IL SEGRETO DI SUSANNA, WOLF-FERRARI / SUOR ANGELICA, PUCCINI - INAUGURAZIONE STAGIONE LIRICA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA AL TEATRO FILARMONICO, DOMENICA 30 GENNAIO 2022

 

Siamo abituati a vedere accostata Suor Angelica alle più svariate opere quando non si porta in scena l’intero trittico di Puccini, e per drammaticità di contenuti si tende a precederla con qualcosa di più leggero che predisponga positivamente l’audience, perché immediatamente dopo si viene catapultati nella profondità di sentimenti che la sventurata protagonista prova. Così la Fondazione Arena di Verona inaugura la stagione al Filarmonico con un dittico che vede contrapposto al famosissimo capolavoro pucciniano un raro intermezzo composto da Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Enrico Golisciani che a dir la verità siamo stati ben lieti di ascoltare e vedere in scena: Il segreto di Susanna.

Questa delizia datata 1909 e coeva nell’ambientazione, il cui libretto italiano fu tradotto in tedesco per la prima rappresentazione a Monaco, conserva il magnifico gusto nostrano delle brillanti commedie di equivoci, con personaggi caratteristici ed il lieto fine che accontenta tutti. La Fondazione Arena ha avuto la fortuna di poter lavorare con chi forse meglio di chiunque può attualmente entrare nella testa del compositore per cogliere le sottigliezze della composizione e tradurle in regia: Federica Zagatti Wolf-Ferrari, che torna al Filarmonico dopo il successo a fine stagione lirica del 2021. Avendo a disposizione materiale autografo dell’autore da cui discende e documentandosi con attenzione, la regista ha portato in scena in modo elegante e raffinato ciò che poteva passare per la testa di una donna di inizio secolo scorso, costretta in casa per la maggior parte del tempo, un po’ per convenzioni sociali e un po’ per volontà del marito possessivo e geloso, che vede nel gesto di fumare una bella sigaretta qualcosa di assolutamente meraviglioso e quasi un viaggio verso l’emancipazione femminile in anticipo. La nostra protagonista Susanna assapora l’oggetto, che tutti sanno quanto nuoce alla salute, come mangiasse un cioccolatino di finissima qualità, si ritaglia quel momento di trasgressione dai divieti coniugali gustandolo ancor più che se tradisse il marito con qualcun altro. L’atmosfera resa fisicamente da Serena Rocco con le luci di  Andrea Tocchio è adorabile, con elementi rosa nei dettagli più disparati e le tonalità rosate del fumo proiettato intorno alla stanza come a sottolinearne la pregnanza femminile; il tutto avvolto da mobilia delicata, ordinatissima come si conviene alla famiglia impeccabile creata dal fiero Conte Gil. Colpisce il contrasto con la musica nei momenti forse più buffi del racconto, che si fa concitata e incredibilmente drammatica come ci trovassimo di fronte ad un Otello impazzito, mentre sul palco il conte si rende ridicolo nella ricerca ossessiva di un famigerato amante spiando la moglie inconsapevole e adorante del suo ‘vizietto’. Una musica veramente leggiadra che si ascolta con una facilità per nulla banale e che con intelligenza si adatta anche in contrasto come detto, ad ogni avvenimento in scena. Fantastici sono Vittorio Prato e Lavinia Bini, non solo vocalmente (qualche piccolo problema di volume lo attribuiamo alla posizione dell’orchestra posta praticamente addosso alla platea), ma anche perfetti nei rispettivi ruoli, in compagnia del simpatico Sante di Roberto Moro che da mimo è riuscito comunque a far divertire e ben comprendere la complicità con la padrone nel nascondere il vizio al Conte. Davvero uno spettacolo apprezzabile. 

