda dentro la partitura di Beethoven alla ricerca di un contatto fatto più di testa che di sensi, dove la calma distesa e il senso della staticità della natura la fanno da padrona in senso assoluto, alla ricerca di un colore timbrico univoco supportato da un gesto minimo, essenziale, fatto più di sguardi che di segni.

Se con la sesta sinfonia Chung può avere un attimo disorientato il pubblico abituato ad esecuzioni più enfatiche, con la settima ci ha regalato una interpretazione da manuale.

La Settima può essere considerata una strepitosa avventura presupposto della Nona e di tutto il sinfonismo romantico. Tutto nasce e procede come una grandiosa amplificazione di un elemento ritmico, una specie di Marcia cadenzata formata da un unico arco dinamico.

Chung, sempre con il suo gesto asciutto ed essenziale, ci accompagna per mano in questa lunga festa danzante con fare rigoroso e gentile, esaltando con grande abilità i brillanti colori che la Filarmonica della Scala è capace di produrre, mantenendo intatto il gusto per la rigorosa alternanza dei dialoghi delle parti.

Chung cerca e ottiene dall'orchestra un impeto esecutivo che sa trasmutare amorevolmente l'energia impulsiva di cui questa partitura è pregna, in un flusso regolare di tenero affetto, e poco importa se qualche sezione non entra precisissima o sbava di qualche millisecondo (come mi è stato fatto notare da qualche amico dall'orecchio sopraffino), l'esecuzione di questa sera può essere ricordata con stupefacente ammirazione.

Al termine della tempesta di applausi che ha accolto gli strumentisti ed il Direttore al termine dell'esecuzione, l'Orchestra si è congedata dal pubblico con una infuocata esecuzione del galop finale della sinfonia del Guillaume Tell di Gioacchino Rossini.

Pierluigi Guadagni

 

IL PROGRAMMA

 

Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92
Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 6 in fa maggiore Op. 68

FOTO © Brenzoni

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