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IL RECITAL DI FERRUCCIO FURLANETTO CHIUDE CON ELEGANZA IL FESTIVAL VICENZA IN LIRICA AL TEATRO OLIMPICO – DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019

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Non ci sono parole sufficienti a definire un Artista come Ferruccio Furlanetto e la sua carriera che da quarantacinque anni si sviluppa non solo in tutto il Mondo, ma spazia anche tra repertori vasti e con difficoltà totalmente diverse, sì da incorniciarne una vita davvero ‘inimitabile’. Il nostro Paese è capace di sfornare talenti dalle carriere pluridecennali, e così è stato ed è ancora per il celebre basso italiano, i cui compagni di viaggio sono stati personaggi come Pavarotti, Domingo, Nucci, Bruson, Carreras, per citarne solo alcuni. A settanta anni suonati onora la città di Vicenza ed il suo Festival con un recital affatto banale o auto celebrativo, grazie ad un programma studiato al dettaglio ed eseguito senza alcuna esitazione, salvo soffrire giustamente le temperature interne all’Olimpico che hanno provato in generale un po’ tutti i presenti. Diviso esattamente in due tranche, il concerto è stato caratterizzato da una prima e selezionatissima parte liederistica, mentre la seconda ha accontentato, ma comunque sempre in maniera ricercata, gli amanti del melodramma.

Con una dizione chiara che spazia dal tedesco al russo, il basso friulano ha scelto Brahms per aprire il concerto, nonché Mussorgsky e Rachmaninov. I quattro canti sacri, op. 121, (i testi sono l’Ecclesiaste III.19-22, l’Ecclesiaste IV.1-3, l’Ecclesiastico XLI.1-2, ed i Corinzi XIII). sono testi di approfondita riflessione sull’uomo, sul destino del suo spirito, sul perché della vita in generale e quale sia il suo scopo. Sono domande schiettamente filosofiche e dal taglio assai pessimistico sulla sorte dell’uomo, non visto nello specifico come essere superiore all’ animale, poiché purtroppo il traguardo finale è lo stesso per entrambi. In questi canti è chiara la percezione delle ingiustizie umane, di come sia addirittura da invidiare la condizione di chi non è più tra noi perché non ha da soffrire oltre.  Si arriva addirittura ad inneggiare alla morte come liberatrice per molti, ma certo limitatrice per chi vive invece ‘senza affanni’. Alla fine del percorso è evidente l’esaltazione delle virtù teologali, fede, speranza e carità, che muovono lo spirito del narrante. Qui Furlanetto è in grado di trasmettere un senso di profonda empatia con chi ascolta. Al di là del proprio credo o convinzione di vita, il suo modo di entrare in contatto col testo è trasmesso con una tale potenza espressiva che non si riesce a restare impassibili; anche chi non conosce la lingua carpisce lo spirito in essa latente. Il testo è studiato, interiorizzato al punto di soffrire quasi nel declamarlo. La voce è ancora bella, rotonda e sonora. Pur ripetiamo con le difficoltà dovute ad una serata calda per il mese di settembre, il fiato spinge ancora le note con sicurezza notevole e stabilità.

Con i ‘Canti e danze della morte’ di Mussorgsky prosegue il racconto nei più intimi timori dell’uomo. Il basso è chiamato ancora una volta a mettere anima e cuore a nudo con testi, se pur in lingua russa e quindi poco fruibili immediatamente, talmente suggestivi, che anche chi non avesse chiaro immediatamente il significato ha potuto godere della musica, dello stile interpretativo, ed anche qui della straordinaria immersione nel contenuto. Nelle liriche che furono scritte a fine Ottocento dal principe Golenistchev-Kutusoff è ancora protagonista la morte nelle sue varie sfaccettature: da inesorabile ladra di bimbi in fasce a destino infame della giovane ammalata; da tremendo uragano che spazza via interi paesaggi, per poi comunque lasciare spazio alla vita ed alla bella stagione, ad inesorabile ‘livella’ in guerra che non risparmia nessuno. Anche in questo caso Ferruccio Furlanetto svolge un ruolo quasi catartico con la sua voce: man mano che i canti si susseguono, la sua interpretazione diventa sempre più accurata, più sofferta potremmo dire, ma sempre equilibrata e consapevole.