Ovviamente con Suor Angelica il contrasto è quasi scioccante: la tragedia di questa donna incredibilmente sfortunata riporta noi tutti tristemente a ben altri divieti imposti da società del passato che oggi fanno rabbrividire, o di Paesi che ancora conservano delle donne un’immagine completamente castrata e umiliante. Nell’ambientazione fredda e cupa realizzata anche qui da Serena Rocco con le luci di Andrea Tocchio, è la regista Giorgia Guerra che pone massima centralità alle due protagoniste Angelica e Zia Principessa, viste, nelle sue intenzioni, non semplicemente come peccatrice e punitrice, ma come due parenti cui le imposizioni sociali legate al casato di appartenenza non hanno lasciato molta scelta. La regista immagina infatti che per la severa zia non sia stato facile mandare in convento una nipote, cresciuta come figlia alla morte dei genitori, perché rimasta incinta prima del matrimonio. Il libretto di Forzano lascia forse poco alla pietà, ma con le movenze appropriate ed un raccoglimento profondamente intimo, ci viene proposto un lato più umano della zia solitamente insensibile ed austera. Intenso il turbamento della protagonista, quando nell' impeto di disperazione per il gesto suicida fa perfino cadere la statua della Vergine. Ma il miracolo si compie anche questa volta ed il sipario si chiude come sempre lasciandoci senza parole.

Chiamata a sostituire all’ultimo momento l’indisposta Donata D’Annunzio Lombardi è stata encomiabile la prova di Chiara Isotton, Suor Angelica intensa che ha saputo donare al personaggio consistenza e drammaticità sia scenica che vocale, considerando anche l’improvvisa chiamata sul palco. La zia Principessa di Graziella DeBattista ha sicuramente una presenza scenica intensa ma ci è sembrata talvolta meno convincente della sua controparte dal punto di vista vocale, anche se ribadiamo la nostra difficoltà di ascolto dovuta alla posizione attuale dell’orchestra. Generalmente delicate e partecipi le artiste del coro coinvolte nei ruoli de La Badessa, Tiziana Realdini, Suora zelatrice, Alessandra Andreetti, Suor Osmina, Sonia Bianchetti, le due Suore cercatrici Manuela Schenale e Grazia Montanari, le due converse Emanuela Simonetto e Mirca Molinari. Completano il cast la Maestra delle novizie di Alice Marini, Suor Genovieffa, ossia Rosanna Lo Greco, Suor Dolcina,  Jessica Zizioli, la Suora infermiera di Elisa Fortunati e una novizia, Cecilia Rizzetto, altrettanto attente e coinvolte emotivamente. 

Gianna Fratta dimostra una facilità incredibile nell’interpretare tanto la partitura di Wolf-Ferrari, raramente eseguita, quanto quella conosciutissima di Puccini. In entrambe le esecuzioni mostra una particolare attenzione ai dettagli, si fa complice dei cantanti seguendoli passo passo, dona fluidità al suono aiutandosi con gesto morbido ed avvolgente: l’orchestra risponde con scioltezza e disinvoltura, gli avvenimenti in scena trovano una naturale spiegazione nel narrato, pur con i suddetti contrasti voluti da Wolf-Ferrari, straziando invece il cuore con la partitura di Puccini. 

Pubblico molto contento e plaudente al termine per entrambe le rappresentazioni.

 

Maria Teresa Giovagnoli

 

IL SEGRETO DI SUSANNA 

PRODUZIONE E INTERPRETI 

Direttore         Gianna Fratta

Regia   Federica Zagatti Wolf-Ferrari

Scene Serena Rocco 

Costumi Fondazione Teatro Regio di Parma Lorena Marin 

Luci Andrea Tocchio

 

Conte Gil        Vittorio Prato

Contessa Susanna       Lavinia Bini

Sante   Roberto Moro


SUOR ANGELICA

PRODUZIONE E INTERPRETI

Direttore Gianna Fratta

Regia Giorgia Guerra 

Scene Serena Rocco  

Costumi Fondazione Teatro Regio di Parma Lorena Marin 

Luci Andrea Tocchio


Suor Angelica Chiara Isotton

La zia Principessa Graziella DeBattista

La Badessa Tiziana Realdini*

La Suora zelatrice Alessandra Andreetti*

La Maestra delle novizie Alice Marini

Suor Genovieffa Rosanna Lo Greco

Suor Osmina Sonia Bianchetti*

Suor Dolcina Jessica Zizioli

La Suora infermiera Elisa Fortunati

Due Suore cercatrici Manuela Schenale*, Grazia Montanari*

Due converse Emanuela Simonetto*, Mirca Molinari*

Una novizia Cecilia Rizzetto 

           

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA

* artiste del Coro della Fondazione Arena di Verona    Maestro del Coro Ulisse Trabacchin 

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

FOTO ENNEVI-FONDAZIONE ARENA DI VERONA