Come alla fine di un processo emotivo che passa tra i tre compositori, gli ultimi pezzi della prima parte sono opera di un Rachmaninov intenso, generoso e pieno di vita. ‘In the silent of the night’ e ‘Spring waters’, eseguiti in lingua russa, sono canti ricchi di passione, inneggianti questa volta alla vita, alla natura per la sua bellezza, al risveglio dei sensi, ricchi di lirismo e slanci entusiastici, che Furlanetto coglie aprendo il suo timbro fin sulla parte più chiara, che si arricchisce di colore e vitalità.

Seconda parte tutta volta all’opera lirica ed alle arie che caratterizzano alcune delle più famose opere di Mozart e di Bellini, di Puccini e di Verdi, di Massenet. Che si tratti di ruoli austeri o più schiettamente leggeri, lo spirito con cui affronta ciò che canta è sempre volto alla estrema visualizzazione del contenuto grazie al fraseggio morbido e chiaro. Tanto ci sembra di avere davanti il superbo Sarastro del Flauto magico per mimica e postura, tanto ci pare esser presenti ad ogni singolo appuntamento di Don Giovanni, per quanto è minuzioso ed estremamente chiaro il ‘catalogo’ enunciato dal suo Leporello. Furlanetto non ha ovviamente il guizzo del ventenne, ma con gli anni ha guadagnato un aplomb, uno stile, che pur nella sua pacatezza riesce a rendere al meglio questi personaggi senza fare assolutamente nulla di stravagante: è il testo che parla, la sua voce, il suo essere sul palco. Tra le tante arie offerte al pubblico, ci piace sottolineare la forza di ‘Morte di don Quichotte’, un autentico commiato in bellezza al suo pubblico. Non poteva mancare come bis ‘Ella giammai m’amò’, dal Don Carlo di Giuseppe Verdi, che vede in Filippo II uno dei suoi ruoli più acclamati. Ad accompagnarlo al piano una meravigliosa Natalia Sidorenko, veramente attenta ad ogni fiato, respiro ed attacco del basso, con un accompagnamento davvero coinvolto e preciso, un tocco morbidissimo sul piano anche nei momenti più concitati, ed una grande sensibilità verso le diverse partiture.

Standing ovation con applausi convinti da parte di un pubblico davvero ammirato. Il basso ha ricevuto anche il Premio alla Carriera Vicenza in Lirica 2019 dall'assessore alla Cultura del Comune di Vicenza, Simona Siotto.

Maria Teresa Giovagnoli

 

PROGRAMMA DEL CONCERTO

 

Johannes Brahms (1833-1897)

Vier Ernste Gesänge (Quattro canti sacri), op. 121

Denn es gehet dem Menschen

(Poiché uomini e bestie hanno identica sorte)

Ich wandte mich und sahe an alle (Io mi volsi a considerare)

O Tod, o Tod, wie bitter bist du (O morte, quanto sei amara)

Wenn ich mit Menschen- und mit Engelszungen redete

(Se anche parlassi le lingue degli uomini).

 

Modest Mussorgsky (1839-1881)

Песни и пляски смерти (Canti e Danze della morte)

Ninna nanna

Serenata

Trepak

Il condottiero

 

Sergej Rachmaninov (1873-1943)

молчаньи ночи тайной (In the silent of the night) Opus 4 #3

Весенние воды (Spring Waters) Opus 14 #11.

***********************

Giacomo Puccini (1858-1924)

La Boheme, Vecchia zimarra

 

Vincenzo Bellini (1801 – 1835)

La sonnambula , Vi ravviso oh lughi ameni

 

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Il Flauto Magico, In diesen Heilgen hallen

Le nozze di Figaro, Non più andrai,  

Le nozze di Figaro, Aprite un po’ quegli occhi

Don Giovanni,  Madamina il catalogo questo

 

Giuseppe Verdi (1813-1901)

Nabucco,  Vieni oh Levita

 

Jules Massenet (1842-1912)

Don Quichotte, Morte di don Quichotte

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